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Una veduta del nuovo spazio della galleria torinese Simóndi all’interno di Palazzo Scaglia di Verrua

Foto Lorenzo Gastaldi

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Una veduta del nuovo spazio della galleria torinese Simóndi all’interno di Palazzo Scaglia di Verrua

Foto Lorenzo Gastaldi

Il tempo di respirare e un nuovo spazio per ripartire: il prossimo capitolo di Francesca Simondi

La sede della galleria, un tempo legata al nome di Alberto Peola, si sposta a Palazzo Scaglia di Verrua, nel cuore di Torino. Per celebrare questo momento di passaggio, una mostra che vuole essere una festa alla quale prenderanno parte sia le collaborazioni storiche sia le più recenti

Cecilia Paccagnella

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Inspira. Trattieni. Espira. Un gesto che compiamo automaticamente, senza quasi rendercene conto, eppure è alla base di alcune pratiche per riconnettersi con sé stessi, dalla meditazione allo yoga. Francesca Simondi, dopo gli anni trascorsi al fianco di Alberto Peola, prima come assistente e poi come socia, e dopo averne proseguito l’attività con quella che è stata ribattezzata semplicemente Simóndi, sceglie di «fermarsi a respirare» prima di inaugurare un nuovo capitolo della propria storia.

Lo fa in un angolo di Torino che può essere interpretato come un piccolo polmone verde: dietro la facciata di Palazzo Scaglia di Verrua, in via Stampatori 4, si cela infatti un cortile in cui la natura è protagonista e dialoga con uno spazio vetrato al fondo. È qui, a pochi scalini dalla galleria Persano, che prenderà avvio la nuova fase della galleria, con una mostra, dal 18 settembre al 10 ottobre, che assume i contorni festivi di un vero e proprio rito di passaggio.

«Ci sarà un’opera per ciascuno degli artisti rappresentati dalla galleria, ci racconta Simondi, più un’opera di tre artisti con i quali ho avviato recentemente una collaborazione: Giulia Iacolutti, Roberto Casti e Morigen Yan. Casti, tra l’altro, il 17 realizzerà una performance sonora. Verrà qui a registrare tutti i suoni del quartiere e, durante la performance, mescolerà i suoni esterni al palazzo con quelli della galleria».

Accanto ai nuovi ingressi saranno presenti gli artisti storici della galleria: Chiara Baima Poma, Botto&Bruno, Fatma Bucak, Paola De Pietri, Francesca Ferreri, Eva Frapiccini, Emily Jacir, Marguerite Kahrl, Lala Meredith-Vula, Laura Pugno, Victoria Stoian e Flaminia Veronesi.

«“Inspira. Trattieni. Espira” si pone come una dichiarazione d’intenti della galleria, continua. Non direi ancora un manifesto, forse sarebbe eccessivo, ma sicuramente un invito. Stiamo vivendo un periodo particolarmente tragico e credo che fermarsi ad ascoltare, osservare, respirare sia una delle chiavi. Si dice che l’arte possa curare l’anima, ma dobbiamo essere predisposti e soprattutto trovare il tempo per dedicarci a questo. Per me è anche un momento per fare il punto e poi ricominciare. Questi mesi, da settembre all’inizio dell’inverno, servono a dare uno sguardo agli artisti che lavorano con me e alle nuove prospettive, per poi ripartire con le mostre personali e con il consueto programma della galleria».

Una veduta del nuovo spazio della galleria torinese Simóndi all’interno di Palazzo Scaglia di Verrua. Foto Lorenzo Gastaldi

In questa nuova dichiarazione d’intenti l’accento è posto in particolare su tre elementi: il suono, la luce e la ceramica.

«La collaborazione con Flaminia Veronesi, per esempio, è nata anche per questo. Lei è conosciuta soprattutto per i suoi acquerelli, ma sta sviluppando un percorso incredibile legato alla scultura e alla ceramica. Anche Francesca Ferreri utilizza la ceramica, anche se non la modella direttamente: utilizza elementi in ceramica che poi assembla. Mi interessa quindi l’idea di lavorare con artisti che si relazionano con questa materia».

Un nuovo spazio sarà quindi dedicato al suono: «Credo che oggi viviamo in una società in cui tutto è legato alle immagini e tutto è estremamente frenetico. Prendersi un tempo senza immagini, in cui sia l’orecchio a prestare attenzione, è qualcosa di importante. Credo che il suono acquisirà nel tempo un valore sempre più significativo».

E per quanto riguarda la partecipazione alle fiere? Qual è la sua prerogativa?
Sono in una fase di valutazione. Artissima rimane sicuramente una scelta prioritaria. Credo che le fiere siano un momento importante, anche se il sistema dell’arte sta attraversando una fase particolare. Per certi versi preferirei sviluppare maggiormente una dimensione internazionale, che era già una mia prerogativa all’inizio, ma che non è stato semplicissimo realizzare. Secondo me funzionano molto anche i momenti che creano situazioni di incontro meno frettolose. Forse, quindi, momenti come Panorama, dove c’è una cura dietro, un progetto legato al territorio e alla cultura, hanno più senso e più valore.

Invece qual è il rapporto con Torino? Quanto è importante per lei partecipare alla vita culturale della città?
Un esempio positivo recente è stato Exposed, il festival di fotografia. L’apertura e le proiezioni sono state incredibili. Io ho partecipato anche alle proiezioni perché credo sia importante mettersi in gioco e partecipare agli eventi della città. Credo che il dialogo e la rete tra galleristi dipendano molto anche dall’iniziativa dei singoli. Bisogna uscire un po’ dal nostro ritmo quotidiano e dalle nostre azioni abituali. Su Torino c’è ancora molto da fare e credo che noi torinesi potremmo collaborare di più, ma sicuramente Elisabetta Chiono, ex presidente di Torino Art Galleries (ora il testimone è passato a Umberto Benappi, Ndr) si è data moltissimo da fare ed è ammirevole il modo in cui ha preso a cuore la situazione. Spero quindi che questo lavoro continui. Bisogna essere molto coesi, molto presenti. Non è semplice, ma credo che ne valga la pena.

Che cosa si porta dietro dall’esperienza con Alberto Peola e che cosa sogna per il futuro?
L’esperienza precedente, per me, è stata di grandissima crescita: dopo il periodo da assistente, i tre anni con Alberto e i tre anni successivi da sola sono stati la palestra più importante. Fin dall’inizio, però, avevo la consapevolezza che Via della Rocca era stata la sua galleria per oltre trent’anni e che era fortemente identificata con la sua figura. Avevo quindi il desiderio di trovare uno spazio che sentissi mio e che potesse raccontare anche la mia storia. Ora sento l’esigenza di fare tesoro di quell’esperienza e mettere una marcia ancora più decisa, per prendere il volo. Ho sempre immaginato di mantenere un punto in città, perché è fondamentale e permette di creare relazioni. Il mio sogno sarebbe avere anche un luogo fuori, dove poter ospitare gli artisti, avere un laboratorio e sviluppare progetti. Sarebbe magnifico costruire questo luogo insieme agli artisti, attraverso progetti di bioedilizia, e farlo diventare anche un punto di interesse per la comunità.

Una veduta di Palazzo Scaglia di Verrua a Torino. Foto Lorenzo Gastaldi

Cecilia Paccagnella, 03 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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