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A rappresentare la grande pittura veneziana del Cinquecento, nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli di Milano, c’erano sinora le opere di Palma il Vecchio e Domenico Tintoretto. Mancava Tiziano, ma ora, grazie al comodato a lungo termine di un collezionista privato, giunge in museo la sua «Madonna con il Bambino e la Maddalena», una tela databile agli anni Quaranta del XVI secolo, mai esposta prima al pubblico.
Per festeggiarne l’arrivo, il Poldi Pezzoli le dedica dal 22 ottobre al 25 gennaio 2027 la mostra dossier «Un Tiziano per Milano», curata da Enrico Maria Dal Pozzolo (Università di Verona) e Lavinia Galli (Museo Poldi Pezzoli), che intorno alla tela hanno ricostruito la vicenda appassionante del rapporto tra Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488 ca-Venezia, 1576) e Milano, città allora dominata dagli Spagnoli e quindi parte dell’impero di Carlo V, il più illustre dei committenti del maestro cadorino. Ma anche città in cui la sua pittura conobbe fino al XVIII secolo un grande successo collezionistico.
A Milano Tiziano giunse almeno tre volte: la prima nel 1540, quando ricevette un beneficio destinato al figlio Pomponio e intanto ebbe dalla Confraternita di Santa Corona l’incarico per l’«Incoronazione di spine» destinata alla loro cappella in Santa Maria delle Grazie: un’opera magnifica e concitata che fu da subito una delle più famose della città. Confiscata nel 1796 da Napoleone, è conservata al Louvre.
Nel 1541 Tiziano fu di nuovo a Milano per l’ingresso trionfale dell’Imperatore e in quell’occasione ricevette dal sovrano una pensione annua di cento scudi. Tornò infine nel 1548, quando fu chiamato a ritrarre il figlio Filippo, futuro imperatore Filippo II. Ma in quei soggiorni milanesi Tiziano ritrasse altre figure di primo piano della società del tempo, dal governatore Alfonso d’Avalos ad altri notabili, fra i quali quell’«Uomo in armatura» della Pinacoteca Ambrosiana di recente identificato con Gian Giacomo Medici detto «il Medeghino», condottiero al servizio di Carlo V e zio di Carlo Borromeo (in Duomo, a Milano, c’è il suo grandioso monumento funebre, opera di Leone Leoni, commissionato dal fratello, papa Pio IV Medici: nulla a che vedere, però, con la casata fiorentina).
Sottoposta a indagini radiografiche, la «Madonna con il Bambino e la Maddalena» giunta al Museo Poldi Pezzoli ha rivelato, sotto al volto della Maddalena, quello di un uomo barbuto: quasi certamente un ritratto rifiutato dal committente. Quella di riutilizzare composizioni precedenti era del resto una pratica diffusa nelle botteghe di allora, specie in quella, così carica di commissioni, del celeberrimo Tiziano, e dovette accadere anche con questa tela, su cui intervenne in seguito il collaboratore del maestro, Girolamo Dente. Quando l’opera sia giunta a Milano, non si sa. Ciò che sappiamo è che nel 1746 fu acquistata da Sir Thomas Saunders Sebright V (1723-61) nel suo Grand Tour in Italia.
La mostra ruota intorno a queste vicende e le mette in scena attraverso tre opere autografe (oltre alla «Madonna» in questione, l’«Uomo in armatura» dell’Ambrosiana e la più tarda «Madonna con il Bambino» delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, presente a Milano dal 1616 nella collezione di Guido Mazenta), una grande copia parziale dell’«Incoronazione di spine», dalla chiesa di Santa Maria Annunciata dell’Università Statale (la più felice di quelle che si fecero dopo la spoliazione napoleonica), la medaglia celebrativa (dal Gabinetto Numismatico e Medagliere del Castello Sforzesco) da cui si è evinto che l’«Uomo in armatura» dell’Ambrosiana sia Gian Giacomo Medici di Marignano e, sempre dal Castello Sforzesco ma dalle Raccolte Bertarelli, il «Trattato dell’intrar in Milano di Carlo V» di Giovanni Alberto Albicante (1541), in cui cinque xilografie mostrano gli archi trionfali eretti in quell’occasione in suo onore.
Enrico Maria Dal Pozzolo ritiene che la copia dell’«Incoronazione di spine», che è stata restaurata da Paola Zanolini in occasione della mostra, risalga alla fine del Cinquecento, e quindi rappresenti la copia (parziale) più antica che esista dell’originale di Tiziano. Un’ipotesi, questa, che verrà approfondita attraverso accurati studi futuri.
Quanto alla passione per Tiziano dei collezionisti milanesi tra Sei e Settecento, molto contò la grande ammirazione mostrata dal cardinale Federico Borromeo, il fondatore della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, che con la sua autorevolezza dettava il gusto nelle élite milanesi, e che assegnò alla Pinacoteca da lui fondata numerose opere autografe o attribuite a lui. Da allora, per due secoli, nelle collezioni di aristocratici e prelati le presenze di dipinti del maestro cadorino si moltiplicarono. Anche di questo dà conto questa mostra preziosa, concisa ma densa di contenuti, che si amplia poi al resto della città attraverso un QR code che segnala le tappe di un percorso tizianesco milanese, dalla Pinacoteca Ambrosiana appunto (il cui biglietto d’ingresso è ridotto per chi visiti la mostra del Poldi Pezzoli, e viceversa) alla Pinacoteca di Brera, dal Castello Sforzesco a Santa Maria delle Grazie al Duomo.
Per le conversazioni intorno alla mostra e le visite guidate: museopoldipezzoli.it.
Tiziano Vecellio, «Uomo in armatura», 1530 ca, Milano, Pinacoteca Ambrosiana
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