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Henri Matisse, Katia con la camicia gialla, 1951, olio e tracce di matita su tela. Lione, Musée des Beaux-Arts. Image © Lyon MBA – Photo Martial Couderette

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Henri Matisse, Katia con la camicia gialla, 1951, olio e tracce di matita su tela. Lione, Musée des Beaux-Arts. Image © Lyon MBA – Photo Martial Couderette

Matisse, Picasso, Braque e Bacon alla Reggia di Venaria

La Reggia di Venaria dedica una grande mostra alla pittura del Novecento attraverso una sessantina di opere provenienti dal Musée des Beaux-Arts di Lione. Da Matisse a Picasso, da Braque a Francis Bacon, il percorso assume l'atelier come chiave di lettura della modernità, restituendo le relazioni, gli scambi e le trasformazioni che hanno ridefinito il linguaggio artistico del secolo scorso.

Angelica Kaufmann

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La Reggia di Venaria prosegue il proprio programma di collaborazione con le grandi istituzioni museali francesi presentando Atelier dei Moderni. Matisse, Braque, Picasso, Bacon. Maestri del Novecento dal Musée des Beaux-Arts di Lione, mostra curata da Sylvie Ramond e realizzata in collaborazione con uno dei più importanti musei pubblici europei. Allestita nelle Sale delle Arti, l'esposizione riunisce una sessantina di opere provenienti dalla collezione del museo lionese e propone una rilettura del Novecento attraverso il luogo nel quale la modernità prende forma: l'atelier.

L'iniziativa si inserisce nel progetto La Reggia di Venaria in dialogo con la Francia, avviato nel 2025 come programma di diplomazia culturale tra i due Paesi e volto a consolidare una rete di collaborazioni scientifiche con alcune delle principali istituzioni museali francesi. Dopo la mostra dedicata a Fernand Léger, il nuovo capitolo amplia ulteriormente il dialogo con il Musée des Beaux-Arts di Lione, custode di una delle più ricche collezioni pubbliche europee dedicate all'arte del XX secolo. Più che seguire una successione cronologica, la mostra costruisce una geografia di relazioni. L'atelier diventa infatti il filo conduttore attraverso cui leggere un secolo di sperimentazioni, influenze reciproche e continui attraversamenti tra movimenti artistici. Non semplicemente lo spazio fisico in cui l'artista lavora, ma il luogo nel quale si sviluppano linguaggi, si sedimentano eredità e prendono forma nuove possibilità della pittura.

Il percorso riunisce opere di Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque, Fernand Léger, Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël, Simon Hantaï, Francis Bacon, insieme ad altri protagonisti della modernità europea. Le quindici sezioni alternano nuclei monografici e approfondimenti tematici, ricostruendo alcuni dei principali snodi del Novecento: dall'eredità di Cézanne, Degas e Toulouse-Lautrec alla rivoluzione del colore, dalla scomposizione cubista dell'immagine alla stagione surrealista, dal ritorno della figurazione tra le due guerre fino alle ricerche dell'Informale, della non figurazione e delle nuove tensioni tra figura e astrazione nel secondo dopoguerra.

La mostra insiste soprattutto sulle connessioni tra gli artisti. Ogni opera viene letta come il risultato di un dialogo con altre esperienze, dimostrando come la modernità non possa essere ricondotta a una sequenza di avanguardie autonome, ma si costruisca attraverso un continuo processo di confronto, contaminazione e trasformazione. All'interno di questa prospettiva, l'atelier assume un significato più ampio del semplice studio d'artista. Alcune opere di Braque, Raoul Dufy e Léonard Tsuguharu Foujita lo rappresentano direttamente, mentre lungo il percorso fotografie storiche degli studi restituiscono questi ambienti come luoghi di sperimentazione, confronto e produzione culturale. L'atelier diventa così uno spazio mentale oltre che fisico, nel quale si intrecciano ricerca individuale e memoria collettiva.

È soprattutto Henri Matisse a incarnare questa idea. Una parte significativa della sua produzione è dedicata proprio alla rappresentazione dell'atelier, inteso come estensione del processo creativo. Non a caso Katia con la camicia gialla (1951), scelta come immagine della mostra, sintetizza una riflessione sviluppata dall'artista negli ultimi anni della sua attività, quando lo spazio dello studio diventa esso stesso protagonista della composizione. Accanto al percorso espositivo, la mostra propone un programma di attività educative ispirate al tema dell'atelier, con uno spazio laboratoriale pensato per coinvolgere il pubblico più giovane attraverso esperienze dirette di osservazione e sperimentazione.

Angelica Kaufmann, 08 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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