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Simone Facchinetti
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«La situazione è grave ma non è seria». Nella battuta di Ennio Flaiano è racchiuso il mondo in cui viviamo, con la grossa differenza che ai tempi di Flaiano quando la gente capiva il nonsense scoppiava a ridere, oggi siamo assaliti da sentimenti di angoscia. Bisogna ammettere che la tecnologia ci appare ormai nemica, quindi il mio suggerimento è quello di decapitarla senza pietà. Vorrei fare qualche esempio del suo uso distorto al fine di ingannare il prossimo: il primo è un classico di cui tutti possiamo osservare gli effetti. Le immagini delle opere d’arte caricate in rete sono spesso trattate con filtri che le migliorano, le rendono più seducenti, ne eliminano i difetti, impiegano una marea di processi di sofisticazione che le allontanano dalla realtà. Pensate al volto di Madonna che pubblicizza una nota marca di cosmetici. Molti si fermano a guardarlo perché è talmente modificato da decenni di trattamenti e di imbalsamazione che ne restano sorpresi.
Si chiedono: «ma è vero oppure no?». Sarebbe interessante vederlo senza trucco e sotto la luce spietata del sole per accorgersi di come stanno realmente le cose. Ma non è forse questo uno dei subdoli obiettivi della campagna pubblicitaria? Ovvero farci credere che basta un trucco per apparire eternamente giovani, costringendoci a sorvolare sulle numerose plastiche facciali alle quali quel volto si è sottoposto nel corso del tempo? Il punto è che anche le case d’asta più periferiche e disgraziate usano senza criterio programmi per migliorare l’aspetto estetico delle fotografie delle opere d’arte, con il risultato che una persona crede di aver acquistato un dipinto e poi gli arriva a casa la sua brutta copia. Mi è capitato di recente di mettere le mani su un quadro che sembrava molto interessante per i colori, lo stato di conservazione ecc. Dal vero appariva tutta un’altra cosa, è stato come risvegliarsi improvvisamente nel letto di Madonna e vedere sonnecchiare un misero cadavere: brividi e angoscia, ho sempre odiato i film horror. Per fuggire da questo mondo spaventoso conviene tornare ad apprezzare le cose dal vivo. Nel corso del mese di settembre alcune case d’asta tedesche e svizzere (non faccio nomi perché poi arriva la solita querela) hanno messo in vendita vagonate di ridicoli falsi, frustoli talmente ridipinti da risultare irriconoscibili. Chi li avrà acquistati si godrà un inferno spaventoso, con l’aggravante che è stato pure derubato. Le persone che hanno avuto la fortuna di visitare l’ultima edizione della Biaf(Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, aperta fino al 4 ottobre) si saranno felicemente rese conto che esiste un mondo migliore, fatto di opere originali, selezionate con passione da professionisti preparati, vagliate da un vetting intransigente e garantite da studi rigorosi. Non conviene più a nessuno travestire la realtà come fa il mondo dell’etere, diventato col tempo un luogo falso e inospitale. Tagliamogli la testa.
Simone Facchinetti
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