Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Francis Bacon, «Studio corrida», 1969 (particolare)

© Lyon MBA - Photo Martial Couderette © The Estate of Francis Bacon by SIAE 2026

Image

Francis Bacon, «Studio corrida», 1969 (particolare)

© Lyon MBA - Photo Martial Couderette © The Estate of Francis Bacon by SIAE 2026

Dal Musée des Beaux-Arts di Lione a Venaria Reale un dialogo tra i maestri del Novecento

La Reggia ospita oltre sessanta capolavori di grandi protagonisti dell’arte moderna per raccontare le trasformazioni del secolo attraverso la vita d’atelier

Monica Trigona

Leggi i suoi articoli

Il Novecento non è una linea retta, ma una costellazione di incontri, eredità, rotture e ritorni. È l’idea alla base di «Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon», alla Reggia di Venaria fino al 14 febbraio con una sessantina di opere dal Musée des Beaux-Arts di Lione. Curata da Sylvie Ramond, riunisce alcuni protagonisti del secolo scorso e ne rilegge la modernità attraverso relazioni, affinità e trasformazioni.

È il nuovo appuntamento del programma «La Reggia di Venaria in dialogo con la Francia» che, dopo l’esposizione di Fernand Léger, rafforza il rapporto tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e le istituzioni culturali francesi. Il museo di Lione, con una collezione che attraversa oltre 2.000 anni di storia dell’arte, conserva per il Novecento uno dei più importanti nuclei pubblici europei. Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger, Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia Delaunay, Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï e Francis Bacon sono alcuni dei nomi che compongono il percorso. Quindici sezioni alternano nuclei monografici e approfondimenti tematici, restituendo la complessità di un secolo nel quale ogni conquista sembra nascere anche dal confronto con ciò che l’ha preceduta.

Si parte dall’eredità di Edgar Degas, Paul Cézanne e Henri de Toulouse-Lautrec, per seguire le diverse declinazioni del colore, la progressiva frammentazione dell’oggetto in Braque, l’esplorazione dell’inconscio con Max Ernst, Wifredo Lam e Victor Brauner, fino alle ricerche che, dopo la Seconda guerra mondiale, conducono verso l’astrazione, l’Informale e nuove forme di figurazione. Il Novecento appare così nella sua natura contraddittoria: un’epoca che distrugge le regole della tradizione mentre continua a confrontarsi con essa, che proclama l’autonomia dell’arte, ma costruisce incessantemente nuovi dialoghi. Le opere di Dubuffet, Jean Fautrier e Antoni Tàpies testimoniano la centralità della materia; quelle di Soulages e Anna-Eva Bergman indagano il rapporto tra nero e luce; Hans Hartung, Olivier Debré e Geneviève Asse trasformano il gesto e lo spazio in strumenti di ricerca. Con Francis Bacon la figura torna a essere corpo inquieto, deformato, attraversato da una tensione che mette in crisi ogni rassicurante idea di rappresentazione.

A tenere insieme questa pluralità è l’atelier, luogo fisico nel quale l’artista lavora, sperimenta, accumula immagini e materiali, ma anche spazio mentale e relazionale. Le fotografie degli studi disseminate lungo il percorso restituiscono questa dimensione concreta e intima. Particolarmente significativo è il ruolo di Matisse, che dell’atelier ha fatto uno dei soggetti privilegiati della propria pittura. «Katia con la camicia gialla», del 1951, opera della sua maturità, porta sulla tela la relazione tra figura, spazio e ambiente di lavoro che attraversa l’intero progetto.

Monica Trigona, 24 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Monica Trigona

Leggi i suoi articoli

Dal Musée des Beaux-Arts di Lione a Venaria Reale un dialogo tra i maestri del Novecento | Monica Trigona

Dal Musée des Beaux-Arts di Lione a Venaria Reale un dialogo tra i maestri del Novecento | Monica Trigona