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Gaspare Melchiorri
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Nel Museo Diocesano di Capua (Ce) si è tenuta il 24 aprile la presentazione del rientro, dopo un accurato restauro nell’ambito della XX edizione di «Restituzioni» di Intesa Sanpaolo, programma biennale di salvaguardia del patrimonio artistico nazionale, di una scultura lignea policroma, raffigurante una «Madonna con Bambino», realizzata dagli scultori Pietro e Giovanni Alemanno intorno al 1480.
L’opera è stata recentemente esposta alla mostra «Restituzioni 2025», tenutasi a Roma al Palazzo delle Esposizioni. Proveniente dalla chiesa di Sant’Eligio a Capua, ma collocata da tempo nel duomo della città, l’opera raffigura la Vergine seduta sul trono mentre stringe a sé il Bambino, che tiene sulla mano sinistra un cardellino, simbolo prefigurativo della Passione. In origine, insieme con altre quattro figure, la scultura era posta in una nicchia nel registro principale di un articolato polittico ligneo che si trovava nel coro della chiesa capuana.
Le indagini condotte durante l’accurato restauro hanno corroborato, malgrado lo scetticismo di alcuni studiosi, l’attribuzione dell’opera a Pietro e Giovanni Alemanno. Rimuovendo uno spesso strato di vernice cerata, l’attenta pulitura della superficie pittorica ha reintegrato i colori brillanti, un senso di «tattilità» delle vesti e l’eleganza e raffinatezza di alcuni particolari nell’ornamentazione. In particolare, gli addetti ai lavori pongono ora l’opera capuana in stretta relazione con altre opere riferite ai due scultori, tra cui una «Madonna» conservata nel napoletano Museo Nazionale di San Martino e un’altra figura, che ancora necessita di un’identificazione, esposta al Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma.
Una particolarità stilistica peculiare della Madonna capuana è l’utilizzo della tecnica dell’«estofado de oro», che prescriveva il rivestimento dell’intera superficie lignea del manufatto con la foglia d’oro zecchino, su cui si applicavano i colori che poi venivano parzialmente asportati con strumenti e tecniche apposite, con la cosiddetta «graffiatura», per far risaltare la lamina metallica sottostante.
Gaspare Melchiorri
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