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Le 100 architetture più spettacolari dal Duemila commentate da Gaggero & Luccardini

Madrid (Spagna), Hemeroscopium House (2005), Ensemble Studio
Gaggero & Luccardini |

C’è in giro una competizione fra gli architetti, che vengono incaricati spesso con l’unico scopo di lasciare il segno. Noi trattiamo la cosa in tono bonario, come fosse un invito a visitare il manufatto trovato. Però poniamo interrogativi che facciano almeno riflettere. La cultura globale e la contemporaneità dell’informazione giocano i loro ruoli. In ogni città si tenta di avere un qualche manufatto dalla forma epocale: matitoni, biscioni, rasoi, schegge, apribottiglie, supposte, caciotte, prismi incubotici e incombenti. L’estetica e il bello sono categorie obsolete. L’etica è superatissima; conta solo l’utile e si misura in denaro. Il bello è confuso con lo stupefacente. Le soluzioni più ostiche rivelano comunque genio e inventiva. Però impressiona la supponenza di molti, l’assenza di responsabilità per le generazioni future e in fondo la superficialità culturale. Viviamo lo stato di fatto. Non c’è spazio per la riflessione, tantomeno per la contemplazione. Ci capitano delle cose e le subiamo, quindi anche le forme delle case e delle città. Non conta l’insieme e nemmeno l’intorno.


Madrid (Spagna), Hemeroscopium House (2005), Ensemble Studio
Hemeroscopium è il luogo dove il sole tramonta. Un'allusione a un luogo che esiste solo nella nostra mente, che è in continua evoluzione, ma è comunque reale. È delimitato dai riferimenti dell'orizzonte, dai limiti fisici, definiti dalla luce. L'emeroscopio intrappola lo spazio domestico e l'orizzonte lontano. E lo fa con strutture poste in un equilibrio apparentemente instabile, che racchiudono gli spazi abitativi ma permettono alla visione di fuggire. Strutture pesanti e grandi azioni sono disposte in modo da provocare la gravità per spostare lo spazio. L'ordine in cui queste strutture sono accatastate si sviluppa verso l'alto in una sequenza di elementi che diventano più leggeri man mano che la struttura cresce, chiudendosi sul punto culminante. Per il modo in cui è impostata la casa diventa aerea, leggera, trasparente, e lo spazio mantenuto all'interno scorre con la vita. C'è voluto un anno per progettarla ma solo sette giorni per costruirla, grazie alla prefabbricazione. E così s'inventa un linguaggio sorprendente, dove la forma scompare cedendo il posto allo spazio nudo. [architzer.com]

Stupefacente la prosa celebrativa di questo manufatto realizzato con i pezzi che residuavano da un capannone industriale. Chiunque avrebbe rinunciato a ricavare un alloggio (di pregio, fra l'altro) coi travoni che di solito vediamo nei viadotti autostradali. Si vede che l'economia circolare ha fatto progressi: dal riciclaggio dell'umido al riciclaggio del calcestruzzo armato. E questa è una buona notizia, purché si tratti di ville prestigiose!


Mathura (India), Alloggi per studenti (2015), Saniay Puri Architects
La fila di camere della casa per studenti si snoda a formare un cuneo nel paesaggio in cui è inserita. A causa del clima caldo arido e della posizione, con temperature superiori a 35 gradi per otto mesi l'anno, l'edificio ha solo giardini rivolti a nord e in più ognuna delle ottocento camere ha la finestra angolata e rivolta a nord. [archdaily.com]

Per qualche misterioso motivo si è preferito fabbricare per ottocento volte una spigolosa protuberanza anziché orientare a nord l'intera facciata di questo edificio. Del resto non è così grave la scomodità di affacciarsi alla finestra visto l'asmatico giardino sottostante.


