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Cecilia Paccagnella
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Manca sempre meno all’inaugurazione della mostra che avrà come protagonista l’Arazzo di Bayeux, l’opera medievale che a distanza di secoli (già nel 1476 risultava negli inventari della cattedrale di Bayeux, in Francia) riattraverserà la Manica per tornare, dal 10 settembre all’11 luglio 2027, nel Paese d’origine: il Regno Unito.
Non si sa ancora quando dovrebbe avvenire il tanto criticato trasferimento, ma nel frattempo il British Museum, che accoglierà il manufatto, ha svelato alcuni dettagli: per la prima volta l’arazzo sarà esposto su una superficie piana e in tutta la sua interezza (è composto da nove pezze) all’interno di una teca realizzata appositamente. Nell’omonimo museo francese in cui è solitamente custodito, il panno di lino ricamato lungo circa 70 metri e alto 50 centimetri è allestito verticalmente dal 1983, mentre dal 1700 al 1842 era conservato arrotolato e aperto solo per consultazioni di accademici o per essere visionato da personalità di spicco.
La scelta di presentarlo al pubblico orizzontalmente nel museo londinese permetterà innanzitutto di ammirarlo nella sua totalità, ma soprattutto di porlo al centro di una narrazione che, attraverso dispositivi digitali e prestiti, restituirà il contesto in cui venne realizzato e le vicende della conquista normanna dell’Inghilterra del 1066.
«I prestiti di rilievo consentiranno ai visitatori di apprezzare appieno l’Arazzo, spiegando perché e come è stato realizzato il ricamo, ha affermato Michael Lewis, curatore della Bayeux Tapestry Experience. Inoltre, la sua rappresentazione degli eventi, sebbene ambigua (probabilmente in modo deliberato) offre una prospettiva unica sul passato. La conquista normanna non ha avuto ripercussioni solo su re, duchi e élite, ma anche sulla gente comune, comprese le persone che hanno realizzato quest’opera d’arte».
Tra le opere in arrivo al British Musem, che andranno ad affiancare gli oggetti già presenti in loco, figurano: un documento del 1060 in cui Edoardo il Confessore concede terre all’Abbazia di Westminster; un manoscritto, Junius II, probabilmente utilizzato dai creatori dell’Arazzo per la riproduzione di abiti, navi e oggetti (si presume che entrambi siano stati realizzati a Canterbury, Ndr), e oggi nel catalogo delle Bodleian Libraries dell’Università di Oxford; il Chew Valley Hoard, un tesoro di penny d’argento di Aroldo II e Guglielmo I, concesso dal South West Heritage Trust e dalla collezione museale del Somerset Council, con il supporto del National Lottery Heritage Fund e dell’Art Fund; e una carta emanata da Guglielmo I nel 1067 di proprietà del London Archive.