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© Leiko Ikemura. Credits Matteo De Fina.

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© Leiko Ikemura. Credits Matteo De Fina.

Le magiche sculture di vetro di Leiko Ikemura incontrano Carpaccio, Tiziano, Tiepolo e Tintoretto

Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia 27 sculture in vetro di Leiko Ikemura dialogano con la pittura veneziana dal Trecento al Settecento, tra figure femminili, animali ibridi e immagini del sonno

Mariangela Toninelli

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Il vetro entra nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia e si misura con Carpaccio, Tiziano e Tiepolo. È il confronto costruito da Leiko Ikemura per «TransLucent – La forma della luce», la mostra inaugurata il 10 settembre in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week e aperta fino al 22 novembre. Ventisette sculture in vetro dell’artista contemporanea sono distribuite nelle sale del museo, accanto ad alcune delle opere più note della pittura veneziana. Curata da Isabella Collavizza e dalla stessa Ikemura, l’esposizione nasce dall’interesse dell’artista per un materiale che ha iniziato a esplorare soprattutto durante gli anni della pandemia. In un periodo segnato dall’isolamento, il vetro diventa per Ikemura una materia da mettere alla prova per la sua trasparenza e per la capacità di trattenere e modificare la luce. Il passaggio dalla pittura e dalla ceramica alla scultura in vetro non riguarda quindi soltanto una nuova tecnica, ma modifica il modo in cui le figure dell’artista occupano lo spazio.

Il percorso comincia nella monumentale Sala del Capitolo, dove sono conservati dipinti veneziani tra Trecento e Quattrocento. Qui compaiono gli «Usagi», figure ispirate al coniglio, il cui corpo richiama anche il manto protettivo della Madonna della Misericordia. Accanto a loro si trovano «Ishi no kokoro» («cuore, spirito di pietra») e «Lamento», opere nelle quali la fragilità della figura contemporanea entra in rapporto con la dimensione devozionale della pittura antica. Il confronto diventa ancora più diretto nella Sala dell’Albergo, dominata dalla «Presentazione della Vergine al tempio» di Tiziano, dipinta tra il 1534 e il 1538. Da qui si comprende anche uno dei nuclei ricorrenti nella ricerca di Ikemura: le figure femminili giovani, le sue «girls», presenti dalla metà degli anni Novanta in disegni, dipinti, ceramiche e sculture. Sono figure sospese tra infanzia e adolescenza, spesso prive di una definizione narrativa precisa. «Lying Luz» è distesa sul pavimento della sala, in una posizione che richiama il sonno, mentre nella tela di Tiziano la giovane Maria sale verso il Tempio. Il rapporto tra le due opere si costruisce così attraverso una differenza di postura e di stato: da una parte l’ascesa della Vergine, dall’altra una figura contemporanea abbandonata tra sonno e veglia. Lo stesso tema ritorna nella serie «Sleep». Sono teste in vetro a grandezza naturale, appoggiate su un lato come corpi addormentati. In alcuni casi dalla testa nasce un piccolo albero, elemento che Ikemura associa a pensieri e sogni rivolti verso l’alto. Le sculture sono collocate in rapporto con il «Ciclo di Sant’Orsola» di Vittore Carpaccio, realizzato tra il 1490 e il 1498 e nuovamente accessibile al pubblico per l’occasione. Il riferimento più evidente è al «Sogno di Orsola», dove la santa dorme mentre un angelo le annuncia, attraverso la palma del martirio, il destino che la attende. Il sonno diventa così una condizione di passaggio, tra ciò che è presente e ciò che deve ancora accadere. È una dimensione che Ikemura traduce in figure immobili, fragili e al tempo stesso sospese.

Prima di entrare in questa sala, un gruppo di animali introduce un altro elemento ricorrente nella sua produzione. Gatti, uccelli e conigli assumono forme ibride: possono avere ali, volti umani o attributi fantastici. Sono presenze che mettono in discussione la separazione netta tra umano e animale e che ritornano in diverse fasi della ricerca dell’artista. Al piano terra il confronto cambia ancora. «Memento Mori» è collocata davanti all’«Esaltazione della Croce e Sant’Elena» di Giambattista Tiepolo, realizzata intorno al 1740. La figura femminile distesa di Ikemura introduce nelle sale settecentesche il tema della caducità, mettendo in rapporto la tradizione della pittura religiosa con una scultura contemporanea costruita attraverso la trasparenza del vetro. Il percorso arriva infine nella corte interna, dove si affaccia la facciata progettata da Andrea Palladio. Qui le sculture occupano gli archi orientali del cortile: busti in vetro collocati su piedistalli e ispirati alla tradizione della ritrattistica antica. Ma al posto dei personaggi illustri della storia dell’arte e della cultura compaiono figure esili, esseri fantastici, colibrì e personaggi immaginari. Tra questi «Yellow Figure with Hummingbird» e «Self». Per Venezia Ikemura ha inoltre realizzato una nuova opera, «Donna veneziana», prodotta con la collaborazione della Fornace Berengo di Murano. Il lavoro guarda direttamente alla tradizione vetraria della laguna e porta all’interno delle Gallerie dell’Accademia il materiale che più di ogni altro identifica la storia produttiva di Murano. In questo modo «TransLucent» costruisce un percorso che non separa la scultura contemporanea dalle opere storiche del museo. Il vetro diventa il punto di passaggio tra epoche, iconografie e materiali diversi: una materia trasparente che cambia aspetto a seconda della luce e, soprattutto, del luogo in cui viene osservata.

Mariangela Toninelli, 20 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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