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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliC'è uno specialista (senior) italiano che da Bonhams sta lavorando sull'arte italiana del dopoguerra con un approccio che tiene insieme conoscenza delle opere, mercato e costruzione di occasioni internazionali. Giacomo Balsamo, vicepresidente del dipartimento Post-War & Contemporary Art della casa d'aste, porta ora a Parigi Sergio Lombardo con una mostra-vendita che attraversa oltre sessant'anni della sua produzione. Un poker di giorni di passione nel cuore della Settimana dell'arte più importante dell'orizzonte artistico europeo e, quasi, mondiale.
Dal 19 al 22 ottobre, negli spazi parigini di Bonhams, saranno riunite dieci opere realizzate tra il 1960 e il 2025. È la prima retrospettiva dedicata a Lombardo in Francia e comprende alcuni lavori centrali della sua ricerca, dai Monocromi ai Gesti Tipici, insieme alle sperimentazioni successive e alla produzione degli ultimi anni. Diverse opere non erano mai state presentate al pubblico. La selezione è ridotta ma costruita per restituire la continuità di un percorso molto lungo. Si apre con Arancio 72, collage e smalto su tela del 1960, e comprende Rockefeller, Mao Tze Tung e Krusciov, tutti del 1963, oltre a Kennedy del 1965. Seguono Progetto per numero (n) elementi uguali componibili, Superquadro con taglio ondulato, Stochastic Tiling “Uccelli (SAT 1996)” del 2012, P6 G1 N1 (r<20) del 2022 e P20 G1 N6, realizzato nel 2025.
È soprattutto la presenza ravvicinata di lavori appartenenti a periodi tanto differenti a permettere una lettura di Lombardo meno legata alla sola stagione di Piazza del Popolo. Nato nel 1939, Lombardo aveva cominciato a lavorare alla fine degli anni Cinquanta. Nei Monocromi, avviati nel 1958, utilizzava elementi ripetuti, collage, colle e smalti industriali, cercando una pittura impersonale e potenzialmente replicabile. Si considerava più vicino alla figura del ricercatore che a quella dell'artista inteso in senso tradizionale. Anche i titoli registravano quantità e colore, riducendo al minimo qualsiasi elemento narrativo. Arancio 72, del 1960, appartiene a questa fase. Tre anni dopo la ricerca cambia radicalmente aspetto con i Gesti Tipici, presentati alla Galleria La Tartaruga nell'aprile del 1963. Entrano nella pittura le immagini della politica e della comunicazione di massa: presidenti, leader e figure pubbliche vengono trasformati in grandi silhouette in bianco e nero, derivate dall'immaginario della televisione e della stampa.
Rockefeller è uno dei lavori centrali della mostra parigina. La figura occupa una tela di 180 per 230 centimetri. Lombardo elimina quasi completamente i dettagli e concentra l'immagine sulla postura. Lo stesso avviene con Krusciov e Mao. L'identificazione del personaggio rimane possibile, ma l'interesse dell'artista si sposta sul gesto attraverso il quale l'autorità viene percepita. È uno degli elementi che distinguono la sua ricerca da una semplice assimilazione alla Pop Art. Lombardo lavora sulle immagini della società contemporanea, ma il suo interesse riguarda soprattutto la reazione dello spettatore, la percezione e i comportamenti prodotti dall'opera. La mostra permette di seguire questo interesse anche molto oltre gli anni Sessanta. Dai progetti modulari si arriva alle successive ricerche stocastiche, nelle quali Lombardo utilizza sistemi e procedure capaci di ridurre ulteriormente la decisione soggettiva dell'artista nella costruzione dell'immagine. Il lavoro del 2025 chiude così un percorso iniziato sessantacinque anni prima senza presentarlo come una successione di periodi separati.
