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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliRiportare la «Ronda di notte» (1642) di Rembrandt al suo originale splendore è lo scopo del progetto «Operation Night Watch», la più imponente campagna di ricerca e restauro mai dedicata all’opera conservata al Rijksmuseum di Amsterdam. Dopo cinque anni di analisi diagnostiche e circa due anni di lavori, ora di passa allo studio dei microrganismi che vivono sul dipinto.
«I microbi sono ovunque intorno a noi, ma il più delle volte non possiamo vederli, spiega la microbiologa di Artis-Micropia, Eline van Bloois. Riuscire a rendere visibile il microbioma della “Ronda di notte” è davvero speciale. Il contrasto tra le più piccole forme di vita sulla Terra e quest’opera d’arte imponente è di per sé affascinante. È un modo sorprendente per dimostrare che anche un capolavoro conservato con tanta cura come la “Ronda di notte” è costantemente a contatto con un ambiente vivente».
L’operazione sarà presentata insieme a Micropia, il museo che dal 2014 fa parte dell’Artis Zoo di Amsterdam e che si occupa di avvicinare il grande pubblico al mondo dei microbi. Dall’11 novembre, il museo ospiterà «The Night Watch Lives», un’installazione con una riproduzione a grandezza naturale della «Ronda di notte». Qui il pubblico potrà vedere i campioni prelevati dal dipinto da un tecnico di laboratorio di Artis-Micropia e dai restauratori del Rijksmuseum nell’arco di sei mesi e assistere alla loro coltura. I campioni, raccolti da sezioni con e senza strati di vernice, saranno poi inviati a un laboratorio esterno per essere analizzati.
«Studiando il dipinto sia a livello macroscopico che microscopico, afferma Katrien Keune, responsabile scientifica del museo in cui è in corso il restauro sotto gli occhi del pubblico, dietro una teca nella Galleria d’Onore, il Rijksmuseum ha appreso molto di più su come Rembrandt ha dipinto la “Ronda di notte” e sullo stato di conservazione dell’opera. Grazie alla competenza unica di Artis-Micropia, presto sapremo anche quali microrganismi vivono sulla “Ronda di notte”».
Nel dicembre 2023, la rivista «Science» pubblicava i risultati di alcune ricerche condotte sulla tela, secondo i quali Rembrandt utilizzava una miscela di olio e piombo per preparare le superfici e renderle più resistenti alle muffe, una minaccia comune negli edifici umidi di Amsterdam. Una pratica che lo distingueva dai suoi contemporanei, soliti applicare uno strato di colla, e che potrebbe aver contribuito a prevenire la proliferazione di microbi e batteri.
Cecilia Paccagnella
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