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Le 100 architetture più spettacolari dal Duemila commentate da Gaggero & Luccardini

Asten (Austria), Museo del Pane (2017), Coop Himmelb(l)au
Gaggero & Luccardini  |

C’è in giro una competizione fra gli architetti, che vengono incaricati spesso con l’unico scopo di lasciare il segno. Noi trattiamo la cosa in tono bonario, come fosse un invito a visitare il manufatto trovato. Però poniamo interrogativi che facciano almeno riflettere. La cultura globale e la contemporaneità dell’informazione giocano i loro ruoli. In ogni città si tenta di avere un qualche manufatto dalla forma epocale: matitoni, biscioni, rasoi, schegge, apribottiglie, supposte, caciotte, prismi incubotici e incombenti. L’estetica e il bello sono categorie obsolete. L’etica è superatissima; conta solo l’utile e si misura in denaro. Il bello è confuso con lo stupefacente. Le soluzioni più ostiche rivelano comunque genio e inventiva. Però impressiona la supponenza di molti, l’assenza di responsabilità per le generazioni future e in fondo la superficialità culturale. Viviamo lo stato di fatto. Non c’è spazio per la riflessione, tantomeno per la contemplazione. Ci capitano delle cose e le subiamo, quindi anche le forme delle case e delle città. Non conta l’insieme e nemmeno l’intorno.


Asten (Austria), Museo del Pane (2017), Coop Himmelb(l)au
L'area è racchiusa in un open space sinuoso il cui involucro autoportante è composto da anelli di legno lamellare incrociato e rivestito esternamente da scandole in acciaio inox. [«Abitare»]

Sulle sue superfici ricoperte di tegole in acciaio inossidabile la luce scivola senza interruzione creando chiaroscuri paragonabili al tessuto di un affresco del Rinascimento, ciò che rimane più nella memoria è la continua ricerca del movimento. La copertina in metallo, ispirata alla modernità più audace, contiene un cuore di legno in cui è ambientato una sorta di museo. [floornature.es]

Come si può evocare un panino (michetta, rosetta, pagnottella) coprendolo poi di acciaio inox? Nemmeno i chiaroscuri del Rinascimento rimandano al panino, anche volendo ragionare di pancia.


Sant Cugat del Vallés, Barcellona (Spagna), Sede centrale della società Illuminazione Ibérica (2006), Josep Miàs
Questa sede centrale della società è costituita da un ellissoide geodetico sospeso su uno spazio aperto. Situata accanto a un grosso incrocio stradale presenta una leggera deformazione nella forma sferica sul lato sud per destabilizzare la geometria perfetta. Una membrana di tessuto avvolge il telaio triangolato per dare ombra. I pavimenti sono appesi a una massiccia colonna centrale, composta da capriate verticali in acciaio. Questa scelta strutturale lascia vuoto il perimetro, permettendo alla luce del giorno di raggiungere in profondità gli spazi interni. L'ellissoide ospita uffici e laboratori di ricerca, mentre il resto si trova sotto, nello spazio aperto. Qui c'è un auditorium, una showroom, un parcheggio e i servizi tecnici. L'architetto ha cercato di creare un'architettura che conservi nel tempo la sua espressione strutturale, pur cercando un inserimento nel sito e adottando sistemi ambientali passivi. [designboom.com]

L'effetto spettacolare di questa mela posta nel punto in cui si incrociano due autostrade non si può perdere di notte, grazie alle luci che spara attraverso i suoi vetri, come un faro. Però di giorno l'immagine è assai meno graziosa, giacché la tela scura che l'avvolge per ombreggiare gli ambienti le toglie il fascino per non farla diventare una fornace.


Copenaghen, Portland Towers (2013-14), Design Group Architects
I silos erano stati costruiti nel 1979 dalla Aalborg Portland per lo stoccaggio del cemento. Sono stati convertiti in uffici nel 2013. [wikipedia.org]

Gli uffici sono ricavati all'esterno dei silos, sicché «galleggiano» a 24 metri sul terreno circostante, distribuiti su sette piani. Alti complessivamente 59 metri, sono gli edifici più alti del Nordhavn. Il complesso è dotato di numerosi servizi condivisi dagli inquilini, tra cui la grande mensa panoramica all'ultimo piano. [ncc.group]

Questo è il punto: la conversione. Da silos a uffici, una conversione interiore si potrebbe dire per la funzione: esteriormente resta molto di quel che era. C’è speranza per tutti dunque, senza considerare che a 59 m si può comunque mangiare alla mensa panoramica.


Doha, Museo Nazionale del Qatar (2017), Jean Nouvel
Forme cristalline emergono dal terreno come fossero plasmate da vento, acqua salata e sabbia [Jean Nouvel su «Abitare» n. 582]

Le rose del deserto sono il pretesto della forma del Museo. Con i suoi dischi curvi e gli angoli a sbalzo, il museo sboccia in mezzo al paesaggio di Doha, simbolo degli umili inizi e della spettacolare ascesa di una nazione la cui storia si rivela all'interno. «Tutto in questo museo funziona per far sentire al visitatore il deserto e il mare», ha detto Nouvel. L'architettura e la struttura del museo simboleggiano i misteri delle concrezioni e cristallizzazioni del deserto». In un'altra intervista Nouvel ha affermato: «Un progetto tecnicamente folle». Si è poi difeso dalla critica che questo lavoro è stato fatto per un emiro non democratico: «Per me, l'architettura è un atto culturale, ha detto. Lavoro sulla scala del secolo o dei secoli, per i popoli, non per una persona specifica». [dw.com]

Non è certo la cosa più strana di Doha, ma forse quella che fa più tenerezza. Gli edifici sorti a West Bay (il centro direzionale) sono un ottimo campionario di grattacieli dalla forma astrusa: la supposta, il cestino, il missile, il trampolino, la palla, la serranda, la tenda... Qui c'è un sacco di sbalzi inutili, ma è il tipico oggetto per turisti offerto dal deserto. 


