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Pablo Picasso, «Buste de femme» (particolare), 1940. Berlino, Museo Berggruen

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Pablo Picasso, «Buste de femme» (particolare), 1940. Berlino, Museo Berggruen

Non ci capisco un Picasso: conoscere l’arte aiuta nella vita

L’ultimo libro di Raffaella Appiani, l’insegnante liceale che sa raccontare sui social

Stefano Causa

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Il racconto della storia dell’arte non ha scorciatoie e non è scorciabile. I passaggi di stile e regime di visione sono irriducibili alla semplificazione. Non si possono spezzettare Cézanne, Musil, Stieglitz o Thelonious Monk. L’unica è provare a interessare senza annoiare, che è poi la migliore definizione del termine divulgazione. Appassionarsi per appassionare gli altri. D’accordo, ma per familiarizzare con Non ci capisco un Picasso. Una storia dell’arte per affrontare le sfide della vita di Raffaella Arpiani (352 pp., Feltrinelli, Milano 2026, € 18), un libro sorprendente sulla crisi dei linguaggi figurativi tradizionali e che tra il resto offre pagine non banali su Matisse e sul Dada a trazione femminile, bisogna prescindere dal titolo.

«Non capisco un Picasso» è un gioco di parole mesto e non originale (ci aveva già pensato Massimo Ceccherini in un film che, a rivederlo, è meno scombiccherato di quanto non sembrasse ventisei anni fa). Parmigiana di nascita l’autrice insegna storia dell’arte nelle scuole e, da qualche anno, ha fatto esondare sui social il lavoro di trincea liceale. Tutto sta a capire se il libro, che avrebbe almeno meritato un tesoretto di immagini a colori, asciughi o mitighi il tono discorsivo e l’appeal di chi compaia sullo schermo. Contro ogni previsione, l’esito è più coinvolgente di qualsiasi podcast; se vogliamo, più impudico specie quando, a fine corsa, Raffaella Arpiani (classe 1971) svela una vicenda personale, vincente con una malattia di cuore. Solo a quel punto si chiarisce il sottotitolo del volume che raddoppia di valore se proviamo a rovesciarlo.

Una storia della vita per affrontare le sfide dell’arte. Vuol dire entrare nel gioco di nessi tra un maestro e l’altro con tutto l’ingombro dell’esistenza, senza censure preventive. Come confessava, dentro un corpo disastrato ma sempre con il sole dentro, lo stesso Matisse in una lettera del ’54: «Nonostante tutto ciò che se ne può pensare sono stato fortunato tutta la vita, le preoccupazioni non mi sono mancate. Senza di loro mi sarei forse annoiato». Non ci vorrebbe altro per far precipitare questo libro nella valigia dell’estate.

Pablo Picasso, «Buste de femme», 1940. Berlino, Museo Berggruen

Henri Matisse, «Memoria dell’Oceania». Courtesy Succession H. Matisse ARS NY MoMA

Stefano Causa, 04 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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