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Tullio Pericoli, «Osservatore di paesaggi (da Friedrich)», 2020

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Tullio Pericoli, «Osservatore di paesaggi (da Friedrich)», 2020

Solo il lavoro mette in scacco la morte. Tullio Pericoli e «la bella età»

Nel suo nuovo libro, il disegnatore e pittore marchigiano riflette sul valore del tempo, sull’arte del ritratto e sui grandi incontri di una vita. Un manuale di resistenza alla frenesia contemporanea

Sensibilità, attenzione, pazienza e dedizione sono temi e parole di cui oggi siamo disamorati. A farle ricarburare serviranno i libri di Tullio Pericoli, disegnatore e pittore marchigiano tra i maggiori del secondo Novecento. La bella età per significare vecchiaia non è un arrampicarsi sugli eufemismi; ma restituisce il diario di un giovane novantenne che affronta le tele con la grazia e la furia del Picasso estremo. Ogni giorno è una scoperta e una ripartenza se, come auspicava Croce, «non possiamo fare altro che lasciarci interrompere dalla morte, perché in ozio stupido essa non ci può trovare». Analizzare il proprio lavoro è un esercizio di manutenzione ordinaria che getta una luce su questi anni dove la distrazione spesso si veste di reticenza: «Interrogarsi, capire o riflettere è impegnativo. Piuttosto dovremmo domandarci: siamo sicuri che la non fatica dia piacere?». Pericoli, che ha reinventato lo statuto del ritratto nella cultura moderna, è il primo a sapere le difficoltà di rendere una faccia. Senza contare che ritrarre è un gioco a tre dagli esiti e le possibilità inaspettate: un triangolo tra chi ritrae, il ritrattato e lo spettatore. Il miglior commento, aggiungeremmo, alla seduta di posa che mise l’uno contro l’altro, in un tiro alla fune che si celebra al Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, nel dipinto di Tiziano, «Il ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese». 

Scrittore e pittore, Pericoli è un cercatore d’oro e uno scassinatore. Come dinanzi alle immagini dovremmo essere, e non siamo quasi mai, noi storici d’arte. Ma La bella età è storia di incontri nutrienti che Pericoli ha saputo alimentare, entrando dalla porta del viso dell’interlocutore. Eco, Paolo Conte, Calvino, Montale o lo stesso Calasso. Amicizie fruttuose soprattutto per noi se Pericoli scrittore è una delle scoperte del patron di Adelphi lungo l’Italia letteraria, così povera di direttrici, tra due millenni. La bella età parla di faccia a faccia risolutivi con i padri putativi (Cezanne, Morandi o il conterraneo Licini); e svela la realtà di testi esplorati fino a viverci dentro (ma Pericoli conosce il rischio di restituire per immagini uno scrittore visivo quanto evasivo come Kafka e la sola condizione per illustrare Le metamorfosi è non far comparire in copertina l’insetto). L’ultimo scintillante Pericoli l’ho ricevuto in dono con dedica. Una clessidra riempie la pagina. Ma nella strozzatura è infilato un mozzicone di matita che impedisce alla sabbia di filtrare. La allineo alle altre di Tullio Pericoli che, oltre l’affetto, sono premesse travestite da dediche, come un avamposto del testo. I ferri del mestiere sono l’unico argine allo scorrere del tempo. Solo il lavoro mette in scacco la morte.

La bella età. Note di lavoro
di Tullio Pericoli, 150 pp., 6 ill. col., Adelphi, Milano 2026, € 15

La copertina del volume

Stefano Causa, 08 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

Stefano Causa

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