Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Fernand Lége, «Les Quatre cycliste».

© GrandPalaisRmn Gérard Blot © Fernand Léger by SIAE 2025. Courtesy Musée national Fernand Léger, Biot.

Image

Fernand Lége, «Les Quatre cycliste».

© GrandPalaisRmn Gérard Blot © Fernand Léger by SIAE 2025. Courtesy Musée national Fernand Léger, Biot.

Da Fernand Léger ai Nouveaux Réalistes: alla Reggia di Venaria un secolo di modernità in movimento

Alla Reggia di Venaria, fino all’1 febbraio 2026, la mostra «Fernand Léger! Yves Klein, Niki de Saint Phalle, Keith Haring…» è una collaborazione tra Italia e Francia e un dialogo tra generazioni che racconta come l’arte del Novecento ha costruito la modernità. Oltre 70 opere tracciano il filo che unisce Léger ai Nouveaux Réalistes e ai maestri del secondo Novecento


 

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Nel 1955 Fernand Léger muore nella sua casa di Gif-sur-Yvette. La sua scomparsa segna la fine di una stagione pionieristica: quella in cui la pittura aveva imparato a parlare il linguaggio della città, dell’industria, del corpo in movimento. Pittore, scultore e regista francese, celebre per il suo stile personale fatto di forme cilindriche e colori vivaci, Léger era giunto a Parigi dalla Normandia, creando un linguaggio originale e unico influenzato dall’Impressionismo, dal Cubismo e dalla nascente modernità industriale. Nelle sue opere la macchina, l’uomo e la città diventano parte di un unico organismo visivo, regolato da ritmo, armonia e costruzione plastica. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, la Parigi della ricostruzione vede affermarsi una nuova generazione di artisti che raccoglie quella eredità e che cerca di ridefinire il ruolo dell’arte nella società moderna. Nel 1960, il critico Pierre Restany li riunirà nel movimento dei Nouveaux Réalistes: Yves Klein, Arman, Martial Raysse, César, Niki de Saint Phalle, Daniel Spoerri. A distanza di pochi anni, l’intuizione di Léger, «nuovo realismo» capace di rendere il reale attraverso il colore e la costruzione plastica trova così una prosecuzione concreta, trasformandosi in linguaggio collettivo dove gli artisti non rappresentano più la realtà, ma la incorporano direttamente nell’opera, utilizzando oggetti, manifesti e materiali urbani. La mostra «Fernand Léger! Yves Klein, Niki de Saint Phalle, Keith Haring…», alla Reggia di Venaria fino all’1 febbraio 2026, ricostruisce questa linea di continuità, seguendo le tracce del pittore francese nel secondo Novecento europeo e americano. Co-organizzata dal Grand Palais Rmn, dal Musée national Fernand Léger di Biot e dal MAMAC di Nizza, con prestiti del Centre Pompidou e degli Archivi Yves Klein, curata da Anne Dopffer, Rébecca François e Julie Guttierez, l’esposizione riunisce oltre settanta opere (di cui più di trenta di Léger) in un percorso che indaga come la sua visione abbia plasmato l’immaginario della modernità.
Nelle tele come «La Danseuse bleue» (1930) o «Nature morte A.B.C.»(1927), per esempio, le figure sono costruite con volumi geometrici e piani di colore che si incastrano tra loro: Legér costruisce lo spazio come farebbe un architetto, non descrive la realtà, ne percepisce la struttura che la anima. È da questa visione che muovono i Nouveaux Réalistes. «Vénus bleue» (1962) di Yves Klein radicalizza la monocromia di Léger, riducendo la forma al pigmento puro; «The Birds II»(1981) di Arman trasforma pinze a morsetto in una scultore, restituendo attraverso l’insieme dinamico degli oggetti metallici il movimento collettivo di uno stormo. Il dialogo prosegue fino agli anni Ottanta con Keith Haring, che in opere come «Untitled (n. 2557)» (1986) realizza figure stilizzate e in movimento che trasformano lo spazio urbano in un luogo di comunicazione immediata, dove segno e corpo tornano a coincidere. 
 

