WORLD SAFARI | Blocchi e blocchetti

Le 100 architetture più spettacolari dal Duemila commentate da Gaggero & Luccardini

Gaggero & Luccardini |

C’è in giro una competizione fra gli architetti, che vengono incaricati spesso con l’unico scopo di lasciare il segno. Noi trattiamo la cosa in tono bonario, come fosse un invito a visitare il manufatto trovato. Però poniamo interrogativi che facciano almeno riflettere. La cultura globale e la contemporaneità dell’informazione giocano i loro ruoli. In ogni città si tenta di avere un qualche manufatto dalla forma epocale: matitoni, biscioni, rasoi, schegge, apribottiglie, supposte, caciotte, prismi incubotici e incombenti. L’estetica e il bello sono categorie obsolete. L’etica è superatissima; conta solo l’utile e si misura in denaro. Il bello è confuso con lo stupefacente. Le soluzioni più ostiche rivelano comunque genio e inventiva. Però impressiona la supponenza di molti, l’assenza di responsabilità per le generazioni future e in fondo la superficialità culturale. Viviamo lo stato di fatto. Non c’è spazio per la riflessione, tantomeno per la contemplazione. Ci capitano delle cose e le subiamo, quindi anche le forme delle case e delle città. Non conta l’insieme e nemmeno l’intorno.


Aspen (Usa), Aspen Art Museum (2014), Shigeru Ban Architects
La visione di Ban per il nuovo AAM si basa sulla trasparenza e sui piani di visione aperta, invitando quelli esterni a interagire con l'interno dell'edificio e offrendo a quelli che sono dentro l'opportunità di vedere l'ambiente circostante. [archdaily.com]

L'edificio viene già utilizzato come arma dai residenti nella loro battaglia contro i costruttori che dicono: «Guardando ogni giorno l'Aspen Art Museum, troppo alto e troppo largo, valuteremo il prezzo da pagare per prevenire la costruzione di altri edifici inappropriati, troppo alti e troppo larghi per essere approvati e costruiti». [Architectural Review]

Il rapporto dell’edificio con l’intorno e l’ambiente non sembra essere stato considerato granché. Chi si è posta la domanda: «Come si vede l’edificio dall’esterno, dal paesaggio?». Il solito paradigma soggettivistico: «Ci sono solo io e del resto chi se ne frega».


Basilea (Svizzera), Actelion Business Center (2016), Herzog & de Meuron
In contrasto con l'ambiente circostante densamente costruito con forme rigidamente definite, questo edificio è una struttura aperta composta da elementi simili a travi, impilati uno sopra l'altro, che cambiano il loro aspetto a seconda dell'angolo visuale. Gli spazi tra le travi consentono visioni verso l'interno e l'esterno. La disposizione apparentemente casuale delle travi genera anche terrazze e cortili di molte dimensioni e di diverse qualità per le pause e gli incontri di lavoro dei dipendenti. I posti di lavoro per ufficio sono disposti in linea, con abbondanza di illuminazione diurna. Il layout modulare e le aree senza colonne soddisfano le esigenze di varie tipologie di uffici. Le sale riunioni si trovano agli incroci delle travi per aumentare la comunicazione all'interno dell'azienda. Ulteriori funzioni come un ristorante, un caffè, un auditorium, servizi e aree esterne al piano terra sono accessibili al pubblico. [arch20.com]

Dove poggerà la scala l'imbianchino che deve ripristinare la facciata? È l'ultimo dei problemi, d'accordo. Ma l'impetuosa articolazione distrugge le gerarchie e i capi non sanno più quale stanza gli convenga scegliere. Molto grazioso l'incrocio ad X dei pilastri che forse sono tiranti. 


