Piccole storie dal Medioevo | Donne che allattano

Il tipo iconografico della «Madonna del latte» attraversò i secoli del Medioevo e, per quanto rinnegato dopo il Concilio di Trento, perseverò nella devozione popolare

«San Nicola rifiuta il latte materno» (XI secolo), Novalesa, Sant’Eldrado
Virtus Zallot |

«Piccole storie dal Medioevo» è un ciclo di brevi saggi dedicati a temi di un Medioevo «minore» indagato attraverso fonti agiografiche, letterarie e iconografiche. Ne emerge un mondo in cui realtà e immaginario, sacro e profano, consueto e straordinario, dramma e leggerezza si integrano non senza ironia e con ingenuità solo apparente, a veicolare contenuti e insegnamenti mai superficiali: un Medioevo inaspettato e affascinante.


«Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!» esclamò, secondo il racconto di Luca, una donna rivolgendosi a Gesù; Gesù stesso, narra un testo apocrifo, presentò la madre come colei che per tre anni l’aveva nutrito al seno. Nel Medioevo si era certi che la Vergine avesse allattato il suo bambino. Per l’elite intellettuale e spirituale cristiana tale evenienza era argomento teologico e metafora mistica. Per le persone semplici, e soprattutto per le donne, era umanità condivisa che non solo vedevano raffigurata in molte chiese, ma dimostrata dalle numerosissime reliquie del prezioso latte: troppe secondo Jacques Collin de Plancy, che osservava: «ce n’è tanto che se la santa Vergine fosse stata una vacca, o avesse fatto la nutrice per tutta la vita, difficilmente avrebbe potuto produrne in tale quantità».

Il tipo iconografico della «Madonna del latte» era offerto a modello in un’epoca in cui i bambini delle famiglie benestanti erano dati a balia e altrettanto, di conseguenza, i bambini delle balie quando non nutriti con latte animale. La rinuncia all’allattamento consentiva di avviare quasi subito una nuova gravidanza, assecondando il dovere di moglie e rimediando all’elevata mortalità infantile. La pratica era talmente consueta che cronache, letteratura e agiografie non mancavano di segnalare le illustri eccezioni come la madre di san Bernardo e quella di Parzival, di cui Wolfram von Eschenbach scrisse:  «lei stessa fu la sua nutrice, lei che lo aveva portato in grembo lo cibò al proprio seno, evitò lo sbaglio che altre donne commettono».
«Madonna del latte» (XIII secolo), Roma, San Silvestro al Quirinale
La «Madonna del latte» attraversò i secoli del Medioevo e, per quanto rinnegata dopo il Concilio di Trento, perseverò nella devozione popolare. Proprio la sua lunga durata consente di verificare i mutamenti concettuali e formali dell’arte, ma anche il permanente pregiudizio nei confronti del corpo femminile e, soprattutto, del corpo di Maria. Ben oltre la rivoluzione realista del XIV secolo il suo seno continuò infatti a sbucare a latitudini e longitudini anatomicamente impossibili, oltre che in forme, proporzioni e direzioni alquanto improbabili. Esso ignorava inoltre non solo gli appositi accorgimenti sartoriali che consentivano alle donne di estrarlo, ma la stessa concretezza della veste.

Una carrellata in rete offre un vasto repertorio di varianti: nell’icona del XIII secolo in San Silvestro al Quirinale a Roma, per esempio, spicca di profilo sul busto frontale ed è perfettamente ma forzatamente puntato sulla bocca del bambino; nella trecentesca «Madonna» in San Domenico a Chieri è piccolo, altissimo e centrale. Non mancano, dal XIV secolo, soluzioni più credibili come, di fine Quattrocento, quella di Giovan Pietro da Cemmo in Santa Maria a Esine.

Rara è invece la citazione di donne comuni, il cui allattare era degno di attenzione soltanto nell’eccezione ed eccezionalità di particolari contesti narrativi. Nel ciclo dell’XI secolo in Sant’Eldrado a Novalesa, per esempio, la madre è alle prese con san Nicola che rifiuta sdegnato il suo seno per praticare, ancora in fasce, il digiuno del venerdì.
Un particolare di «Accoglienza, educazione e matrimonio di una figlia dello spedale» (1441-1442) di Domenico di Bartolo, Siena, ex Spedale di Santa Maria della Scala, Pellegrinaio
Nel Pellegrinaio dell’ex Spedale di Santa Maria della Scala a Siena, Domenico di Bartolo illustrò l’assistenza offerta alle trovatelle accolte nella grande struttura. Una delle balie assoldate per nutrire i più piccoli vi è raffigurata in servizio, accucciata ad allattare un bimbo mentre un altro, più grandicello, le poggia la manina sul seno libero rivendicando il suo turno.

Il Medioevo tramandò dall’antico anche il ricordo di figlie che allattarono i vecchi genitori. Pero nutrì il padre incarcerato e condannato a morire di fame: Caravaggio la scelse ad illustrare il «Dar da mangiare agli affamati» e il «Visitare i carcerati» nelle sue «Sette opere di Misericordia»; nella Città delle dame Christine de Pizan celebrò una giovane che, in analoghe circostanze, allattò la madre.

E, infine, il racconto di una vecchietta di ottant’anni che, dovendo nutrire il nipotino rimasto orfano e non trovando una balia, si rivolse a san Francesco. Le sue «mammelle dissecate» tanto si rinvigorirono da consentirle non solo di alimentare il bambino ma di innaffiare un conte che non credeva al miracolo. Dove non poteva la natura, nel Medioevo provvedevano i santi.
«Madonna del latte» (fine XV secolo) di Giovanni Pietro da Cemmo, Esine, Santa Maria
Piccole Storie dal Medioevo
di Virtus Zallot
1. Donne che allattano
2. Le gambe della regina di Saba
3. Madri distratte
4. Piedi di cui diffidare
5. Un marsupio per Maria

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