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Mario Segantini (Milano, 1885 - Maloja, 1916), Ritratto di William Ritter, 1903, Olio su tela, cm 64,5 x 50

Courtesy Berardi Galleria D’arte, Roma

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Mario Segantini (Milano, 1885 - Maloja, 1916), Ritratto di William Ritter, 1903, Olio su tela, cm 64,5 x 50

Courtesy Berardi Galleria D’arte, Roma

Il sangue nell’arte ha mille rivoli: a Milano una collettiva tra vita e morte

La galleria BKV Fine Art presenta «De Sanguine», un progetto ideato dal poeta Gabriele Tinti. Dal 16 ottobre al 23 dicembre, quarantasei opere dal Quattrocento al contemporaneo ripercorrono il significato sacrale e simbolico del fluido vitale

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

«Il sangue è un tessuto connettivo fluido e viscoso che circola nei vasi sanguigni per trasportare ossigeno, nutrienti e ormoni ai tessuti e rimuovere le sostanze di scarto»: così, freddamente, il dizionario. Ma il sangue, lo sappiamo tutti, è infinitamente più di questo per tutti noi, sinonimo com’è della vita stessa. Quante sono le metafore, le locuzioni, le frasi idiomatiche secolari che hanno nel sangue il loro protagonista? Sangue del mio sangue; a sangue freddo; farsi cattivo sangue; sangue blu; sputare sangue; giuramento di sangue. Ci fermiamo ma potremmo continuare a lungo, senza poi dimenticare il significato salvifico del sangue di Cristo nella religione cattolica. 

È un tema, dunque, tanto imponente quanto impervio quello scelto dalla galleria BKV Fine Art di Milano per la mostra «De Sanguine» (dal 16 ottobre al 23 dicembre), frutto di un progetto originale del poeta Gabriele Tinti (che con il sangue mostra dimestichezza: del 2022 il suo volume «Sanguinamenti. Incipit Tragoedia», La Nave di Teseo) sviluppato da BKV attraverso 46 opere antiche, moderne e contemporanee, e accompagnato dal volume omonimo edito da Eris Press, con poesie di Gabriele Tinti e saggi di Simon Critchley, Dimitris Lyacos, Georges Didi-Huberman, Gabriele Finaldi, Angelo Tartuferi, Catherine Nixey e Massimo Cacciari.

Dal Quattrocento al nostro tempo, il percorso della mostra è un fiume di sangue: c’è la «Crocifissione» (1420 circa, collezione Sperone) di Andrea De Aste, detto Maestro dei Penna, una tempera su fondo oro con gli angeli che raccolgono il sangue zampillante dalle ferite delle mani e del costato del Cristo morente, e c’è il «Vir Dolorum» (1480 circa) dello Pseudo Pier Francesco Fiorentino, dove un Cristo elegantemente abbigliato, boccoli d’oro, esibisce piaghe irradianti raggi aurei, mentre i segni lasciati dalla corona di spine quasi si trasformano in ornamenti di rubino. 

Esposto nella stanza azzurra del primo piano, questo dipinto si appaia all’«Ecce Homo» (bottega di Giampietrino, primo quarto XVI secolo), riccioli e barba lumeggiati d’oro pure qui e sottili segni rossi lasciati dalle staffilate. E, fra le due tavole, un fiammeggiante «Concetto spaziale. Attese» (1967), rosso sangue appunto, di Fontana. E poi c’è il «Davide con la testa di Golia» (1621-25 circa) di Giuseppe Vermiglio, sangue a iosa dal collo del gigante, e c’è la «Giuditta con la testa di Oloferne» di Andrea Vaccaro (1604-1670), orgogliosa della sua impresa almeno quanto lo è della propria l’artista georgiana Eteri Chkadua (1965), che nel «Self-Portrait as Salomé», 2005, ostenta, fumando impassibile, la testa mozza di un uomo ancora urlante. 

Una sorta di san Sebastiano simbolista è invece il «Ritratto di William Ritter» (1903), grondante sangue e oro, opera di Mario Segantini (figlio di), che frequentò da vicino lo scrittore, critico e pittore svizzero, ma ce n’è anche per gli animali, con il rettile trafitto a morte della ceramica policroma del 2013 di Bertozzi&Casoni. Mentre il dipinto «Untitled-Not Enough Blood», 2013, di Piotr Uklański si presenta come un mega-vetrino da analisi clinica. 

E poi, con queste, ci sono opere di Tanzio da Varallo e Louis Finson, di Gina Pane, Carol Rama, Hermann Nitsch, Giovanni Testori, di Andres Serrano, Roger Ballen, Joel-Peter Witkin, Regina José Galindo, Marina Abramović, Paul McCarthy, Anish Kapoor, Jonathan Meese e di altri ancora: sì, un mare di sangue.

Andrea Vaccaro (Napoli, 1604 - 1670), Giuditta con la testa di Oloferne, Olio su tela, cm 127,5 x 101. Courtesy BKV Fine Art, Milano

Lucio Fontana (Rosario, 1899 - Comabbio, 1968), Concetto spaziale, Attese, 1967 Idropittura su tela, cm 61 x 51. Courtesy Collezione Privata

Ada Masoero, 12 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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