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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliSono passati diversi mesi (anche se non troppi) dall’inaugurazione della 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia e, di conseguenza, anche dalle polemiche che hanno investito sia la manifestazione stessa sia il suo presidente, Pietrangelo Buttafuoco. Il motivo? Aver permesso a Russia e Israele di portare i loro progetti in città nonostante siano accusati «di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale».
«La Biennale, come la città di Venezia, continua ad essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, sosteneva la Fondazione Biennale, favorendo i legami tra popoli e culture, con la costante speranza di porre fine ai conflitti e alle sofferenze».
L’argomento torna sulle pagine del «Corriere della Sera» che, in data 1 settembre, ha pubblicato un’intervista a Buttafuoco in occasione della settimana veneziana dedicata al Festival del Cinema. Un’occasione per guardare alle vicende di inizio maggio con una certa distanza: «Rifarei tutto, afferma il presidente della Fondazione. Era più che giusto e doveroso verso l’istituzione che presiedo. In tutti gli atti formali e ufficiali non c’è una sola virgola che vada contro leggi e ordinamenti». Qualche giorno prima dell’inaugurazione, il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva inviato degli ispettori a Ca’ Giustinian, sede dell’istituzione veneziana, per ottenere «copia integrale della corrispondenza fra la Fondazione e le autorità russe, finalizzata alla definizione degli assetti organizzativi e gestionali della presenza della Federazione Russa a Venezia». Alla fine, il Padiglione russo ha deciso di aprire solamente durante i giorni di preview, dal 6 all’8 maggio.
A questo si è aggiunta la Commissione europea, che ha deciso di revocare i fondi destinati alla Biennale proprio per non aver impedito alla Russia di partecipare alla mostra. «Nel carteggio, loro ponevano un problema sul codice etico dell’Europa che presuppone il rispetto dei principi della democrazia e della libertà di espressione, spiega Buttafuoco. Stando alla lettera, osservo che, Unione Europea a parte, circa l’87% dei Paesi presenti alla Biennale Arte non avrebbero avuto le carte in regola. E che avrei dovuto privarmi dell’apporto fondamentale di una monarchia assoluta, sebbene elettiva». Il riferimento è al Vaticano, conferma il Presidente e prosegue: «Ma la contraddizione della Ue è nel negare la libertà di espressione in ragione di una precisa nazionalità. Inaudito rispetto ai principi sanciti in tutte le carte dei diritti».
Anche Giuli, a maggio, nonostante la stima e l’ammirazione nei confronti di Buttafuoco, dichiarava che «alla Biennale ha vinto Putin». E a questa affermazione il Presidente della Fondazione risponde ora: «Ha vinto l’arte e ha vinto la Biennale. Non nella mia persona, ma nella storia di un’istituzione che guarda al mondo e che nei suoi 131 anni, anche durante tanti conflitti, ha sempre ospitato tutti. Sarebbe stato empio sospendere un antico precetto della nostra civiltà, quello della tregua alle Olimpiadi».
Cecilia Paccagnella
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