Basilea (Svizzera), Estensione del Kunstmuseum (2016), Christ & Gantenbein
Gli architetti dichiarano: «Volevamo che il nuovo edificio parlasse la stessa lingua della struttura esistente con le sue possenti mura e le sue originali strisce orizzontali. Allo stesso tempo, tuttavia, volevamo raccontare una nuova storia completamente diversa». Nel fregio è stata incisa su ogni mattone una scanalatura concava sviluppata sull'intera estensione della facciata. Quando la luce del sole passa sopra il fregio, getta un'ombra nelle scanalature, facendole apparire più scure della facciata circostante. Nel profilo piatto delle scanalature ci sono poi dei led: quando sono accesi, la luce si riflette sulla parte concava del mattone e si riflette verso la strada. [archdaily.com]

Il fregio è quello greco o è una striscia che sta in alto con i led? Una striscia che sta in alto è dunque un fregio? A furia di sillogismi quale linguaggio architettonico stiamo usando? Continuamente surfiamo tra un significato e l'altro usando identici termini. Perché c’è bisogno di giustificarsi quando in fondo il nesso è perso? Un latente complesso di colpa elaborato, diventa motivo di orgoglio: meandri dell’inconscio.


Berlino (Germania), Complesso residenziale Wave (2019), Graft Architekten
«Wave» non solo incorpora il percorso del waterfront, ma orienta anche l'edificio a sud con vista sull'acqua con ampi giardini interni e balconi simili a yacht. Al centro il sentiero lungo il fiume si allarga per formare una piccola piazza con giardini e un molo lungo la Sprea. Le morbide linee curve della facciata esposta a sud conferiscono alla facciata una figura scultorea, amorfa, erosa, che riecheggia le qualità narrative della sua posizione sull'acqua nella fluida forma architettonica dell'edificio. La facciata esposta a nord presenta un andamento in contrasto con la griglia dura del quartiere che raccoglie la chiara geometria rettangolare degli edifici Gründerzeit della fine del secolo lungo la Stralauer Allee. La risultante articolazione geometrica della facciata media tra la facciata della strada urbana e la qualità aperta e scultorea del lungomare. [archdaily. com]

Balconi simili a yacht, morbide linee, facciata come figura scultorea, amorfa erosa. Un microcosmo che vorrebbe anche essere urbano aperto con una piazza. In fondo il desiderio di un contesto che non c’è; la costruzione di un nuovo piccolo mondo ideale.


Birmingham (Gran Bretagna), Biblioteca (2012), Mecanoo
La facciata in vetro della biblioteca di Birmingham è coperta da una decorazione composita con un motivo ripetuto di cerchi in acciaio di varie dimensioni, che attutisce il volume imponente e valorizza la sua architettura. La vecchia biblioteca era una costruzione brutalista di cemento armato, la cui forma era poco invitante. [floornature.es]

La più grande biblioteca pubblica d'Europa. Aspira a migliorare l'efficienza energetica attraverso il riutilizzo del sistema di drenaggio e dei materiali riflettenti utilizzati sulla facciata. [The Japan Architect, Yearbook 2013]

La nuova biblioteca pubblica di Birmingham ha ricevuto recensioni contrastanti da parte della critica nel Regno Unito. Per Stephen Bayley [The Telegraph] lo stato dell'edilizia pubblica è una misura della salute psichica di una nazione, e offre una diagnosi meno che positiva per la biblioteca: «rivendicare un edificio alla moda di Mecanoo come un trofeo metropolitano». Per Oliver Wainwright [«The Guardian»], l'edificio è «un moderno colosso» che, «vista la brama di demolizione del consiglio di Birmingham», potrebbe anche, in futuro, ricevere lo stesso destino. Rowan Moore [«The Observer»] sostiene che l'architettura oggi consiste nella confezione che incapsula esternamente la biblioteca, una sorte di «alveare cuboide».

Forse i sostenitori della biblioteca sono descrittivi mentre i denigratori sono giudici sputasentenze. Forse chi si limita a una descrizione si rallegra di avercela fatta ed elude il giudizio. Invece chi ha il coraggio di esprimerlo dichiara soltanto l'impotenza di una sconfitta.


