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Una veduta di La Valletta dal mare

Foto Micaela Parente\Unsplash

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Una veduta di La Valletta dal mare

Foto Micaela Parente\Unsplash

Settemila anni di storia e non sentirli: Malta sta perdendo la sua identità?

Sotto la pressione del turismo, del mercato immobiliare e di un’economia florida l’isola sta cambiando, ma a quale prezzo? Le alternative esistono e dovrebbero fare scuola
 

Malta è probabilmente l’unico Paese europeo in cui puoi incontrare Caravaggio al mattino, attraversare una città medievale nel pomeriggio e ritrovarti la sera davanti a un grattacielo di Zaha Hadid. In appena 316 chilometri quadrati si concentrano 7mila anni di storia, templi megalitici, cavalieri, fortificazioni britanniche, chiese barocche e un numero crescente di gru che sembrano voler competere con i campanili. Per decenni Malta ha vissuto di sole, mare, corsi d’inglese e cartoline color miele. Oggi ha deciso di cambiare pelle. Il problema, semmai, è capire quanta di quella vecchia pelle valga la pena conservare. Perché il futuro corre veloce, soprattutto quando a finanziarlo sono il turismo e l’immobiliare. E la memoria, si sa, non dispone di altrettanti capitali.

Il miracolo maltese, almeno nei numeri, è difficile da ignorare. Turismo, servizi finanziari, gioco online, tecnologia e industria farmaceutica hanno trasformato un piccolo arcipelago in un’economia sorprendentemente dinamica. L’inglese, lingua ufficiale insieme al maltese, è un formidabile lasciapassare internazionale. Qui arrivano aziende, professionisti, investitori, nuovi residenti. Il problema è che un Paese può diventare più ricco senza diventare necessariamente più vivibile. E affidare buona parte della propria prosperità a settori esposti alle oscillazioni dei mercati e ai cambiamenti normativi significa costruire un futuro brillante, ma non sempre solidissimo.

Girando per Malta, la contraddizione è quasi fisica. Si passa da una facciata barocca a un edificio che sembra progettato un po’ così, durante una pausa pranzo particolarmente frettolosa. Il traffico è spesso quello di una metropoli, lo spazio quello di un’isola. La densità abitativa è tra le più alte d’Europa e lo sviluppo immobiliare, non sempre accompagnato da una visione urbanistica coerente, ha trasformato intere porzioni di territorio. Il risultato è un paesaggio in cui la straordinaria eredità architettonica convive con costruzioni spesso prive di identità. Viene da chiedersi quando la crescita smetta di essere un’opportunità e cominci a diventare un problema di convivenza. E soprattutto se il successo economico di un Paese debba necessariamente misurarsi anche in metri cubi.

A Valletta, Renzo Piano aveva già suggerito una possibile risposta. Il Parlamento, inaugurato nel 2015, e il teatro all’aperto ricavato dalle rovine della Royal Opera House, distrutta durante la Seconda guerra mondiale, sono due lezioni di architettura contemporanea applicata alla memoria. La pietra calcarea viene reinterpretata, le rovine non vengono nascoste. Nessuna nostalgia, nessuna Disneyland medievale. Il passato non è un ostacolo da aggirare, ma qualcosa con cui discutere. Poco distante, nella Concattedrale di San Giovanni, Caravaggio ricorda che Malta era internazionale ben prima delle compagnie low cost. La «Decollazione di san Giovanni Battista», unica opera conosciuta firmata dall’artista, e il «San Girolamo scrivente» raccontano un’isola già attraversata da potere, denaro, religione e violenza. Anche il cinema ha sfruttato questa straordinaria capacità di Malta di essere molte cose contemporaneamente. «Troy», «Game of Thrones», «James Bond»: l’isola ha interpretato luoghi e civiltà differenti con la disinvoltura di un caratterista hollywoodiano.

Uno scorcio di Case Azure sull’Isola di Gozo

A St Julian’s, intanto, il futuro ha assunto le forme spettacolari delle Mercury Towers, progettate da Zaha Hadid Architects. Una torsione di vetro e acciaio che introduce una nuova grammatica architettonica nello skyline maltese. All’interno del complesso si trova ME Malta, cinque stelle del gruppo Meliá, con 113 camere, 27 suite e 35 residenze private. Gli interni, firmati dallo studio turco Autoban, alternano tonalità sabbia, superfici specchianti, accenti metallici, mentre opere di Jordi Díez Fernández e Antoine Farrugia dialogano con le creazioni di Mdina Glass e Mediterranean Ceramics. Un incontro riuscito tra design internazionale e artigianato locale. Il programma «Culture Collective», tra mostre, performance e incontri, aggiunge poi una dimensione culturale all’ospitalità.