Fleinvær (Norvegia), Casette per vacanze (2015), Andreas Grøntvedt Gjertsen e Yashar Hanstad
Le case sparpagliate sono in tutto una cinquantina. Il paesaggio è una tundra piatta e rocciosa sgretolata nel mare, sferzata dal vento e levigata dalla neve, coperta da una rada vegetazione di arbusti, muschi e licheni. In lontananza all'orizzonte la maestosa catena delle Lofoten. [«Casabella» n. 877, 2017]

La piccola isola che si trova a ovest di Bodø, nella Norvegia settentrionale, è un luogo appartato dove musicisti, artisti e altre anime creative possono affittare spazi per brevi o lunghi periodi e creare immersi in un luogo solitario e silenzioso, dalla bellezza ispiratrice, circondata su tutti i lati dal mare selvaggio. [area-arch.it]

Sono arrivato a Fleinvær nel 2004. Inizialmente lo concepivo come un posto di lavoro per me stesso. Con il passare del tempo ho sentito la necessità di condividere quello che avevo trovato lì con gli altri. Volevo creare un workspace diverso da qualsiasi altra cosa nel mondo. Per tanto tempo avevo vissuto così vicino a questo paradiso, senza avere la minima idea che esistesse. Era come essere nel luogo in cui il sole tramonta. Una natura «rock'n'roll» che ti colpisce proprio in faccia. [Håvard Lund]

La filosofia alla base delle casette è quella delle tende da campeggio: scegli un posto incontaminato e le pianti lì, ma poi dovresti toglierle. Provate a togliere qui le putrelle d'acciaio! Del resto il suolo non si presta a piantare pioli, perché è di granito.


Monte Bianco, Bivacco Gervasutti (2017), Luca Gentilcore e Stefano Testa
Il bivacco Gervasutti, realizzato con una scocca modulare a sandwich, ha al suo interno quattro ambienti: ingresso, pranzo e due camerate con 12 posti letto, per un totale di 30 metri quadri [lifegate.it]

Se volete passare la notte in una capsula spaziale che sembra barcollare dal bordo di una scogliera potere recarvi a 2.835 metri di altitudine sul ghiacciaio Frebouze del Monte Bianco. Il bivacco sostituisce il modesto rifugio in legno costruito nel 1948. Il Monte Bianco, un luogo popolare per escursioni a piedi, sci e snowboard, ha ora anche questo capsule-hotel, costruito con l'impiego di elicotteri. Chiunque sia in grado di affrontare a piedi l'impegnativa salita della Val Ferret è il benvenuto a visitare e soggiornare nel bivacco. Con l'energia solare e l'accesso a Internet, questo moderno rifugio alpino è ben lungi dall'essere la vecchia versione in legno. [uniquehotels.com]

Però, guardando il rifugio cilindrico di alluminio vengono in mente tutte quelle lattine abbandonate lungo i sentieri di montagna da squallidi escursionisti più o meno domenicali. La squillante decorazione è estranea al luogo. Per fortuna rocciatori e alpinisti guardano i monti e le valli: hanno la testa altrove.


Shanghai (Cina), The Bund Financial Center (2004), Hetherwick e Foster
Quando due degli studi più innovativi al mondo collaborano a un progetto in uno degli ambienti urbani più famosi della Cina, c'è da aspettarsi qualcosa di straordinario. Il Bund Financial Center è un complesso immobiliare composto da otto volumi. Al centro c'è qualcosa di assolutamente unico, un centro culturale con una facciata cinetica di quinte dorate che ricordano il bambù. È solo un elemento della riuscita composizione contestuale del complesso. I diaframmi della facciata si aprono come un sipario (in realtà scorrono lungo il perimetro) e il palcoscenico diventa visibile dalla piazza. [«Abitare», n. 577]

La cortina della facciata di questo edificio scorre in continuo movimento. È sempre più simile a un lunapark. Attrazioni per stupire e attirare. Dall'edificio urbano a blocco si è passati al blocco di vetro, poi a una forma qualsiasi possibilmente sconcertante e ora siamo giunti agli effetti cinetici. A quando l'ologramma abitato?


Taichung (Taiwan), Teatro nazionale dell'opera (2014), Toyo Ito
A proposito di questo suo progetto Toyo Ito ha detto: «Se guardiamo il mondo come un fiume, allora costruire un edificio è generalmente come immergere un palo di legno in un fiume. La puntata entra ma non ha alcuna relazione con il flusso. Io invece preferisco che i miei progetti assomiglino a un vortice, ciascuno padrone di un proprio spazio, e tuttavia integrato nelle correnti del fiume». [en.npac-ntt.org]

«Se guardiamo il mondo come un fiume, costruire (...) è come immergere un palo di legno in un fiume. (...) Preferisco che i miei progetti assomiglino a un mulinello». È bella l’idea del palo, del mulinello e del fiume. Ora però non è chiaro se l’edificio sia un palo o un mulinello. Stiamo discutendo da ore ma nessuno dei due ha ancora capito quale sia il fiume.


Tbilisi (Georgia), Auditorium e Centro espositivo (2016), Massimiliano Fuksas
Il progettista ha detto in una intervista di cui ci manca il riferimento: «Un gigantesco periscopio da cui osservare la città che cambia (...) contribuisce a ridefinire il profilo di Tbilisi, sempre più orientata verso la contemporaneità».

La parola chiave sembra essere «periscopio», continuamente ripetuta poi dalle riviste e nei siti. Periscopio, che come tutti sanno e lo strumento idoneo per osservare una cosa standone lontani e nascosti.

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