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Gioia Meli
Leggi i suoi articoliIlly si fa in quattro. Per un poker di tazzine, a regola d'arte. L'eccellenza triestina ha presentato la nuova Art Collection ai Giardini Reali veneziani in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. La collezione, intitolata ça va sans dire “In Minor Keys” come il progetto curatoriale ideato dalla compianta Koyo Kouoh, coinvolge quattro artisti – Alice Maher, Werewere Liking, Thania Petersen e Mohammed Z. Rahman – appartenenti a geografie e generazioni differenti. Il formato resta quello storico della tazzina, elemento identitario del marchio, ma la presentazione sposta l’attenzione sul contesto: installazione temporanea, attivazione urbana, visibilità diffusa.
All’interno del caffè ai Giardini, l’allestimento si articola in quattro nuclei cromatici, ciascuno associato a un artista. L’oggetto viene isolato, ingrandito, serializzato. Un totem introduttivo esplicita il concept, rendendo leggibile l’operazione anche a un pubblico non specialistico. La fruizione è rapida, integrata nei tempi della visita alla Biennale, pensata per un consumo immediato. La parte più evidente del progetto si sposta però fuori dallo spazio espositivo. Tazzine in scala monumentale, realizzate da artigiani, hanno attraversato i canali veneziani prima di essere installate in Riva Ca’ di Dio. L’intervento riprende un’immagine circolata in forma digitale negli anni precedenti e la traduce in presenza fisica. Il passaggio dal rendering alla realtà costruisce continuità tra immaginario e attivazione urbana.
Ma guardiamo, specchiandoci, all'interno, metaforicamente, della tazzina. La sostanza ricamata ad arte dagli artisti sulla pellicola di ceramica. Alice Maher lavora da anni su una grammatica visiva che tiene insieme corpo, mito e trasformazione. Il suo immaginario nasce da una tradizione figurativa europea riletta in chiave contemporanea, dove il segno diventa organico, quasi instabile. Trasferito sulla tazzina, questo lessico mantiene una tensione narrativa, una dimensione ambigua che sfugge alla funzione puramente ornamentale. Werewere Liking introduce un registro completamente diverso. La sua pratica, radicata nella scena panafricana tra arte, teatro e scrittura, si fonda su una dimensione collettiva e rituale. Il colore è struttura simbolica. Sulla porcellana questa energia resta leggibile: il segno si espande, occupa lo spazio, costruisce una superficie che rimanda a sistemi di conoscenza condivisi più che a una firma individuale. Thania Petersen lavora su stratificazioni culturali e identitarie legate alla diaspora sudafricana. Il riferimento tessile è centrale: pattern, ornamento, botanica diventano dispositivi di memoria. La tazzina diventa un supporto coerente con questa ricerca, perché replica la logica del motivo che si ripete, si diffonde, si trasmette. L’oggetto domestico amplifica il tema della trasmissione culturale. Mohammed Z. Rahman opera invece su un piano più esplicitamente linguistico e politico. Il suo lavoro intreccia testo e immagine, spesso con una componente critica legata all’identità, alla storia coloniale, alla rappresentazione. Ridurre questo approccio a una superficie di pochi centimetri implica una sintesi netta: il segno si fa diretto, il messaggio resta implicito ma presente, evitando la semplificazione illustrativa.
Insieme, i fantastici quattro costruiscono una geografia precisa. Europa, Africa, diaspora, Regno Unito. Ossia: una convergenza di pratiche che lavorano su memoria, identità e trasformazione. Il riferimento a “In Minor Keys” si traduce in un registro comune: nessuna immagine dominante, nessuna narrazione esplicita, ma una serie di variazioni che operano per sottrazione. Il risultato è un equilibrio instabile tra autonomia artistica e dispositivo industriale. La tazzina resta un oggetto replicabile, destinato alla distribuzione globale. La forza del progetto sta nel fatto che, nonostante questa condizione, ogni intervento mantiene una densità riconoscibile, senza scivolare in una estetica neutra o decorativa. Chiosando, facciamo un passo indietro. Dal 2003 illy utilizza la piattaforma veneziana come contesto privilegiato per consolidare il proprio posizionamento culturale. La tazzina diventa veicolo di un linguaggio che tiene insieme design, arte contemporanea e consumo quotidiano. La serialità dell’oggetto consente una diffusione che la mostra non può avere. Il punto critico riguarda proprio questa traslazione. “In Minor Keys”, nella sua formulazione curatoriale, insiste su tonalità basse, su pratiche sottili, su un registro anti-spettacolare. La traduzione in prodotto introduce inevitabilmente una semplificazione. Il contenuto si adatta a un formato replicabile, accessibile, vendibile. La complessità viene mediata in funzione della distribuzione.
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Oversize cups
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