Keith Haring, «Untitled (n° 2557)». Courtesy of MAMAC, Nizza. © Keith Haring artwork. © Keith Haring Foundation.

Come Léger, Haring concepisce l’arte come energia sociale: un modo per rendere visibile il dinamismo della folla di una grande metropoli. Robert Indiana riprende l’idea légeriana della parola come costruzione pittorica, fondendo il linguaggio tipografico e il colore primario in composizioni che uniscono iconografia pop e rigore costruttivo. O ancora Gilbert & George, che in opere come «Flower Worship» (1982), trasferiscono l’armonia geometrica di Léger in un racconto corale e ironico sull’identità contemporanea: il corpo diventa il riflesso di una visione collettiva dell’essere umano, parte di un ordine che fonde individuo e società, arte e vita quotidiana. In tutti gli artisti esposti l’eredità di Léger si riconosce nella convinzione che l’arte non si limita a rappresentare il mondo, ma lo ricrea, rendendo visibile l’energia da cui tutto prende forma. L’allestimento firmato dallo Studio Fludd organizza il percorso in quattro sezioni, facendo di colore, oggetto, corpo e spazio pubblico i nuclei concettuali che tengono insieme le opere esposte. Dopo il ciclo di collaborazioni con la Tate di Londra, la Reggia di Venaria inaugura ora con la Francia una nuova stagione di scambi e co-produzioni, consolidando il proprio ruolo di centro europeo di ricerca, divulgazione e formazione visiva. Restituendo la portata innovativa di Léger e la sua influenza sulla cultura figurativa del secondo Novecento, la mostra mette in luce come la modernità, per lui e per i suoi eredi, non sia mai stata un tema da rappresentare, ma un processo da costruire, al quale l’arte era chiamata a dare il proprio contributo.

VENARIA REALE (TO). Reggia di Venaria, piazza della Repubblica 4, mar-ven 9,30-17, sab, dom 9,30-18,30, tel. 011/4992333, lavenaria.it, «Fernand Léger! Yves Klein, Niki de Saint Phalle, Keith Haring…» fino all’1 febbraio

Gilbert & George, Flower Worship Courtesy of MAMAC Nizza. © Ville de Nice/Muriel Anssens. © Gilbert & George 2025

Jenny Dogliani, 28 ottobre 2025 | © Riproduzione riservata

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Una serie di dialoghi ispirati a Fancy: A Flexible, Acrobatic Body e al pensiero di Martha C. Nussbaum, tema della 33ma Artissima, per interrogare il mestiere del gallerista e la sua capacità di immaginare e costruire il futuro

Una serie di dialoghi ispirati a Fancy: A Flexible, Acrobatic Body e al pensiero di Martha C. Nussbaum, tema della 33ma Artissima, per interrogare il mestiere del gallerista e la sua capacità di immaginare e costruire il futuro

Un bus-laboratorio, opere nel paesaggio di Chiara Camoni, Nico Vascellari e molti altri ancora e quindici chilometri di cammino: Civita di Bagnoregio e Bolsena guardano al 2028 con un progetto che porta l’arte nella vita quotidiana. Maria Teresa Grillo e Federico Riboldazzi di TIWI raccontano il dossier vincitore del titolo di Capitale dell’Arte Italiana, tra educazione, comunità e nuove ragioni per restare

Per la terza edizione di Radis, l’artista colombiano realizza Piazza del Chafleo: sculture da abitare e una parola inventata, il cui significato sarà scritto dagli abitanti. Un omaggio a Calvino, Napoleone e alla Beata Paola

Da Fernand Léger ai Nouveaux Réalistes: alla Reggia di Venaria un secolo di modernità in movimento | Jenny Dogliani

Da Fernand Léger ai Nouveaux Réalistes: alla Reggia di Venaria un secolo di modernità in movimento | Jenny Dogliani