Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliSe domani scoppiasse una guerra o una nuova pandemia, il primo luogo a cui penseremmo per sentirci al sicuro sarebbe isolato e inaccessibile: un bunker. Uno spazio ambiguo in cui la freddezza del cemento convive con la ricerca di un’intimità domestica e la protezione passa per la separazione dal mondo. Da questa suggestione prende vita «Hard Hassets», prima personale istituzionale di Francesca Pionati (Avellino, 1990) e Tommaso Arnaldi (Roma, 1993), vincitori della seconda edizione del Pini Art Prize-sezione Arti Visive. La mostra è allestita fino al 14 novembre alla Fondazione Adolfo Pini di Milano, di cui inaugura il nuovo spazio al piano terra, aperto alla città, ed è l’esito della ricerca avviata durante la residenza a Casa degli Artisti.
A cura di Cecilia Guida, la mostra riflette sul bunker contemporaneo come immobile di lusso (da qui il titolo che nel linguaggio economico inglese si riferisce ai beni tangibili) in cui la durezza protettiva del cemento è opposta alla fragilità della dimensione intima e relazionale dell’abitare. Il punto di partenza è Bunker archéologie (1975) dell’urbanista e filosofo francese Paul Virilio, catalogo dell’omonima mostra di Parigi sui bunker dell’Atlantikwall, il sistema di fortificazioni costruito dalla Germania nazista sulle coste europee durante la Seconda guerra mondiale.
Pionati e Arnaldi smontano l’immaginario contemporaneo del rifugio mettendo in scena il cortocircuito tra lusso, finzione e potere. Il racconto prende avvio con antichi cancelli in ferro battuto trasformati in cyclette da showroom («Need», «Demand», «Desire») con l’accompagnamento sonoro che evoca una ninna nanna dell’artista Tania Daniel. Prosegue poi su storiche cementine milanesi dove immagini di bunker di lusso generate dall’IA e veri slogan immobiliari dialogano con l’ambiente audio di Sean Vegezzi, che proietta il visitatore cinquant’anni in avanti per far palesare la futura decadenza di questi luoghi.
La riflessione si fa infine apertamente politica: la pianta di un bunker riallestita come un raffinato salotto borghese svela come la ricerca di protezione sfoci spesso in una prigione, mentre finti chalet alpini in trompe-l’œil integrano le finestre delle dimore di Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, mascherando l’architettura militare dietro i simboli del potere italiano. La presidente della Fondazione Marina Messina ricorda che la mostra chiude il progetto biennale del premio, uno dei pilastri delle attività dell’ente. Il progetto si completerà con Pure Estate, libro d’artista con cartoline lenticolari che dà forma a un’agenzia immobiliare fittizia, presentato giovedì 26 novembre nell’ambito di «BookCity Milano».
Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
La Pinacoteca Comunale ripercorre la breve parabola dell’artista milanese: dall’Informale ai «Racconti» in collage, tra disegno, fotografia e Nuova Figurazione
Il cuore della seconda edizione di M.UR.A Festival è la partecipazione, che si traduce in opere nate da laboratori e percorsi condivisi con bambini, studenti, giovani, residenti e realtà sociali del territorio
Le dinamiche del desiderio, i codici del gusto collettivo e la storia della produzione tessile pratese trovano spazio nella prima personale in un’istituzione italiana dell’artista lombarda ospitata dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
Fino al 31 ottobre la Sicilia rende omaggio all’artista colombiano con una doppia esposizione ad Agrigento a Palermo



