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Sergio Lombardo, Rockefeller, 1963, smalto industriale su tela, 180 x 230 cm, per gentile concessione dell'Archivio Sergio Lombardo.

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Sergio Lombardo, Rockefeller, 1963, smalto industriale su tela, 180 x 230 cm, per gentile concessione dell'Archivio Sergio Lombardo.

Sergio Lombardo conquista Parigi. Bonhams gli dedica la prima retrospettiva francese

Dai «Monocromi» iniziati nel 1958 ai «Gesti Tipici» con Rockefeller, Krusciov e Mao, fino alle ricerche stocastiche degli ultimi anni: dal 19 al 22 ottobre Bonhams Paris dedica a Sergio Lombardo la sua prima retrospettiva in Francia. Dieci opere, alcune mai esposte prima, ricostruiscono oltre sessant’anni di una ricerca che ha progressivamente spostato l’opera dall’immagine al comportamento, dalla pittura alla psicologia sperimentale. La mostra-vendita arriva inoltre in una fase di nuova attenzione del mercato internazionale: nel 2025 un «Gesto Tipico» ha raggiunto 406.400 dollari.

Prima che l'immagine diventasse Pop, Sergio Lombardo aveva già cominciato a eliminarla. Nel 1958, non ancora ventenne, tagliava quadrati, li incollava sulla tela, li ricopriva con smalti industriali e assegnava alle opere titoli che registravano quasi burocraticamente quantità e colore. Nessun gesto pittorico da riconoscere, nessuna espressione individuale da celebrare: l'opera poteva idealmente essere eseguita da chiunque.

Pochi anni dopo avrebbe fatto quasi il contrario. Avrebbe preso le immagini degli uomini più potenti del mondo (come Kennedy, Krusciov, Mao, Rockefeller) per cancellarne i dettagli e lasciare soltanto corpi, posture e gesti ingranditi fino a diventare presenze psicologicamente ingombranti. Tra questi due estremi si trova già buona parte della questione Lombardo: che cosa accade allo spettatore davanti a un'immagine? Quanto della nostra percezione dipende dall'opera e quanto dal comportamento che essa produce? È questa continuità, più che una semplice successione di stili, a emergere dalla mostra-vendita che Bonhams dedica a Sergio Lombardo a Parigi dal 19 al 22 ottobre 2026, prima retrospettiva dell'artista in Francia. Dieci lavori realizzati tra il 1960 e il 2025, alcuni mai presentati pubblicamente, attraversano oltre sessant'anni di ricerca.

Il punto di partenza è Arancio 72, del 1960, appartenente alla stagione dei Monocromi. Lombardo aveva iniziato questa ricerca nel 1958 attraverso collage costruiti mediante la ripetizione di elementi e l'utilizzo di materiali e colori industriali. Si considerava più vicino alla figura del ricercatore e del tecnico che a quella tradizionale dell'artista-artigiano. La pittura perdeva così intenzionalmente alcuni dei propri attributi storici: espressività, virtuosismo, unicità del gesto. Vista retrospettivamente, questa scelta acquista un peso particolare. Lombardo appartiene infatti alla generazione che, nella Roma tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, mette progressivamente in crisi l'eredità dell'Informale e cerca un rapporto differente con le immagini della società contemporanea. Il suo nome è legato alla Scuola di Piazza del Popolo, alla costellazione che si forma tra il Caffè Rosati e la Galleria La Tartaruga e nella quale si incontrano, con traiettorie molto diverse, Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e Jannis Kounellis.

Ma ridurre Lombardo alla stagione romana degli anni Sessanta significa perdere la specificità della sua posizione. La mostra di Parigi è interessante proprio perché prova a leggere non un momento storico, ma la durata di un metodo. Il passaggio decisivo avviene con i Gesti Tipici, presentati alla Galleria La Tartaruga nell'aprile 1963. Lombardo utilizza immagini provenienti dalla televisione e dalla stampa, le riduce a silhouette in bianco e nero e porta le figure a una scala capace di confrontarsi fisicamente con lo spettatore. A Parigi ne arrivano alcuni esempi particolarmente significativi. Rockefeller, del 1963, misura 180 per 230 centimetri. Accanto compaiono Mao Tze Tung e Krusciov, entrambi dello stesso anno, e un Kennedy del 1965. Non sono ritratti nel senso tradizionale. L'identità individuale viene ridotta e ciò che rimane è il gesto del potere.

