Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

GERMANO D’ACQUISTO

PREMIUM

Il team multidisciplinare dello studio milanese lavora in quella zona dove ricerca curatoriale, politica dello spazio e costruzione di immaginari contemporanei finiscono per sovrapporsi

A 100 anni dalla nascita (il 19 giugno) forse è arrivato il momento di smettere di raccontarlo come un semplice editore illuminato. Tra «Il dottor Živago», «Il Gattopardo», rivoluzioni e amicizie con Fidel Castro, trasformò il fare libri in un campo di battaglia. Fino alla sua fine oscura 1972: una morte che ancora oggi sembra appartenere più a un romanzo paranoico italiano che alla storia culturale del Novecento

L’exhibition designer è quasi un montatore cinematografico dell’attenzione: lavora sul tempo della percezione disorientando e creando attesa in una continua tensione tra luce, movimento e architettura 

Tra installazioni video, fotografie, sistemi generativi e sculture, alla Schirn Kunsthalle una quarantina di opere di Paglen, Steyerl, Charrière e altri affrontano l’Intelligenza Artificiale come infrastruttura culturale prima ancora che come tecnologia: un sistema che sta trasformando simultaneamente ecologia, memoria, lavoro, propaganda e percezione

La mostra inaugurale delle nuove gallerie del Met ci ricorda che sotto ogni ideale estetico esiste sempre un corpo reale che invecchia, suda, si ammala, desidera, cambia forma e infine sparisce. Il resto forse serve soltanto a distrarci dal fatto che ogni abito è sempre stato un modo elegantissimo di negoziare la nostra paura del corpo umano. 

La performance di Faustin Linyekula e Heru Shabaka-Ra, a cura di Edoardo Lazzari, apre per la prima volta al pubblico le gigantesche officine dove tra Cinquecento e Seicento la Serenissima costruiva le sue navi da guerra 

La grammatica del capolavoro di Antonioni del 1966 ha molte affinità con quella dell’oggi. E anche se cambia la tecnologia, non cambia l’equivoco: pensare che vedere equivalga a sapere

Con poche opere in uno spazio-cantiere una mostra al Museum of Modern Art di New York prova a «rimettere in movimento» Kahlo e Rivera, ribaltandone i miti

Articoli precedenti

Cinquant’anni dopo l'uscita del film di Sidney Lumet, con la sceneggiatura di Paddy Chayefsky,  non abbiamo più bisogno di immaginare un anchorman trasformato in «profeta pazzo dell’etere»: la distinzione tra informazione e performance è evaporata

Se per anni si sono inseguite performance e velocità, ora l’interesse è indirizzato prevalentemente verso oggetti microrifugio per un modo diverso di occupare lo spazio e il tempo 

Nel centenario della nascita una mostra, un libro e un documentario su Netflix celebrano la nobildonna dai 57 titoli, amante dell’arte e «anima della Spagna». Sentimentale, cocciuta, popolare, coltissima, frivola, eccessiva: aveva scelto di non imbalsamarsi nel privilegio, anche a costo di scandalizzare il mondo

Dal 21 al 26 aprile è di scena la 64ma edizione della manifestazione meneghina, grandiosa infrastruttura in cui si muovono designer, manifattura, città, hospitality, diplomazia culturale, banche e nuovi capitali

Cinquant’anni dopo il film di Alan J. Pakula sul giornalismo che smascherava il potere abbiamo imparato che la realtà può essere documentata, verificata, persino processata, e tuttavia non bastare 

A cinquant’anni dall’inizio della dittatura, viaggio tra gli artisti dissidenti che hanno trasformato censura, paura e sparizione in linguaggio: dai corpi assenti dei «desaparecidos» alle pratiche clandestine che sfidavano il regime. Ma con il ritorno della democrazia, nel 1983, l’arte argentina è rimasta ostinatamente necessaria: complicando, ricordando, disturbando

Il poeta Attilio, il regista Bernardo, l’irrequieto Giuseppe: una famiglia accomunata dall’idea che l’arte non è mai un oggetto da contemplare, ma un ambiente in cui vivere.  Un volume Electa li racconta «dalla A alla Z» come in un montaggio cinematografico, mentre a Parma una mostra celebra i cinquant’anni del fluviale «Novecento»

Nel film in uscita il 12 marzo sulla vita, e l’ossessione, della matematica e archeologa Maria Reiche, il regista Damien Dorsaz non spettacolarizza il mistero: i geoglifi incisi nel deserto peruviano si mostrano come un paesaggio mentale prima che geografico, un codice pensato per essere visto da lontano, forse dal futuro 

 

Mostra altri