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Disegno di Keith Haring su valigia in pelle, 1948

Foto Armando Grillo / Gorunway.com

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Disegno di Keith Haring su valigia in pelle, 1948

Foto Armando Grillo / Gorunway.com

La sfilata di Louis Vuitton a New York tra Rinascimento e Pop Art

Partendo dalla location, passando per la collezione e arrivando alla collaborazione con gli artisti, la maison parigina è riuscita a far parlare di sé nella settimana dell’arte della Grande Mela

Nella serata del 20 maggio a New York Louis Vuitton ha presentato la sua nuova collezione Cruise 2027 alla Frick Collection combinando l’estetica dell’arte pop contemporanea a quella europea rinascimentale più tradizionale. Nella settimana in cui i riflettori del sistema dell’arte sono puntati sulla città, complice Christie’s che ha scritto un’importante pagina nella storia del mercato dell'arte con una vendita complessiva di 1,1 miliardi di dollari (tra i protagonisti Pollock e Brâncuși), e non da meno anche Sotheby’s e Phillips, anche il comparto moda con Louis Vuitton si inserisce in questo contesto artistico, rivendicando la propria centralità culturale. 

Una sfilata Resort, o Cruise, nasce originariamente con l’idea di offrire un guardaroba da viaggio votato al comfort. Partendo dall’immaginario del viaggio, per cui la casa di moda è famosa (basti pensare al borsone da viaggio Keepall, progettato per la prima volta nel 1930), Louis Vuitton ha presentato la nuova collezione nella storica casa-museo che custodisce opere dal Rinascimento fino al XIX secolo. Questa scelta si comprende da tutte le mosse introdotte da Vuitton che si possono riassumere in tre livelli sinergici. A partire dal luogo. 

Riconosciuta a livello internazionale come museo e centro di ricerca, la Frick è nota per i dipinti dei principali maestri dal Rinascimento fino all’Ottocento e per gli eccezionali esempi di scultura europea e arti decorative. Affacciata su Central Park, in dialogo costante possiamo trovare opere di Giovanni Bellini e di Goya. La collezione ebbe origine con Henry Clay Frick (1849-1919), che lasciò in eredità la sua casa, dipinti, sculture e arti decorative a disposizione di tutti. Nel corso dei decenni, dopo la sua morte, la collezione è raddoppiata concludendosi con l’apertura del museo nel 1935. Oggi, dopo il recente restauro di Annabelle Selldorf che l’ha lasciato chiuso per quattro anni, vanta anche di un nuovo legame triennale con la maison. 

Il secondo punto riguarda la scelta da parte del direttore creativo Nicolas Ghesquière di omaggiare le opere di Keith Haring, artista e attivista americano noto per le sue rappresentazioni di figure stilizzate e simboli. Nel corso della sua carriera, Haring rese ampiamente disponibile la sua arte attraverso il posizionamento dei suoi murales, si immerse velocemente nella cultura dei graffiti della città e divenne uno dei maggiori esponenti della Street e Pop Art negli anni Ottanta. Proprio con la sua arte inizia lo show diretto da Nicolas. Fa sfilare come primo oggetto una valigia in pelle degli anni Trenta su cui nel 1984 Keith Haring, con un pennarello nero, ha disegnato per regalarla al suo coinquilino. Da questo incipit si è dipanato un vocabolario di abiti e accessori dove il segno grafico di Haring incontra volumetrie e geometrie di chiara matrice rinascimentale. 

Infine, l’arte viene riflessa nei capi con la destrutturazione stessa del concetto di accessorio. Oggetti quotidiani che attraverso il concetto di borsa diventano decorazione: come le borse a mano a forma di vinile o quella a forma di colonna, o borse gioiello trasformate in box d’asporto con gli iconici omini di Haring o ancora lattine. 

Come dichiarato anche dal direttore creativo, la sfilata vuole mettere in luce universi paralleli, ma collegati: New York e Parigi, dove è nata la casa di moda. La prima più contemporanea e la seconda più relegata alla visione delle città europee colma di cultura artistica più rinascimentale e moderna. Due città completamente diverse, ma che continuano a nutrire la creatività di Nicolas. Allo stesso tempo vuole dedicare uno sguardo anche alla tematica della frattura tra Uptown e Downtown della Grande Mela. L’omaggio a Haring è reso grazie alla selezione delle sue opere che compaiono sugli abiti e accessori: tra i pezzi chiave della collezione c’è la T-shirt ispirata all’opera che l’artista ha dedicato proprio alla città, immagine che sopravvive ancora oggi nelle stampe delle magliette souvenir vendute nei negozi newyorkesi.

Gioia Meli, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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