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Casa Natale di Tiziano © Alessandra Mas

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Casa Natale di Tiziano © Alessandra Mas

Tiziano 1576-2026: a Pieve di Cadore una giornata tra pittura, peste, musica e memoria

Il 27 agosto 1576 Tiziano moriva a Venezia mentre la peste devastava la città. A 450 anni da quella data, Pieve di Cadore dedica al suo cittadino più illustre una giornata speciale con letture sceniche, musica, incontri e un «Requiem per Tiziano», nel quadro del programma «Titianus Cadorinus 1576-2026». Al centro resta anche la piccola pala della chiesa arcidiaconale, riconosciuta interamente autografa e considerata uno dei documenti più intimi del rapporto del pittore con la famiglia e la terra natale.

Martha Levy

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Il 27 agosto 1576 Tiziano moriva nella sua casa-studio al Biri Grande, a Venezia, mentre la peste dilaniava la città. Aveva probabilmente quasi novant’anni ed era ormai uno degli artisti più celebri d’Europa: pittore ufficiale della Serenissima, ritrattista di Carlo V e Filippo II, autore capace di trasformare radicalmente il linguaggio della pittura veneziana e, con esso, la storia dell’arte europea. A 450 anni esatti dalla sua morte, Pieve di Cadore dedica al proprio cittadino più illustre una giornata costruita attorno a quella data e al clima drammatico degli ultimi mesi della sua vita.

Il programma del 27 agosto si inserisce nel progetto annuale «Titianus Cadorinus 1576-2026», promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore insieme al Comune di Pieve di Cadore. Il calendario comprende la mostra «Tiziano e il Paesaggio», curata da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa e aperta fino al 18 ottobre, la riapertura della restaurata Casa Natale dell’artista e una serie di incontri, studi, itinerari e appuntamenti destinati a proseguire anche in autunno. Il 27 agosto, però, assume inevitabilmente un valore diverso. È la data che porta direttamente all’ultimo Tiziano, quello che lavora ancora mentre Venezia è attraversata dall’epidemia e che lascia incompiuta la Pietà, oggi alle Gallerie dell’Accademia. Un’opera estrema, dominata da bruni, grigi e improvvisi lampi di luce, nella quale la materia pittorica sembra sfaldarsi e ricomporsi continuamente. Proprio a questo momento è dedicata la lettura scenica «Mentre Venezia muore: l’ultimo voto di Tiziano. La Pietà e la peste del 1576», ideata e interpretata da Matteo Melchiorre, con interventi musicali di Nelso Salton al contrabbasso e Tommaso Sogne alle percussioni. La prima assoluta è prevista alle 18.30 all’Auditorium Cos.Mo.

Il titolo mette insieme due storie che nell’estate del 1576 finiscono per coincidere: quella di una città colpita dalla peste e quella di un artista che continua a lavorare fino alla fine. Tiziano morì «amalato de febre», secondo le fonti, e pochi mesi dopo anche il figlio Orazio venne ucciso dall’epidemia. Nonostante le restrizioni sanitarie, al pittore furono concessi funerali solenni e la sepoltura nella Basilica dei Frari, dove nell’Ottocento sarebbe stato realizzato il grande monumento funebre progettato da Luigi e Pietro Zandomeneghi.

A Venezia resta dunque la tomba monumentale; a Pieve di Cadore rimangono invece i luoghi della nascita e della memoria familiare. La Casa Natale quattrocentesca e soprattutto la piccola pala conservata nella Chiesa Arcidiaconale di Santa Maria Nascente costituiscono il nucleo più diretto del rapporto tra Tiziano e la propria terra.

La tela, la «Madonna col Bambino tra i Santi Tiziano e Andrea», databile intorno al 1560 e comunque precedente al 1568, è stata sottoposta nel 2023 a nuove indagini e restauri promossi dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore. Le ricerche hanno portato a riconoscerla come opera interamente autografa, senza interventi della bottega. Donata dallo stesso artista alla città e destinata alla cappella della famiglia Vecellio, è stata interpretata come un’opera profondamente privata, forse legata alla morte del fratello Francesco. Il dipinto custodisce anche un elemento straordinario: un autoritratto di Tiziano, che si raffigura nelle sembianze del santo vescovo, dimesso e assorto, con il pastorale in mano. Negli altri personaggi sono stati riconosciuti probabilmente il fratello Francesco e il figlio Pomponio. È una pittura lontana dalla monumentalità delle grandi commissioni imperiali e veneziane, più vicina invece alla memoria familiare, alla devozione e al rapporto con il luogo d’origine.

Il programma del 27 agosto comincia alle 11 nella Casa di Tiziano detto l’Oratore con la presentazione del volume «La vita di Tiziano» di Antonio Chiades, pubblicato da Antiga, con Andrea Simionato e Andrea Bellieni e un monologo dello stesso autore accompagnato dalla musica di Lorenzo Tonon. Nel pomeriggio, accanto alla lettura scenica di Melchiorre, è previsto anche un servizio filatelico temporaneo con bollo celebrativo dedicato all’anniversario e una degustazione del gelato artigianale «Rosso Tiziano», creato dal maestro gelatiere Fausto Bortolot.

La giornata si chiuderà alle 21 nella Chiesa Arcidiaconale di Santa Maria Nascente con il «Requiem per Tiziano», affidato all’Ensemble Odhecaton diretto da Paolo Da Col. Per l’occasione la mostra «Tiziano e il Paesaggio» resterà aperta con orario continuato dalle 10 alle 21. Il richiamo al paesaggio è centrale anche nel programma espositivo. Nel grande cenotafio ottocentesco dei Frari, Tiziano è rappresentato accanto alla Natura Universale, figura allegorica che rimanda alla capacità dell’artista di osservare e trasformare la realtà naturale in pittura. È precisamente il tema della mostra in corso nel Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, che restituisce il paesaggio come elemento strutturale della ricerca tizianesca e non come semplice sfondo.

A 450 anni dalla morte, dunque, Pieve di Cadore sceglie di evitare una commemorazione puramente celebrativa e prova invece a riportare Tiziano dentro i luoghi, le opere e le tensioni dell’ultimo periodo della sua vita: la peste, la famiglia, la memoria della patria, la materia pittorica sempre più libera. È una prospettiva che permette di guardare al grande maestro non attraverso la monumentalità della fama, ma attraverso il punto più fragile e umano della sua biografia.

Martha Levy, 20 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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