Boca del Río (Messico), Filarmonica (2017), Rojkind Arquitectos
Quello che appare come un sistema di volumi imponenti e massivi chiusi verso l'esterno, è in realtà un edificio che cerca una porosità e un'apertura verso la piazza esterna e il lungomare con i quali segna una continuità compositiva. Le linee frastagliate che caratterizzano spazi e dislivelli interni proseguono nel disegno della pavimentazione degli affacci sull'oceano. La Filarmonica invita il pubblico a entrare e fare uso dei suoi ambienti anche senza varcare la soglia della sala, negli ampi vuoti che si articolano ai vari livelli dal vestibolo. [Casabella n. 886, 2018]

Chi l'avrebbe detto che simili fattezze avrebbero avuto un aspetto invitante? E che i massivi volumi cercavano la porosità? Con una soluzione del genere, senza aperture verso l'esterno ma solo l'impronta delle casseforme sui muraglioni di cemento grezzo, sono stati fatte in Europa le casematte del Vallo Atlantico e certo non per cercare la porosità o invitare qualcuno.


Coira (Svizzera), Museo d'arte dei Grigioni (2011), Studio Barozzi/Veiga
Il nuovo museo affascina grazie alla sua forma chiara e al posizionamento preciso nel contesto di Villa Planta. La volumetria ridotta e compatta, sottolinea, tramite la facciata suddivisa in modo simmetrico, l'indipendenza ma anche il rispetto nei confronti della pregiata villa e dell'edificio vicino. È venuto a crearsi un ensemble convincente costituito da tre edifici di alto livello architettonico, il quale arricchisce l'immagine della città di Coira con un forte accento urbanistico. [buendner-kunstmuseum.ch]

La villa è stata l’edificio di riferimento per l’impianto compositivo del nuovo spazio. La pianta quadrata e le proporzioni sono state riprese in modo che i due edifici si trovassero in un chiaro rapporto di scala. Lo zoccolo della Villa Planta, ritorna nel nuovo volume con una fascia in cemento uniforme. Domina in entrambi un piano di simmetria centrale di palladiana memoria. Colmo di riferimenti all’antico e all’architettura preesistente, il nuovo volume risulta un edificio completamente autonomo, un elemento di rinnovamento perfettamente incastonato sulla Grabenstrasse. [myswiss.com]

Il cubo zigrinato non pare affatto colmo di riferimenti all'antico e all'architettura preesistente ma spicca per la sua diversità da tutto il resto. Sarà anche perfettamente incastonato ma sembra un birillo in mezzo alla piazza.


Gulshan (India), Moschea (2006), Kashef Chowdury
A causa della poca superficie disponibile, la sequenza dei locali interni è pragmatica. L'ingresso è immediato: una rampa di scale dal marciapiede conduce direttamente al vestibolo principale e alla sala di preghiera. Ci sono poi sei livelli superiori. Gli spazi interni godono di buona illuminazione naturale e di ventilazione. Ciò è reso possibile dall'impiego di una facciata a schermo (jali), che avvolge l'edificio e genera la sua forma garantendo al contempo protezione dalla pioggia e dal calore solare. Jali è l'astrazione di «La-ilaha-illallah» (non c'è Dio se non Dio arabo) nella scrittura Kufic, che gira sui quattro i lati. La struttura è in calcestruzzo bianco e dà l'aspetto di un monolite in una città dove il tessuto e lo skyline sono formati da generici edifici residenziali e commerciali. [Werk]

Anche le moschee, si potrebbe dire, subiscono la contaminazione estetica da quanto c'é intorno. Intorno ci sono blocchi residenziali del tutto simili. Una moschea prismatica e l'assenza dei minareti ci rende più vicini alla sua funzione? Qualcuno forse parlerà di «razionalismo islamico», chissà.