Oslo (Norvegia), Teatro dell'Opera (2007), Studio Snøetta
Il premio dell'Unione Europea 2009 per l'architettura contemporanea a questo progetto è stato motivato dalla giuria per i temi fortemente identificabili che legano l'edificio alla sua cultura e al luogo ma che presentano anche un'espressione insolita e unica, per molti versi nuova e innovativa. Il progetto sviluppa un programma estremamente complesso in un semplice piano che integra la praticità e un approccio scultoreo, intuitivo nella modellazione della forma esterna. La sua forma slanciata diventa un legame con la città piuttosto che un'espressione scultorea divisiva. Il suo tetto accessibile e gli atri e spazi pubblici coperti rendono l'edificio un monumento sociale piuttosto che scultoreo. Nei mesi invernali, il ghiaccio si forma spesso lungo la rampa e i cumuli di neve alterano la forma dell'edificio. [arch2o.com]

Una forma del genere poteva essere un museo, un palazzo della scienza, un centro culturale, un centro congressi e qualsiasi altra cosa. Perché no un Teatro dell’Opera? I legami alla cultura, al luogo e alla città sono fatti salvi di default, anche se, con la neve, la forma scultorea dell’edificio sembra un piccolo iceberg.


Oudenaarde (Belgio), Fabbrica di mostarda (2017), David Dhooge e Saar Meganck
A causa del basso budget, il «grasso» è stato tagliato, portando l'edificio a una estrema sintesi. Lo spazio che ha intorno è il minimo di pavimento necessario per il carico e lo scarico. La produzione è «commemorata» nella torre, dove si trovano i silos con semi di senape. Il varco centrale si rivela come un buco nella massiccia facciata fatta da un insieme ritmico di pannelli in cemento. L'edificio deve rispettare le norme igieniche in base alle quali deve essere separata la zona produttiva dal resto. La scala centrale risolve abilmente questo problema e mostra il funzionamento e il Dna dell'edificio. Design come artigianato. La torre della senape simboleggia il culmine di due anni di ricerca progettuale e la nuova produzione verticale. Il linguaggio architettonico è sorprendentemente semplice, sacrale e ricorda la tradizione del passato. Le facciate traducono letteralmente l'interno dell'edificio. Nella parte anteriore c'è solo il deposito che è sensibile ai raggi Uv, la parte posteriore è completamente rivolta alla natura sottostante. Non una tipica cassaforte chiusa, ma uno spazio aperto con la scala centrale che induce incontri reciproci. [archdaily.com]

Ecco un crematorio! Invece produce mostarda. L'equivoco evoca immagini orrende. Una banale insegna al neon ci avrebbe notevolmente sollevato.


Sandu (Cina), Centro culturale Shui (2014), Haobo Wei e Jingsong Xie
La costruzione è primitiva e potente nell'efficace combinazione tra l'iconica elementarità del suo profilo frastagliato, direttamente mutuato dal pittogramma Shui utilizzato per indicare le «montagne» e la grana rustica della sua struttura plastica in béton brut. [«Casabella» n. 890, 2018]

L'edificio stesso è costituito da tre strisce principali, che combinano tutte le funzioni del centro. La prima è la sala rituale, che con i suoi bordi vivi, i colori forti e lo spazio stretto mira a creare una forte prima impressione sui visitatori, che stanno chiaramente entrando in una dimensione diversa. La seconda striscia mantiene ancora il tetto affilato, ma accoglie i visitatori con toni meno drammatici e funge da sala di ricevimento. Nella terza striscia, che ha due piani, al piano terra troviamo uno spazio più convenzionale che include tutte le funzioni principali: visitatore e centro di assistenza, caffetteria, servizi igienici, business center e un ufficio al piano superiore. Il calcestruzzo è fortemente marcato da un motivo in legno, dato dai quarti di pino. Il legno di pino è uno dei materiali più comuni nella zona di Sandu e la struttura in cemento contemporaneo riecheggia l'architettura tradizionale in legno locale. [domusweb.it]

Fantastico. Essendo stato gettato in casseforme di pino, «echeggia» l'architettura tradizionale in legno. È la celebrazione dello stampo. A volte può essere l'unica traccia di forme della natura ormai perdute anche se si ispira al pittogramma «Shui».


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