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Le 100 architetture più spettacolari dal Duemila commentate da Gaggero & Luccardini

Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), Louvre Abu Dhabi (2017), Jean Nouvel
Gaggero & Luccardini |

C’è in giro una competizione fra gli architetti, che vengono incaricati spesso con l’unico scopo di lasciare il segno. Noi trattiamo la cosa in tono bonario, come fosse un invito a visitare il manufatto trovato. Però poniamo interrogativi che facciano almeno riflettere. La cultura globale e la contemporaneità dell’informazione giocano i loro ruoli. In ogni città si tenta di avere un qualche manufatto dalla forma epocale: matitoni, biscioni, rasoi, schegge, apribottiglie, supposte, caciotte, prismi incubotici e incombenti. L’estetica e il bello sono categorie obsolete. L’etica è superatissima; conta solo l’utile e si misura in denaro. Il bello è confuso con lo stupefacente. Le soluzioni più ostiche rivelano comunque genio e inventiva. Però impressiona la supponenza di molti, l’assenza di responsabilità per le generazioni future e in fondo la superficialità culturale. Viviamo lo stato di fatto. Non c’è spazio per la riflessione, tantomeno per la contemplazione. Ci capitano delle cose e le subiamo, quindi anche le forme delle case e delle città. Non conta l’insieme e nemmeno l’intorno.


Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), Louvre Abu Dhabi (2017), Jean Nouvel
La cupola è la parte prominente e simbolica dell'architettura islamica. Ombreggia il museo con le sue 7mila tonnellate e tuttavia genera l'illusione del galleggiamento sull'acqua sottostante, sorretta da quattro pilastri nascosti. Il delicato design di questa struttura metallica a motivi geometrici permette alla luce del sole di illuminare gli spazi sottostanti durante il giorno, mentre di notte diventa un cielo stellato, creando una confortevole esperienza errante, un ambiente continuo e sereno di calma. Sotto la cupola ci sono 55 ambienti cubici bianchi, una sorta di città, composta come una medina, il centro storico delle città nordafricane e arabe. [Architectural Review]

Sicuramente questo è il coperchio più costoso del mondo, dovendo anche proteggere le opere d'arte dall'umidità che viene dal mare su cui sorge. Ma il disco volante che si è posato sulle acque sembra venuto da un altro pianeta proprio per cercare l'acqua che manca nel suo luogo di provenienza. Tutto sembra alieno: il suolo liquido, il peso del tetto, i buchi sulla cupola per l'esalazione dell'umidità. Per questo è affascinante.


Busan (Corea del Sud), Cinema Center (2012), Coop Himmelb(l)au
La continua sperimentazione di CoopHimmelb(l)au con la progettazione del tetto, decostruendo le funzionalità del tetto e reinventandolo non solo come struttura architettonica ma come architettura a se stante. La sua estetica di nuvola galleggiante con complessità strutturali e programmatiche contenute, definisce quello che lo studio chiama «tetto volante».

Il tetto decostruito è diventato un’architettura a se stante, lo studio lo definisce «tetto volante» ma ha un estetica di nuvola «galleggiante». Eppure non vola, non galleggia e sembra piuttosto pesante, decisamente costruito piuttosto che decostruito.


Grasse (Francia), Palazzo di Giustizia (2000), Christian de Portzamparc
L'architetto ha utilizzato l'occasione per migliorare la visibilità dei tribunali mettendo il tribunale amministrativo in una curva. Nel suo insieme il distretto giudiziario appare dunque come una torre, un perno costante intorno al quale scorre il traffico, lungo la curva del bellissimo muro di sostegno della città. Il Palazzo ha una forma ellittica, nella parte inferiore sono poste le aule di tribunale. La facciata dei piani superiori, dove si trovano gli uffici, è dotata di grandi frangisole bianchi, mobili che proteggono l'edificio dal sole o si aprono per rivelare il vasto paesaggio della valle. [christiandeportzamparc.com]

Bisogna fare un paio di osservazioni: c'è davvero bisogno di migliorare la visibilità dei tribunali? E lo si fa mettendoli in una curva? Forse il corretto rimando è al nome che aveva nel Settecento il tribunale: era la Rota ma è improbabile che oggi sia una rotatoria. Resta il fatto che i tornanti stradali hanno un fascino molto superiore ai rettilinei e ciò non si può dire per la Giustizia.


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