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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliIl progetto mai realizzato per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze resta una delle vicende più affascinanti e al contempo amare della storia dell’architettura rinascimentale. Nata nel 1515 per volere di Papa Leone X de’ Medici e affidata nel 1516 a Michelangelo Buonarroti, la commissione mirava a trasformare il grezzo muro in mattoni della chiesa di famiglia in un colossale palcoscenico di marmo, capace di fondere architettura e scultura attraverso una quarantina di statue e rilievi. Un’intuizione geniale che slegò per la prima volta la facciata dal profilo interno dell’edificio, anticipando di decenni il linguaggio barocco. Tuttavia, tra le insidie logistiche delle cave di Pietrasanta e l’esasperante burocrazia, il contratto fu rescisso nel 1520. Un «vituperio grandissimo» per l’artista, che lasciò incompiuto il suo primo grande incarico architettonico, preludio ai successivi capolavori della Sagrestia Nuova e della Biblioteca Medicea Laurenziana.
Le origini di questa complessa genesi figurativa risiedono nel «Primo progetto per la facciata di San Lorenzo», foglio (719 mm x 862 mm) custodito nelle collezioni di Casa Buonarroti. Proprio questo disegno, cardine dell’iconografia michelangiolesca, è il protagonista della 34ma Biaf-Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, in programma a Palazzo Corsini dal 24 settembre al 4 ottobre. L’iniziativa segna il debutto della manifestazione sotto la direzione del nuovo Segretario Generale Bruno Botticelli, posizionandosi come uno dei pilastri culturali dell’edizione e sottolineando la volontà di creare salde sinergie con le istituzioni di tutela del territorio fiorentino.
L’esposizione rappresenta un’occasione cruciale per ammirare da vicino il foglio, che reca i segni di un naturale degrado, prima del suo ricovero nei laboratori dell’Opd-Opificio delle Pietre Dure, dove sarà sottoposto a un delicato restauro conservativo interamente sostenuto dalla Fondazione Cr Firenze.
A guidare l’intervento saranno i risultati della campagna diagnostica preliminare condotta dall’Opd ad agosto presso la Fortezza da Basso. Le analisi scientifiche hanno già mostrato la stratificazione del processo creativo di Michelangelo: dal primo tratto a punta d’argento alla ripresa a matita, fino alla stesura finale con inchiostri di diversa natura chimica, la cui mappatura permette oggi di seguire quasi in tempo reale l’evoluzione del pensiero dell’artista. Anche lo studio del supporto cartaceo ha rivelato elementi preziosi, evidenziando come la parte inferiore sia composta da quattro fogli più chiari e meglio conservati, mentre quella superiore consti di due soli fogli più scuri e privi di filigrana.
Giorgio Valentini
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