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Particolare dell’Arazzo di Bayeux

© La Fabrique de patrimoines en Normandie, Antoine Cazin

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Particolare dell’Arazzo di Bayeux

© La Fabrique de patrimoines en Normandie, Antoine Cazin

Al British Museum è finalmente possibile ammirare l’Arazzo di Bayeux, un capolavoro millenario tra diplomazia e polemiche

Per la prima volta in quasi mille anni il celebre ricamo normanno ha lasciato la Normandia per essere esposto nel museo londinese. Lo storico prestito, preparato con eccezionali misure di sicurezza e conservazione, celebra il riavvicinamento tra Francia e Regno Unito 

Luana De Micco

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«Uno dei più significativi prestiti internazionali tra musei mai realizzati da due Paesi». Così il British Museum presenta la mostra che, tra polemiche e un vivace dibattito scientifico, dal 10 settembre all’11 luglio 2027 porta a Londra, per la prima volta in quasi mille anni di storia, l’Arazzo di Bayeux, «un documento storico, un’opera d'arte e un oggetto della memoria europea». Già prima dell’inaugurazione, la mostra ha battuto i record: circa 100mila biglietti sono stati acquistati nel solo primo giorno di prevendita, il primo luglio scorso, per oltre 2,4 milioni di sterline d’incasso. Il museo stima che la mostra richiamerà 7,5 milioni di visitatori in dieci mesi: una risposta senza precedenti che fa già della rassegna una delle più visitate nella storia dell’istituzione londinese. «L’Arazzo di Bayeux è uno dei manufatti culturali più importanti e unici al mondo. Illustra i profondi legami tra Gran Bretagna e Francia e continua ad affascinare persone di ogni luogo e generazione, ha osservato Nicholas Cullinan, direttore del British Museum. La mostra è un’opportunità straordinaria».

La tapisserie è più propriamente una broderie: non un arazzo, ma un ricamo su lino lungo 70 m e alto 69 cm realizzato alla fine dell’XI secolo, probabilmente su commissione di Oddone, vescovo di Bayeux. In 58 scene, oltre 600 figure e 200 cavalli, vi si narra la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il Conquistatore culminata nella battaglia di Hastings del 1066, offrendo al tempo stesso una preziosa documentazione sulla vita, le armi, le architetture e la società dell’epoca. L’opera è esposta nella Sainsbury Exhibition Gallery, collocata in una teca sotto rigoroso controllo di temperatura e umidità progettata appositamente: «La teca più lunga mai costruita per il British Museum, studiata per limitare luce, polvere, insetti e variazioni climatiche», ha scritto «The Guardian». Per la prima volta, l’opera è allestita in posizione orizzontale, e non in verticale come a Bayeux, per ridurre al minimo le sollecitazioni meccaniche durante l’esposizione. Una soluzione che nasce da studi scientifici recenti e anticipa il sistema che verrà adottato nel museo normanno, oggi interessato da un importante intervento di restauro. A Londra i visitatori osservano l’Arazzo da vicino e poi da una passerella-balcone possono anche avere una visione d’insieme. L’intento del museo è permettere la lettura dell’opera come «una lunga narrazione continua». L’illuminazione è mantenuta molto bassa (è stata oggetto di lunghe trattative tra francesi e britannici) e l’ingresso nella sala è contingentato. A giugno su «Le Monde» Nicholas Cullinan scriveva: «Per i britannici, l’Arazzo di Bayeux racconta un momento di grandi sconvolgimenti della loro storia. La conquista normanna trasformò profondamente la monarchia, la lingua, la legge e, in definitiva, il Paese che divenne il Regno Unito. Da quasi un millennio, la Francia custodisce uno dei più grandi tesori del patrimonio mondiale. Generazioni di curatori francesi hanno permesso a quest’opera di attraversare i secoli, le rivoluzioni, le guerre e le occupazioni, conservando un capolavoro dell’arte medievale e proteggendo un capitolo comune della storia europea. I prestiti intermuseali sono comuni. Questo no. Affidare a un altro Paese uno dei suoi beni culturali più preziosi è un gesto che va ben oltre la diplomazia. È un segno di amicizia e una prova di fiducia».

