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Francis Picabia, «Harmas», 1928 ca, Hélène Bailly Marcilhac Private Collection (particolare)

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Francis Picabia, «Harmas», 1928 ca, Hélène Bailly Marcilhac Private Collection (particolare)

Al Palazzo Reale di Milano la notte di Francis Picabia come luogo della metamorfosi

Oltre 170 opere, provenienti da musei europei e collezioni internazionali, ripercorrono più di mezzo secolo di sperimentazioni dell’artista che fu impressionista, fauve, cubista, pioniere dell’astrazione, protagonista del Dada e poi ancora figurativo e astratto

A Milano, a Palazzo Reale, dal 9 ottobre al 24 gennaio 2027, oltre 170 opere raccontano l’irrequieta parabola di Francis Picabia, artista impossibile da rinchiudere in un’unica definizione.

«Vivere il doppio, vivere di giorno e di notte»: nelle parole di Anne Berest Picabia, pronipote dell’artista e curatrice della mostra, si trova forse la chiave per entrare nell’universo di Francis Picabia. La mostra, dal titolo «Picabia. Aprire Le Porte della Notte», non sceglie infatti la rassicurante strada della retrospettiva cronologica, ma costruisce un percorso narrativo attorno alle ossessioni e alle energie che attraversarono l’opera dell’artista.

I lavori, provenienti da musei europei e collezioni internazionali, ripercorrono più di mezzo secolo di sperimentazioni. Nato a Parigi nel 1879 da padre spagnolo e madre francese, Picabia fu impressionista, fauve, cubista, pioniere dell’astrazione, protagonista del Dada e poi ancora figurativo e astratto. Una successione di identità che non va letta come incoerenza, ma come deliberato rifiuto di trasformare uno stile in una gabbia.

Da Parigi a New York, da Barcellona a Zurigo e alla Costa Azzurra, Picabia incrociò artisti e intellettuali come Marcel Duchamp, Pablo Picasso, Gertrude Stein e Guillaume Apollinaire, assorbendo ogni volta nuovi stimoli. La metamorfosi divenne così il principio stesso della sua ricerca: quando un linguaggio sembrava ormai acquisito, l’artista lo abbandonava per ricominciare.

Il percorso milanese mette in primo piano temi come amore, desiderio, danza, musica, guerra, origini spagnole e creazione collettiva, accostando ai dipinti un nucleo eccezionale di fotografie, lettere, documenti personali e album d’epoca, molti dei quali provenienti dalla famiglia Picabia e dagli Archives Littéraires Jacques Doucet e presentati per la prima volta.

Ne emerge un Picabia meno monumentale e più intimo: un artista che fece della vita stessa materia di sperimentazione. La notte evocata dal titolo diventa allora metafora di un territorio senza coordinate certe, dove desiderio, inquietudine e invenzione possono continuamente aprire nuove porte.

La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Madeinart, con il patrocinio del Consolato Generale di Francia e dell’Institut Français. Accompagna l’esposizione il catalogo Skira.

Francis Picabia, «Lano», 1938 ca, collezione privata

Cecilia Paccagnella, 02 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Cecilia Paccagnella

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