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Modellino del Doha Pavilion: Gerhard Richter

Courtesy of Selldorf Architects

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Modellino del Doha Pavilion: Gerhard Richter

Courtesy of Selldorf Architects

A Doha sorgerà il «tempio» della percezione di Gerhard Richter

Si chiamerà Doha Pavilion: Gerhard Richter l’edificio esagonale che verrà installato nel Mia Park, l’ampio spazio pubblico antistante il Museo d’Arte Islamica. «L’architettura e la storia della città hanno dato vita all’idea di un padiglione in grado di unire i fili tematici di quel corpus di opere», ha dichiarato il maestro tedesco

Cecilia Paccagnella

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Nel 1964 i collezionisti John e Dominique de Menil commissionarono a Mark Rothko uno spazio per la meditazione che fosse adornato dalle sue opere. Il progetto, oggi conosciuto come Cappella Rothko, fu completato nel 1971, un anno dopo la scomparsa dell’artista che si suicidò nel suo studio di New York. Quello di Houston è un esempio di struttura architettonica pregna dell’essenza dell’artista e della sua arte, proprio come quella che sarà inaugurata il 20 novembre nel Mia Park di Doha, il giorno prima dell’apertura della nuova quadriennale nazionale di arte contemporanea, la Rubaiya Qatar (21 novembre-30 aprile 2027), e che custodirà per i secoli a venire l’opera di Gerhard Richter (Dresda, 1932). 

«L’ambizioso programma del Qatar dedicato alle installazioni di arte pubblica è stato sviluppato grazie ai nostri rapporti con figure di spicco dell’arte contemporanea, afferma la Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidente di Qatar Museums. È un piacere straordinario poter ora lavorare con un artista riconosciuto come uno dei più grandi della sua generazione, Gerhard Richter, il cui Doha Pavilion, senza precedenti, arricchisce sia le nostre opere d’arte pubblica sia il panorama culturale internazionale».

Si chiamerà Doha Pavilion: Gerhard Richter l’edificio esagonale nell’ampio spazio pubblico antistante il Museo d’Arte Islamica progettato, con l’aiuto dello studio Selldorf Architects, dal maestro tedesco stesso: «Il mio viaggio a Doha nel 2013 è avvenuto due anni dopo l’inizio dello sviluppo dei miei dipinti della serie “Strip”, e l’architettura e la storia della città hanno dato vita all’idea di un padiglione in grado di unire i fili tematici di quel corpus di opere».

Sulle pareti esterne, piastrelle decorative comporranno un mosaico di motivi ripetuti, come quelli che Richter raccolse all’interno del libro d’artista «Patterns» pubblicato nel 2011. Gli stessi motivi alla base della serie «Strip», avviata nello stesso anno. Unendo pittura astratta, tecnologia digitale e teoria del caso, riuscì a scomporre una fotografia del suo dipinto a olio «Abstraktes Bild (724-4)» (1990): dopo una prima divisione in due parti, l’opera fu divisa ulteriormente fino a ottenere 8192 strisce microscopiche. Da un orientamento verticale, le strisce furono posizionate, allungate, in senso orizzontale e, tramite un software, «specchiate» fino ad ottenere motivi simmetrici. Da lontano, queste composizioni suggeriscono vibrazioni cromatiche ed effetti di profondità che richiamano immagini di flussi di dati o spettri di luce. Oppure arabeschi e piastrelle tipiche dell’arte islamica. Sempre all’esterno, sarà collocata una scultura in pietra intitolata «Brunnen». 

«All’interno, i dipinti della serie “Strip” sono esposti accanto ai “Mirrors”, mentre la “Strip Tower” è collocata al centro dello spazio. Doha è il luogo giusto e l’unico possibile per il mio Padiglione», spiega Richter. I due specchi, risalenti agli anni Ottanta, fungono qui da amplificatori dello spazio e, con il passaggio degli spettatori, proporranno un allestimento in perenne movimento.

Il Doha Pavilion: Gerhard Richter si presenta quindi come un «tempio» in grado di mettere in discussione l’idea stessa di rappresentazione: nell’arco della sua carriera Richter ha sfidato i modi tradizionali di guardare l’immagine e, a Doha, porta questa ricerca nelle tre dimensioni. Una sorta di opera totale, nella quale architettura, pittura, tecnologia e geometria diventano inseparabili e che, paradossalmente, rende duratura proprio quell’instabilità della percezione che attraversa la sua opera.

Render dell’interno del Doha Pavilion: Gerhard Richter. © Selldorf Architects

Cecilia Paccagnella, 11 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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