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Simone Facchinetti
Leggi i suoi articoliNegli ultimi tempi anche le case d’aste più piccole hanno risvegliato qualche curioso «dormiente»: dipinti ignorati o incompresi che si sono rivelati per quello che erano veramente, ma solo quando il martello ha dato l’ultimo colpo, durante violente battaglie di rilanci su rilanci. Segnalerò alcuni casi, sufficienti a far capire che nel mercato si trova ancora merce preziosa, basta saperla cercare, e, soprattutto trovare.
Tra i casi più eclatanti c’è stata la «Scena di battaglia» venuta alla luce da Pandolfini lo scorso aprile, giudicata come opera «lombarda del XVII secolo», e stimata 2-3mila euro, che ha corso fino a raggiungere i 400.000 euro. Subito i social si sono scatenati facendo emergere il nome di Nicolas Poussin. Pare sia stato acquistato da un mercante francese, ovviamente. Ora la faccenda si fa grama, lasciarlo andare o far scattare la notifica? Giudicheranno i competenti in materia ma certo il caso non è passato inosservato.
Sempre lo scorso aprile Capitolium di Brescia aveva un gruppo di opere provenienti dalla collezione di Mina Gregori (che ha compiuto a marzo 102 anni) senza che la notizia apparisse esplicitamente. Non solo, le opere avevano una stima stranamente troppo bassa. Sono certo della provenienza perché le avevo viste in casa sua a Firenze, diversi anni fa. Perché svenderle sul mercato? Mistero. Per fortuna «la mano invisibile» è intervenuta ad aggiustare un po’ le cose, ma solo fino a un certo punto. Il lotto 21, messo all’asta come anonimo, era visibilmente firmato dal cremonese Galeazzo Campi, la stima di 1000 euro si è moltiplicata per 10. Il lotto 30 di Daniel Seghers ha raddoppiato la base d’asta di 5mila euro. Il lotto 32, messo come «cerchia di Juan Bautista Maíno», è passato da 2500 euro al costo di oltre 88mila. Ma perché «cerchia»? L’aveva pubblicato la medesima Gregori negli «Scritti in onore di Federico Zeri» ed è stato esposto come autografo all’unica mostra monografica dedicata a Maíno che si è tenuta a Madrid nel 2009. Il suo pendant aveva fatto da Bonhams, circa 6 anni fa, oltre 200mila sterline. In questo caso la «mano invisibile» è stata piuttosto cauta e micraniosa. Ma la domanda resta, perché buttare sul mercato, in un’asta online, materiale così prezioso e non presentato adeguatamente? Mistero.
Infine due casi che riguardano Daniele Crespi. Il primo andato in scena da Nagel lo scorso 3 maggio: un notevole «San Paolo» messo come anonimo che ha moltiplicato per 20 la stima, l’altro, ugualmente notevole («artista italiano del XVII secolo») venduto da Capitolium lo scorso 9 giugno che ha moltiplicato per 30 la base d’asta. Morale? Non c’è morale, c’è il mercato che si diverte a farci delle sorprese. Fortunati quelli che le sanno cogliere al volo.
Simone Facchinetti
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