Lombardo osserva posture, abiti, movimenti apparentemente ordinari attraverso i quali l'autorità diventa immediatamente riconoscibile. La scelta del bianco e nero deriva anche da quella che l'artista interpreta come un'«estetica industriale», legata alla televisione e alla riproduzione fotografica della stampa. Isolate dal proprio contesto e ingrandite, quelle figure acquistano però una qualità differente: sembrano occupare lo spazio dello spettatore e, in qualche modo, osservarlo. È un elemento fondamentale per comprendere perché la ricerca di Lombardo non coincida pienamente con la Pop Art, nonostante la comune attenzione per le immagini prodotte dalla comunicazione di massa. Il problema non è semplicemente quale immagine venga rappresentata, ma quale comportamento quell'immagine provochi in chi la guarda.

Da qui si comprende anche la lunga traiettoria successiva dell'artista. La selezione di Bonhams comprende Progetto per numero (n) elementi uguali componibili del 1965 e Superquadro con taglio ondulato, progetto originato nello stesso anno e qui presentato nella versione 1965-2020 composta da due grandi moduli in legno laminato nero. La superficie pittorica comincia a perdere la propria condizione convenzionale e l'opera si sposta progressivamente verso la relazione con lo spazio e con l'osservatore. Il percorso arriva poi alla produzione recente con Stochastic Tiling “Uccelli (SAT 1996)” del 2012, P6 G1 N1 (r<20) del 2022 e P20 G1 N6 del 2025. A distanza di oltre mezzo secolo dai Monocromi, ritorna un principio che era già presente all'inizio: ridurre il controllo soggettivo dell'artista e costruire sistemi capaci di generare risultati non interamente predeterminati. È forse questo il punto attraverso il quale rileggere oggi Lombardo. Non tanto come artista che ha attraversato numerose fasi differenti, quanto come autore che ha continuato a interrogare lo statuto stesso dell'esperienza artistica: dalla ripetibilità dell'opera alla psicologia dello spettatore, dal comportamento alla generazione stocastica delle forme.

La mostra parigina possiede però anche un secondo livello di lettura. Non si svolge in un museo o in una galleria, ma da Bonhams, ed è esplicitamente una mostra-vendita. La ricostruzione storico-artistica coincide dunque con una precisa fase di rivalutazione commerciale dell'artista. Nel 2025 un'opera appartenente alla serie dei Gesti Tipici ha raggiunto 406.400 dollari all'asta, nuovo record indicato per l'artista. È un risultato che segnala una crescita dell'attenzione del mercato verso un autore la cui collocazione storica è stata a lungo riconosciuta in Italia ma la cui posizione internazionale può ancora essere riletta. Giacomo Balsamo, vicepresidente del dipartimento Post-War & Contemporary Art di Bonhams, insiste proprio sulla continuità della ricerca e sulla possibilità, attraverso la selezione parigina, di osservare l'intera carriera dell'artista. Le opere di Lombardo sono oggi presenti, tra le altre, nelle collezioni della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, della GAM di Torino e del Philadelphia Civic Center; il suo lavoro è stato inoltre esposto al Museum of Modern Art di New York.

La scelta di riunire in un'unica mostra sessantacinque anni di produzione, dal 1960 al 2025, diventa così anche un'operazione di posizionamento. Il mercato internazionale torna a guardare alla scena italiana del dopoguerra andando oltre il gruppo di nomi che ne ha storicamente dominato la circolazione commerciale e cercando figure la cui ricerca può essere reinserita dentro genealogie più ampie. Nel caso di Lombardo questa rilettura appare particolarmente interessante perché mette in discussione anche una narrazione troppo semplice dell'arte italiana degli anni Sessanta. Piazza del Popolo non fu soltanto la risposta romana alla Pop Art americana. Fu un laboratorio nel quale immagine, comunicazione, comportamento e percezione vennero sottoposti a esperimenti molto differenti. Lombardo, a 87 anni, è l'ultimo membro vivente di quella stagione. Ma la mostra di Parigi funziona soprattutto quando evita di trasformarlo nell'ultimo testimone di un'epoca. Da Arancio 72 del 1960 a P20 G1 N6 del 2025 trascorrono sessantacinque anni. Cambiano le immagini, le tecniche e i sistemi utilizzati. Rimane invece una domanda sorprendentemente stabile: quanto può arretrare l'artista perché sia l'opera (e soprattutto chi la guarda) a produrre qualcosa che prima non esisteva?

 

Sophie Seydoux, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Sophie Seydoux

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