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Tullio Pericoli, «Terre perse», 2024 (particolare)

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Tullio Pericoli, «Terre perse», 2024 (particolare)

In Valle Camonica, primo sito Unesco italiano, Tullio Pericoli reinterpreta i segni antichi delle incisioni rupestri

Nella romanica Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte, i 31 dipinti recenti segnano una nuova tappa, più espressiva e turbata, nell’universo visivo dell’artista marchigiano

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Tullio Pericoli conserva da tempo nel suo studio milanese una mappa seducente e misteriosa da cui era stato subito affascinato, sebbene non ne conoscesse l’origine. Solo in seguito scoprì che si trattava della riproduzione della «Mappa di Bedolina», un’incisione rupestre tracciata nell’Età del Ferro dai Camuni su un masso levigato di Capo di Ponte, in Val Camonica. Inutile dire che, quando scoprì da dove veniva, volle andare a vedere l’originale, che percorse con le dita, oltre che con gli occhi, scoprendo quanto quei graffiti fossero «morbidi», come se fossero stati tracciati, disse, «da mani gentili».

Da quella mappa, punteggiata da minuscoli incavi (coppelle) e abitata da piccole figure umane che impugnano utensili e da animali che si muovono tra campi, capanne, sentieri, tutti posti sotto la protezione del simbolo solare, propiziatorio, della «rosa camuna», è scaturito il suo ciclo di dipinti «Terre rupestri e Terremobili», presentato nell’omonima mostra che si apre dal 28 marzo al 17 maggio nella Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte (Bs).

Già il luogo è sbalorditivo: nel cuore del sito Unesco della Valle Camonica (il primo in Italia, del 1979) la pieve, che fu fondata nell’XI-XII secolo, si erge con le sue tre absidi, come una fortezza, su uno sperone di roccia affacciato sull’Oglio. È una chiesa senza facciata, perché le sue navate terminano nella roccia, da cui sembrano scaturire, e l’accesso avviene da uno dei lati lunghi. Essenziale, spoglia e bellissima, quell’architettura accoglie al suo interno i 31 dipinti a olio scelti dall’artista, che segnano una nuova tappa, più espressiva e turbata, in quel suo universo visivo fatto dei paesaggi sereni e quieti delle Marche dov’è nato (nel 1936) e dove torna ogni volta che può da Milano, la città in cui vive e lavora da sempre. In questi lavori recenti si assiste invece a sommovimenti violenti: sommovimenti causati dalla geologia (i massi, levigati in tempi lontanissimi da un ghiacciato, franarono a Capo di Ponte 12mila anni fa) e sommovimenti prodotti dalla storia (la chiesa sorge su precedenti santuari romani e preromani), tanto che in questi dipinti attraversati da un moto interno e tramati da segni di crollo, ci s’imbatte in case e capanne ribaltate, o coricate su un fianco, o precipitate in canaloni scoscesi, che diventano da un lato metafore eloquenti del tempo angoscioso e brutale che stiamo vivendo, dall’altro un richiamo alle nostre responsabilità nei confronti della natura e dell’ambiente.

Una videoproiezione sulle pareti dell’abside della pieve mostra, ingigantiti, questi segni minuti e agitati, potenziati dall’essenzialità della nuda architettura romanica. In catalogo (Moebius) un saggio di Salvatore Settis ne offre una preziosa chiave d’interpretazione, mentre iniziative collaterali per bambini e adulti e conferenze sulla relazione tra arte contemporanea e patrimonio rupestre accompagnano per tutta la sua durata la mostra, cui si aggiunge un percorso di visita, a cura della Direzione Regionale Musei Lombardia, verso il vicino Mupre, il Museo Nazionale della Preistoria di Capo di Ponte e il parco archeologico di Seradina e Bedolina.

Tullio Pericoli, «In sogno», 2024

Tullio Pericoli, «Notte», 2025

Ada Masoero, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

In Valle Camonica, primo sito Unesco italiano, Tullio Pericoli reinterpreta i segni antichi delle incisioni rupestri | Ada Masoero

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