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Simone Facchinetti
Leggi i suoi articoliIl mercato degli Old Masters è animato da vari protagonisti. Il conoscitore, una specie in via di estinzione, si colloca in cima alla catena alimentare. Grazie alla reputazione guadagnata sul campo e al disinteresse nei confronti delle dinamiche commerciali, il suo giudizio resta un punto di riferimento imprescindibile per il mercato dell’arte. Da alcuni anni la Fondazione Zeri di Bologna promuove seminari dedicati ai grandi conoscitori del passato, interrogandosi sull’eredità e l’attualità del loro metodo.
L’edizione di quest’anno, curata da Andrea Bacchi e Neville Rowley, è rivolta a 30 giovani laureati in storia dell’arte, italiani o stranieri. Il tema scelto è di estremo interesse per la storia della connoisseurship poiché affronta due giganti della disciplina: Giovan Battista Cavalcaselle e Giovanni Morelli. La domanda un po’ ironica e provocatoria posta dagli organizzatori è «chi era il migliore?». Già in vita, i due studiosi avevano dato origine a schieramenti contrapposti. Da un lato chi riconosceva in Cavalcaselle uno dei più acuti conoscitori del suo tempo; dall’altro chi rimaneva affascinato dal metodo sperimentale introdotto da Morelli. La battaglia di idee è proseguita animosamente anche nel XX secolo. Oggi il clima è più disteso, certo ideologicamente meno schierato. È sempre difficile stilare delle classifiche, tuttavia si può dire che il campo di azione dei due conoscitori è stato molto diverso. Cavalcaselle (assieme a Joseph Archer Crowe) era impegnato in vaste imprese storiografiche. Non meno ambizioso fu il progetto di Morelli che credeva di aver messo a punto un sistema infallibile per l’attribuzione dei dipinti del Rinascimento italiano, tramite l’osservazione di dettagli secondari come le dita delle mani, i lobi auricolari e persino la forma delle unghie.
Cavalcaselle e Morelli lavorarono insieme nel 1861, grazie a un incarico ministeriale che li aveva portati nelle Marche e nell’Umbria a studiare e inventariare le opere d’arte di pubblico interesse conservate nelle chiese soppresse. Prima di quel momento Morelli nutriva una grande stima nei confronti del collega. Probabilmente durante il viaggio si rese conto di essergli inferiore. È solo una supposizione ma spiegherebbe la violenta reazione di Morelli dopo la pubblicazione di Crowe e Cavalcaselle della New History of Painting in Italy (1864-66) e soprattutto della History of Painting in North Italy, uscita nel 1871. Sappiamo che Morelli scrisse il suo volume sulle gallerie di Monaco, Dresda e Berlino nel 1880 anche con l’intento di strapazzare i risultati attributivi di Cavalcaselle. In questo caso, la competizione si rivelò estremamente feconda. Il metodo sperimentale messo a punto da Morelli era un’arma puntata contro il suo antagonista. Conosceremo il verdetto sul vincitore, alla fine del seminario bolognese.
Una pagina tratta da un volume di Morelli con disegni dei lobi delle orecchie, utili a riconoscere gli autori del Rinascimento italiano
Simone Facchinetti
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