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Fra le molte importanti iniziative con cui, in questo 2026, l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano festeggia i suoi 250 anni, oltre all’omaggio a Francesco Hayez, che si terrà in Pinacoteca, non poteva mancare un progetto dedicato ai maestri che nell’Accademia hanno operato nel XX secolo o nei primi decenni del XXI, e a quei (futuri) grandissimi artisti che, come Lucio Fontana, non vi hanno insegnato ma hanno frequentato le sue aule.
La mostra «Insegnare l’arte: Brera tra moderno e contemporaneo», voluta da Angelo Crespi, direttore generale Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio, Biblioteca Nazionale Braidense, e da Marco Galateri di Genola e Franco Marrocco, rispettivamente presidente e direttore dell’Accademia, si apre dal 30 ottobre al 10 gennaio 2027 nella Sala Stirling di Palazzo Citterio-Grande Brera, con la duplice curatela di Giovanni Iovane (Accademia di Brera) e Marina Gargiulo (Pinacoteca di Brera), rendendo palpabile la connessione che sin dall’inizio ha unito le due istituzioni (la seconda delle quali è nata all’inizio dell’Ottocento come luogo di formazione per gli studenti dell’Accademia), e che più di recente si è consolidata con la creazione della Grande Brera, dando vita a un polo culturale dalle molte vocazioni. Prima collettiva ospitata nella Sala Stirling, la mostra è stata allestita dallo Studio di architettura di Francesco Librizzi come una sorta di unica, grande installazione.
I curatori hanno articolato il percorso in più sezioni, la prima delle quali, «Le Radici della Modernità (Anni ’20-’40)», trova nel grande scultore Adolfo Wildt (1868-1931) il suo capostipite: è lui, infatti, a traghettare nel ’900 (e nei suoi turbamenti) una tradizione didattica che per lungo tempo non si era rinnovata. Ed è grazie a lui, e alla libertà cui indirizzava i suoi allievi, se due artisti come Lucio Fontana e Fausto Melotti sono diventati due maestri del ’900. Memorabile la «prova dell’uovo», che assegnava agli allievi del primo anno, chiedendo loro di realizzare, appunto, un uovo di marmo: forse l’oggetto più difficile da riprodurre a mano libera e, insieme, una forma perfetta, di ineguagliabile purezza. Di questa sezione fa parte anche Arturo Martini (1889-1947), un artista che, autodidatta, non frequentò Brera né vi insegnò, ma che con la sua scultura incredibilmente innovativa giocò un ruolo di primissimo piano nella Milano dell’arte del primo ’900, mentre dell’Accademia fu un celebrato docente Carlo Carrà (1881-1966), pittore che attraversò Divisionismo, Futurismo, Metafisica, fino al «rappel à l’ordre» di «Valori Plastici» e al successivo novecentismo. Se lui aveva la cattedra di Pittura, quella di Affresco era affidata ad Achille Funi (1890-1972), altro protagonista di quella stagione con il suo solenne, grandioso monumentalismo novecentista. Con il suo dipinto «La scuola di Funi» (1961), l’opera con cui si congeda dall’insegnamento, si chiude la sua vicenda a Brera e si chiude anche questa sezione.
Entrano poi in scena gli artisti che si muovono «Dalla Tradizione all’Innovazione Radicale (anni ’40-’70)»: fra loro ci s’imbatte in maestri come Marino Marini (1901-80), lungamente docente di Scultura a Brera, maestro di un’intera generazione, e artista ben presto di meritatissima fama internazionale. Nella stessa sezione c’è Lucio Fontana (1899-1968) che, come si è detto, a Brera studiò con Wildt, ma che non vi insegnò mai. Non lo fece da una cattedra, ma esercitò ugualmente un larghissimo magistero con l’autorevolezza internazionale che si guadagnò, attirando intorno a sé artisti italiani come (fra gli altri) Piero Manzoni, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi e i giovani del Gruppo T (esponenti del clima europeo dell’arte cinetica e programmata) ma anche stranieri, come Yves Klein e i tedeschi del Gruppo Zero. Insegnante a Brera, seppure per breve tempo a causa della morte prematura, è stato invece Gastone Novelli (1925-68), artista di grande caratura e attivista di forte impegno politico, che con la sua arte segnico-concettuale portò l’Informale nelle aule dell’Accademia. Nella sezione successiva, «La Brera Contemporanea e i Nuovi Linguaggi (anni ’70-oggi)», entrano in gioco maestri la cui lezione è ancora vivida e vicina, da Luciano Fabro (1936-2007; al Pirelli HangarBicocca di Milano è in corso sino al 21 febbraio 2027 una grande mostra sul suo lavoro) la cui lezione perdura tutt’oggi: uno dei giovani maestri dell’Arte Povera, ma anche il (ri)fondatore a Milano, con Hidetoshi Nagasawa e Jole De Sanna, di uno spazio di ricerca artistica e di aggregazione come la Casa degli Artisti. E che dire di Alik Cavaliere (1926-98), successore di Marino all’Accademia (vi ha insegnato per oltre trent’anni e ne è stato anche direttore), in cui portò la scultura concettuale? (Anche di Cavaliere, in occasione del centenario della nascita, sono in corso a Milano due mostre, una allo Studio Guastalla, fino al 2 dicembre, l’altra alla Fondazione Galleria Milano, fino al 13 novembre).
Docente di Scenografia è stato invece Rodolfo Aricò (1930-2002), un autore che ha saputo coniugare pittura e installazione, aprendo le porte a discipline ed esperienze inedite. E poi due donne indomite e sperimentali come Renata Boero (1936), che ha lavorato (e insegnato) profeticamente con i materiali naturali, e Grazia Varisco (1937), prima allieva e poi docente a Brera, cofondatrice nei primi anni Sessanta del Gruppo T e da allora (e tuttora) inarrestabile sperimentatrice. L’ultima sezione affronta il passaggio tra XX e XXI secolo («Il Ruolo di Formazione e Riferimento») con figure come Alberto Garutti (1948-2023), che ha formato e «forgiato» un’intera generazione di artisti di grande valore (Perrone, Pivi, Previdi, Tuttofuoco...) e con lui Fausta Squatriti (1941-2024), anche scrittrice, poetessa, editrice; il geniale scultore Giuseppe Maraniello (1945) e l’artista, architetto, designer, docente e molto altro Ugo La Pietra (1938): tutte figure che hanno impollinato l’Accademia di Brera con i principi e i modelli di discipline e pratiche diverse. Un mondo intero, quello di Brera, raccontato qui attraverso la ricerca e le storie di chi ha contribuito a crearlo.
Lucio Fontana, «Ritratto di Teresita», 1940. Fondazione Lucio Fontana
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