Intanto l’arte contemporanea cerca spazi propri. A Floriana, MICAS, inaugurato nel 2024, ha trasformato un sistema di fortificazioni seicentesche in un centro espositivo internazionale. Qui il confronto tra antico e nuovo non si risolve in una facciata restaurata, ma diventa il progetto stesso del museo. Fino al 31 gennaio va in scena la mostra «New Life Force»con lavori di Nathanaëlle Herbelin, Kemi Onabulé e Megan Rooney.

Nella vicinissima isola di Gozo (circa 25 minuti di traghetto), invece, il cambiamento procede a un ritmo apparentemente più gentile. Per anni rifugio del fine settimana dei maltesi, l’isola sta conquistando visitatori inglesi, americani e polacchi, attratti da una dimensione mediterranea che altrove è diventata quasi un bene di lusso: il silenzio. Tra le nuove aperture c’è il dolce Casa Azure, boutique hotel quattro stelle della Meliá Collection a San Lawrenz, nell’entroterra occidentale dell’isola, non lontano dalle spettacolari scogliere di Dwejra. Camere e suite affacciate sul paesaggio rurale o sul Mediterraneo, piscine, rooftop con solarium, il ristorante Azzurro dedicato alla cucina mediterranea e una Dee Spa. Un indirizzo che interpreta l’ospitalità come occasione per rallentare, senza rinunciare al comfort contemporaneo. Diversa l’atmosfera di Palazzo Giuseppe, nel cuore di Victoria, la capitale di Gozo. Affacciato su piazza Indipendenza, a pochi passi dalla Cittadella medievale e dalla Basilica di San Giorgio, questo boutique hotel quattro stelle recupera l’intimità di una residenza cittadina. Camere eleganti, una biblioteca e una piscina sul rooftop con vista sui tetti e sulla piazza ne fanno una base ideale per esplorare l'isola a piedi, almeno prima di spingersi verso le sue coste più selvagge. Due indirizzi che raccontano una nuova idea di turismo, meno legata ai grandi resort e più interessata al carattere dei luoghi. A Gozo, infatti, la nuova ospitalità può diventare un interessante strumento di valorizzazione del territorio. Territorio dove le saline di Xwejni, le scogliere di Dwejra e le acque quasi irreali della Blue Lagoon, tra Comino e Cominotto, costituiscono un patrimonio naturale straordinario. La vera sfida sarà accompagnare la crescita dei visitatori con una gestione intelligente dei flussi e delle risorse. Perché il turismo migliore non è necessariamente quello che lascia meno tracce, ma quello che lascia qualcosa di positivo anche a chi resta quando i visitatori ripartono.

Alla fine, Malta racconta una storia che riguarda buona parte dell’Europa contemporanea. Come si concilia il desiderio di prosperità con il diritto a una città abitabile? Quando un centro storico smette di essere un luogo in cui vivere e diventa un luogo da consumare? E soprattutto: chi beneficia davvero della trasformazione? Il punto è capire come patrimonio, architettura contemporanea, ospitalità e paesaggio possano contribuire a costruire una nuova identità, senza rinunciare a quella precedente. Malta ha impiegato millenni a diventare ciò che è, ma questo non significa che debba restare immobile per essere autentica. Anzi, forse la sua qualità più interessante è proprio la capacità di reinventarsi, assorbire influenze e trasformarle in qualcosa di proprio. Lo faceva ai tempi dei Fenici, dei Cavalieri e degli inglesi. Continua a farlo oggi, tra musei, nuovi hotel e architetture visionarie. Del resto, per un’isola che ha attraversato settemila anni di storia, il futuro non dovrebbe essere un problema. Semmai, un’altra interessante contaminazione

Uno scorcio dell’hotel ME Malta nelle Mercury Towers progettata da Zaha Hadid Architects. Courtesy of Meliá

Germano D’Acquisto, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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