Kärsämäki (Finlandia), Chiesa rurale (2004), Aussi Lassila
Forma rimarchevole per la semplicità espressiva: un cubo sormontato da un tetto a quattro spioventi, ma poi l'ideazione è rivolta ai dettagli. La carpenteria è forata sul culmine del tetto da un lucernario, i bordi alla base delle quattro facciate sono tagliati, come per affermare l'apparente lievitazione della coperta sul terreno. [«Tecnique & Architecture», n. 476]

L'obiettivo era dare un senso di serenità e sacralità, un'atmosfera ecumenica. Con questa forma si cerca un'arcaica semplicità e ottima resistenza alle intemperie. La luce naturale lavora in armonia con questo spazio interiore di tranquilla contemplazione. Non ci sono posti a sedere fissi nella chiesa e l'altare è mobile. [oopeaa.com]

L'arcaicità sarà pure semplice, ma trovare il posto in chiesa quando ti spostano sia l'altare sia il sedile diventa un problema. Con tale ansia si nutrono dubbi sulla possibilità di una tranquilla contemplazione.


Los Angeles (Usa), Broad Museum (2015), Diller, Scofidio e Renfro
Il suo aspetto insolito presenta un velo bianco a nido d'ape in cemento armato e fibra di vetro. Si tratta di un involucro che avvolge l'edificio dal tetto al suolo, coprendo anche il marciapiede pubblico da cui i passanti possono vedere alcune delle opere. Come per le opere contemporanee, a volte controverse, la reazione al nuovo edificio è stata contrastante. Il critico di architettura del «Los Angeles Times» Christopher Hawthorne ha recentemente dato una recensione tiepida, definendo la sua facciata «sorprendentemente senza pugni», soprattutto se paragonata a quella del suo vicino più sgargiante, la scintillante Disney Hall d'argento disegnata da Frank Gehry. [seattletimes.com]

C'è malizia nelle parole del critico di architettura. In sostanza dice: «Questo palazzo è troppo normale!». Ormai la gente (forse solo a Los Angeles) dagli architetti si attende solo cose pazzesche. È una specie di droga la competizione per attirare il pubblico. Non c'è un antidoto. Non funzionano né il grigiore dell'omogeneità né la follia di un eremitaggio nei boschi.


New York (Usa), 56 Leonard Street Building (2017), Herzog e De Meuron
A causa dei suoi balconi a sbalzo la torre è stata soprannominata il «Jenga Building» (Jenga è un gioco da tavolo che consiste nel fare la pila più alta con mattoncini di legno tutti uguali). Ogni appartamento è diverso dagli altri. Tra questi ce n'è uno di 1.500 metri quadrati situato al nono e decimo piano. I residenti dispongono anche di una piscina con terrazza all'aperto, vasca per idromassaggio e un centro fitness con bagno turco. Alta 243 metri, la torre ha 145 alloggi fra cui 10 attici con vista sulla città. Ognuna di queste residenze ha caminetti a legna e ascensore privato. [designboom.com]

È il fermo-immagine dell'esplosione di una cassettiera. Faticose le riunioni di condominio per sistemare le cose!


Ningbo (Cina), Cittadella della cultura (2008), Whang Shu
L'edificio è stato costruito con la tecnica del wa pan, cioè utilizzando frammenti di mattoni e piastrelle trovati in giro. La tecnica è stata adoperata un tempo dai contadini per ricostruire velocemente dopo i danni causati dai tifoni. Molta gente però ha osservato che in un edificio moderno non sia corretto usare materiali di recupero. Sulla facciata ci sono mattoni fatti più di 400 anni fa e ce n'è uno che proviene dalla dinastia Tang, cioè 1.500 anni fa. La maggior parte di questo museo è fatta di detriti raccolti nella regione. «Solo gli artigiani di questa zona sanno come farlo», ha detto Wang. «Se non lo usiamo gli artigiani dimenticheranno come farlo». E poi ha concluso: «Ho progettato questo per cercare di portare indietro la loro memoria». [cfileonline.org]

È stata usata una tecnica cinese chiamata wa pan. Recuperano cocci e mattoni vecchi e li riusano. Pare che alcune persone fossero molto, molto arrabbiate. Dicevano: «Nel nuovo e moderno quartiere hai progettato un edificio così anti moderno!». Sarebbe interessante importare rifiuti contemporanei e reimpiegarli, chissà se questo la farebbe diventare automaticamente moderna oppure, nel contemporaneo il riutilizzo non è contemporaneo. Chissà.


