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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliCon il sole di maggio che inizia a scaldare i canali di Venezia, un’opera insolita mette alla prova l'isolamento termico della Biennale. In particolare, quello del Padiglione Malta. Dove, tra le proposte della collettiva No Need To Sparkle: Experiments in Love and Revolution, i visitatori si trovano faccia a faccia con un’icona del cinema epico in una veste del tutto inedita: un busto di 150 chili di cioccolato raffigurante Russell Crowe nei panni di Massimo Decimo Meridio. L’opera, intitolata Dolce, è stata realizzata dall'artista Charlie Cauchi. Il suo nucleo è del tutto concettuale, imperniato sulla trasformazione del marmo e del bronzo, i materiali tipici della statuaria classica, in oggetto commestibile e deperibile.
L’opera non è passata inosservata nemmeno agli occhi del diretto interessato. L'attore, colpito dalla somiglianza, ha commentato con ironia su X: «C’è chi riceve statue di bronzo e chi di marmo. A Malta mi hanno fatto di... cioccolato! Sarò a disposizione per chi vuole assaggiarmi». Ma dietro la battuta di Crowe e l'apparente bizzarria da festival gastronomico - la scultura è stata infatti realizzata originariamente dal pasticcere Tiziano Cassar per l'Hamrun Chocolate Festival - si cela una riflessione più stratificata sulla memoria storica e la riproduzione dell'immagine.
Per Charlie Cauchi, Dolce rappresenta un’indagine sul rapporto tra realtà e mediazione. Malta viene qui intesa come un palinsesto, un luogo dove le storie si accumulano e si trasformano senza mai sparire del tutto. In questo contesto, il Gladiatore di cioccolato non è solo una curiosità da social media, ma una metafora di come le figure della cultura popolare vengano rielaborate, fatte circolare e infine consumate dall’immaginario pubblico.
La scelta della materia prima è fondamentale, il cioccolato è seducente ma intrinsecamente instabile, vulnerabile agli agenti esterni. Nel pieno della primavera veneziana la fragilità fisica della statua specchia la tensione concettuale del progetto. L'eroe cinematografico, simbolo di forza e resistenza, diventa un dolce pronto a sciogliersi; il monumento celebrativo si scopre temporaneo e precario. Oggigiorno, anche le immagini e i miti che crediamo immortali si scoprono infine deperibili.
Charlie Cauchi, Dolce
Riccardo Deni
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