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Un portavoce della Commissione europea confermerebbe la decisione di quest’ultima di revocare i fondi destinati alla Biennale di Venezia. «Gli eventi culturali, finanziati con i soldi dei contribuenti europei, dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, valori che non vengono rispettati nella Russia di oggi», ha dichiarato Thomas Regnier, una voce interna che lascia intendere come la notizia circolata l’11 luglio (e già preannunciata a fine aprile dalla Commissione stessa) sia più concreta che mai.
Si tratta di 2 milioni di euro, in tre anni, che non verranno erogati «a seguito della valutazione giuridica e della raccomandazione della Commissione, l’Eacea, l’Agenzia europea per la Cultura e l’Educazione», spiega il portavoce. Una dichiarazione in linea con le parole della vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, condivise sui social media una decina di giorni fa: «La Commissione raccomanda ufficialmente all’Eacea di interrompere il finanziamento da due milioni di euro alla Biennale di Venezia, dopo un’attenta valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura del Padiglione Russia».
Da quando era stata diffusa la comunicazione che il Padiglione russo sarebbe stato riaperto in occasione della 61ma Manifestazione Internazionale d’Arte, i commissari europei hanno invitato la Fondazione Biennale a fare un passo indietro perché «gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a persone che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina». Ciononostante, il Padiglione ha aperto i battenti, anche se limitatamente ai giorni di preview, sostenuto dalla Fondazione che «rifiuta ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte. La Biennale, come la città di Venezia, continua ad essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo i legami tra popoli e culture, con la costante speranza di porre fine ai conflitti e alle sofferenze».
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