Rotterdam (Olanda), Grattacielo Kop van Zuid (2013), Rem Koolhaas
Il più celebre architetto olandese contemporaneo ha realizzato l'ultimo degli imponenti grattacieli sulla Manhattan della Maas. L'edificio si trova accanto alla Torre Kpn di Renzo Piano e prende il nome da una delle navi della linea Olanda-Amerika che un tempo trasportava migliaia di emigranti europei a New York dal molo Wilhelmina. È l'edificio più grande dei Paesi Bassi e uno dei più grandi d'Europa. Ospita sia uffici (70mila metri quadrati) che residenze (240 appartamenti). Inoltre, all'interno c'è un boutique-hotel di 285 camere e due piani di parcheggio. L'edificio è costituito da tre torri interconnesse che condividono una base alta sei piani. Le torri si separano e poi si fondono. L'edificio è rivestito da una superficie continua di vetro su sottili montanti in alluminio. [bluffton.edu]

Due strati di scatoloni di vetro disallineati sulle basi d'appoggio. Così squilibrati inquietano l'osservatore e si stampano nella memoria. L'inquietudine resta nella mente e nelle foto anche più dell'edificio accanto: quello con la stampella.


Shenzen (Cina), Edificio della Borsa (2013), OMA
Da millenni un edificio solido ha una base solida. Ma l'essenza del mercato azionario è la speculazione: si basa sul capitale, non sulla gravità. Questo edificio rappresenta dunque il mercato azionario, suggerisce e illustra il processo del mercato. Ecco perché qui c'è una base galleggiante, sollevata dall'euforia speculativa che guida il mercato. Sollevare la base nell'aria aumenta la sua esposizione, in modo da trasmettere le attività del mercato azionario a tutta la città. Lo spazio liberato a terra è una piazza urbana coperta che ospita eventi pubblici. La forma squadrata della torre si allinea a quelle delle torri circostanti, ma sulla sua facciata si fondono due tipologie di involucro: la parete finestrata e quella vetrata. Il vetro crea un misterioso effetto cristallino quando la torre risponde alla luce: scintillante durante il sole luminoso, muto in una giornata nuvolosa, enigmatico al crepuscolo, scintillante durante la pioggia e incandescente di notte. [aasarchitecture.com]

Gli autori dichiarano che «il nostro progetto è un edificio a base galleggiante (...) come se fosse sollevato dalla stessa euforia speculativa che guida il mercato». Gli è scappato il termine euforia, ma su questo non obiettiamo. È la base galleggiante che ci turba. Non abbiamo capito su cosa galleggi. Per fortuna siamo convinti che il mercato sia un sistema perfetto che si autoregola: siamo sicuri che prima o poi la base tornerà a terra.


Toronto (Canada), College of Art and Design (2000), William Alsop
Il progetto fa onore all'attività che si svolge all'interno e ha suscitato molte critiche a favore e contro. Si tratta di una scatola situata a 26 metri sul suolo, poggiata su 12 colonne d'acciaio che è subito diventata uno degli edifici più emozionanti di Toronto. È stato uno dei sei edifici premiati dal Royal Institute of British Architects Worldwide nel 2004 e il suo progettista è stato descritto come «coraggioso, audace e un po' pazzo». L'edificio ha ricevuto nel 2005 anche il premio dal Toronto Architecture and Urban Design che valuta le strutture in base al rapporto che hanno con la sfera pubblica. Infine questo Centre for Design è stato considerato eccezionale nei Canadian Consulting Engineering Awards del 2005. I giudici hanno descritto il progetto come una straordinaria e audace espressione d'ingegneria strutturale. [en.wikiarquitectura.com]

Si sentiva la mancanza di manufatti pluripremiati situati a 26 metri da terra! Certo che costruire in cielo sopra le case potrebbe essere l'affare fondiario del secolo.


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