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Canemorto, «The Radiant Van 4»

Foto © Alessandro Trapezio

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Canemorto, «The Radiant Van 4»

Foto © Alessandro Trapezio

Luci d’Artista porta Torino nello spazio: le novità della 29ma edizione

Da Tony Oursler a Flavio Favelli e Canemorto, la storica rassegna piemontese si rinnova tra collaborazioni scientifiche e installazioni itineranti. Da questa sera, 23 ottobre, torneranno a illuminare la notte della città all’ombra della Mole

La luce è energia che si propaga nello spazio sotto forma di onde. Nel vuoto, viaggia a circa 300mila chilometri al secondo ed è principalmente grazie a essa che l’uomo ha accesso alle profondità del cosmo. Una relazione imprescindibile alla base della più grande novità della 29ma edizione di Luci d’Artista: la collaborazione tra il Politecnico di Torino e Tony Oursler, che per la facciata dell’ateneo ha lavorato su spazio e viaggi spaziali. L’ateneo sta inoltre collaborando alla realizzazione di un modulo spaziale, il cui lancio, tra fine novembre e inizio dicembre, porterà Luci d’Artista per la prima volta nello spazio. Oursler ne rivestirà gli elementi illuminanti con una piccola opera che raggiungerà una stazione orbitante insieme a materiali e rifornimenti. Conclusa la missione, il modulo verrà sganciato e brucerà rientrando nell’atmosfera terrestre: l’opera terminerà in un bagliore luminoso, una sorta di performance.

La collaborazione con l’ateneo si estende al public program: il Politecnico ha creato una classe interdipartimentale con studenti di architettura, design, ingegneria, illuminotecnica e altri settori, coinvolti nei sopralluoghi, nelle prove e nelle diverse fasi di realizzazione dell’opera, cui si affiancheranno lezioni curate da Luci d’Artista. Un salto di scala che rafforza il ruolo della manifestazione anche come produttore di contenuti educativi. Il lavoro di Oursler, legato alla crescente specializzazione di Torino nella ricerca scientifica, ingegneristica e aerospaziale, introduce il tema scelto dal direttore Antonio Grulli per le tre nuove opere: «Memoria del futuro». Tre interventi connessi alla storia di Torino, al suo tessuto sociale e alle sue trasformazioni.

Il secondo nuovo lavoro è di Flavio Favelli e parte dalle tracce materiali della storia della città. Coinvolto dalla Fondazione Torino Musei, l’artista ha lavorato utilizzando una serie di materiali metallici conservati nei depositi della GAM: ringhiere di balconi e altri elementi ferrosi recuperati sotto le macerie dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Sono frammenti danneggiati e in alcuni casi completamente distrutti, ma caratterizzati da forme e disegni particolari, che diventano la materia stessa della nuova Luce. Favelli li ha utilizzati per costruire una grande struttura simile a una voliera, nella quale sono inseriti gli elementi luminosi.

La terza nuova opera è di Canemorto, trio di giovani artisti con cui Luci d’Artista ha lavorato grazie all’Italian Council del Ministero della Cultura. A Torino, il trio ha individuato due elementi identificativi: l’automotive, e la tradizione magico esoterica. È nata così una Luce d’Artista mobile: un furgone Fiat il cui cassone posteriore, inciso con i disegni degli artisti e illuminato dall’interno, si trasforma in una grande lanterna itinerante. Le incisioni riuniscono simboli di buona fortuna provenienti da diverse culture, facendo dell’opera una sorta di talismano in movimento. Interamente finanziato dall’Italian Council, il progetto ha coinvolto anche Lubiana, dove si è svolta la prima presentazione.

Tre nuove opere, dunque, per tre momenti diversi della storia torinese: una particolare attenzione alla vigilia del trentesimo anniversario della manifestazione. Negli ultimi anni Luci d’Artista ha sviluppato anche una funzione di consulenza e supporto, per istituzioni e aziende, nella realizzazione di opere attraverso la luce. In quasi trent’anni sono state infatti accumulate competenze specifiche condivise con numerose istituzioni cittadine e un’attività costante di conservazione e restauro. La natura stessa delle opere luminose impone una manutenzione continua: le opere sono sottoposte ad agenti atmosferici e grandine, all’esaurimento del neon, e all’obsolescenza delle varie tecnologie. Dietro la parte visibile al pubblico c’è un lavoro quotidiano di manutenzione, schedatura e raccolta dei dati, restauro e rapporti con artisti, studi ed estate, cui si aggiungono gli aspetti tecnici, amministrativi e contrattuali. Un’attività che coinvolge Fondazione, Città di Torino, ingegneri, tecnici, legali e numerose altre professionalità. Anche il consumo energetico rientra in questa attività continua: ogni restauro è un’occasione di aggiornamento tecnico e di riduzione dell’impatto energetico.

La collezione conta oltre trenta opere, alcune entrate stabilmente nel paesaggio invernale torinese: da «Il volo dei numeri» di Mario Merz ad «Amare le differenze» di Michelangelo Pistoletto, da «Sex and Solitude» di Tracey Emina «Piccoli Spiriti Blu» di Rebecca Horn. Alla collezione si affianca infine «Costellazioni», che riunisce opere luminose realizzate dalle principali istituzioni artistiche torinesi, tra cui Fondazione Merz, GAM, MAO, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Castello di Rivoli e, da quest’anno, una nuova Luce realizzata dagli studenti per l’Accademia Albertina di Belle Arti.

Jenny Dogliani, 22 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Jenny Dogliani

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