«Per oltre sessant'anni, Sergio Lombardo ha portato avanti una pratica artistica di straordinario rigore e innovazione, esplorando con notevole coerenza i meccanismi della percezione e del comportamento umano», spiega Balsamo. La mostra, aggiunge, offre ai collezionisti la possibilità di attraversare l'intera carriera e di riscoprire «uno dei protagonisti chiave dell'arte italiana del dopoguerra». Lombardo è l'ultimo membro vivente della generazione legata alla Scuola di Piazza del Popolo, la scena formatasi nella Roma degli anni Sessanta attorno a luoghi come il Caffè Rosati e La Tartaruga e alla quale sono associati, con percorsi differenti, Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli e Jannis Kounellis. Le sue opere sono entrate nelle collezioni della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma e della GAM di Torino e il suo lavoro è stato esposto anche al Museum of Modern Art di New York.
La questione riguarda la dimensione internazionale del suo riconoscimento e del suo mercato. Un segnale importante è arrivato nel 2025, quando un'opera della serie Gesti Tipici ha raggiunto 406.400 dollari all'asta, stabilendo il record indicato per Lombardo. La mostra di Parigi arriva l'anno successivo e prova a dare continuità a questa attenzione presentando insieme opere storiche e recenti davanti a un pubblico internazionale. È qui che il lavoro di Balsamo assume un rilievo cruciale. Lo specialista di una grande casa d'aste non interviene soltanto nel momento della vendita. La possibilità di organizzare mostre monografiche, costruire selezioni storiche e mettere in relazione opere provenienti da periodi diversi consente alle case internazionali di partecipare sempre più direttamente anche alla costruzione del mercato di un artista. La mostra di Lombardo è infatti una mostra-vendita, e questa natura va considerata come parte dell'operazione. Bonhams non propone semplicemente dieci lotti, ma li dispone secondo un percorso che permette di leggere l'evoluzione dell'artista. Il lavoro storico e quello commerciale procedono parallelamente. Per l'arte italiana del secondo Novecento è una dinamica particolarmente significativa. Esistono artisti ampiamente riconosciuti dalla storiografia e dalle istituzioni italiane la cui presenza sul mercato internazionale rimane meno forte rispetto a quella di altri protagonisti della stessa generazione. Portarli a Parigi, Londra o New York significa confrontare quella storia con collezionisti, advisor e operatori che lavorano su una scala differente. Balsamo sta utilizzando la piattaforma internazionale di Bonhams proprio in questa direzione. Nel caso di Lombardo, la scelta è quella di partire dalle opere e dalla continuità della ricerca, evitando di limitare l'artista alla Roma degli anni Sessanta o all'etichetta di Piazza del Popolo.
La stessa presenza di lavori del 2012, 2022 e 2025 accanto a Rockefeller e Krusciov serve a chiarire il punto: Lombardo non viene presentato come un capitolo chiuso dell'arte italiana del dopoguerra, ma come un artista la cui ricerca è proseguita fino a oggi. Parigi diventa così un passaggio importante per verificarne la ricezione internazionale. E contemporaneamente la mostra permette di osservare il lavoro di uno specialista italiano che, all'interno di una grande casa d'aste globale, sta cercando di costruire nuove occasioni per l'arte italiana. In questo senso le dieci opere di Sergio Lombardo raccontano due storie parallele. La prima riguarda un artista che dal 1960 al 2025 ha continuato a lavorare sui rapporti tra immagine, percezione e comportamento. La seconda riguarda il modo in cui quella storia viene oggi portata sul mercato internazionale. Ed è su questo secondo passaggio che Giacomo Balsamo sta costruendo una parte importante del suo lavoro da Bonhams. Dando lustro alla storica maison anglosassone.
Sergio Lombardo, Krusciov, 1963, enamel on canvas, 160 x 115 cm, courtesy Archivio Sergio Lombardo.
Sergio Lombardo, Progetto per numero (n) elementi uguali componibili, 1965, paper collage, 70 x 100 cm, courtesy Archivio Sergio Lombardo.
Ginevra Borromeo
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