La mostra ricostruisce il contesto storico allestendo anche oggetti attinti dalle collezioni dello stesso museo londinese e prestiti di istituzioni britanniche ed europee. Tra questi ci sono documenti antichissimi come il manoscritto noto come «Junius II», illustrato con scene bibliche, proveniente dalle Bodleian Libraries dell’Università di Oxford: realizzato intorno all’anno Mille, fu probabilmente consultato per la concezione dell’Arazzo di Bayeux. E la Carta di Edoardo il Confessore del 1060, in latino e inglese antico, che registra la concessione di terreni da parte del sovrano a favore dell’Abbazia di Westminster, conservata presso gli archivi dell’Hertfordshire County Council. È esposto anche il cosiddetto «Chew Valley Hoard», il tesoro di monete d’argento di Harold II e Guglielmo I concesso in prestito dal South West Heritage Trust. Il trasferimento dalla Normandia a Londra (reso possibile anche dall’investimento di circa 5 milioni di sterline dell’imprenditore bielorusso Igor Tulchinsky) era stato preparato come un’operazione di alta sicurezza. Tra febbraio e aprile sono stati effettuati dei «viaggi test» con un facsimile identico all’originale, al fine di misurare le vibrazioni lungo l’intero tragitto, e per stabilire l’itinerario più adeguato. La data era rimasta segreta fino all’ultimo. Solo dopo l’arrivo a destinazione è stato reso noto che l’Arazzo aveva lasciato Bayeux la sera del 9 luglio, alle 18.15, raggiungendo il British Museum alle 3.50 del mattino del 10. L’opera ha viaggiato in camion fino a Calais, scortata dalla polizia francese, all’interno di una doppia cassa metallica climatizzata, antiurto e antivibrazione, progettata su misura. Quindi è stata imbarcata su un convoglio ferroviario e ha attraversato il tunnel sotto la Manica a una velocità studiata per limitare al massimo le vibrazioni. Una volta nel Kent, il trasporto è proseguito sotto scorta delle autorità britanniche. Per alcuni giorni l’opera è rimasta nella sua «gabbia metallica» per consentirne l'acclimatazione alle nuove condizioni ambientali. Poi, il 16 luglio, un centinaio di restauratori e conservatori francesi e britannici ha proceduto alla delicata operazione di apertura della cassa e di trasferimento su una speciale tavola di lavoro. Il fragile ricamo è stato quindi sottoposto a un’accurata verifica conservativa grazie a un software sviluppato a Caen che confronta il suo stato attuale con la «mappatura» delle alterazioni realizzata nel 2020-21. La ricognizione aveva censito: 24.204 macchie, 16.445 pieghe, 9.646 lacune e 30 lacerazioni non stabilizzate. Numerosi specialisti si sono opposti al trasporto ritenendo l’oggetto millenario troppo fragile per essere spostato e sottoposto a tante manipolazioni. Londra chiedeva da decenni di poter ospitare l’Arazzo di Bayeux: già nel 1953, in occasione dell’incoronazione di Elisabetta II, e nel 1966, per il 900mo anniversario della battaglia di Hastings. Entrambe erano state respinte da Parigi. Poi, a sorpresa, nel 2018, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il progetto londinese, definitivamente confermato nel 2025. Un’operazione di diplomazia culturale destinata a suggellare il riavvicinamento tra Parigi e Londra, dopo le tensioni della Brexit e, più in generale, nel mutato contesto geopolitico internazionale.

Particolare dell’Arazzo di Bayeux. © La Fabrique de patrimoines en Normandie, Antoine Cazin

Luana De Micco, 10 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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