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Una veduta dell’opera di Paolo Astrain

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Una veduta dell’opera di Paolo Astrain

A Bergamo la Street art nasce dalla comunità

Il cuore della seconda edizione di M.UR.A Festival è la partecipazione, che si traduce in opere nate da laboratori e percorsi condivisi con bambini, studenti, giovani, residenti e realtà sociali del territorio

Arianna Scinardo

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Torna la seconda edizione di M.UR.A Festival, una rassegna promossa dal Comune di Bergamo che affida i quartieri della città all’immaginazione di studenti, residenti e quattro artisti. Tra gli interventi spicca il viadotto Rondò delle Valli, trasformato da muro vandalizzato in una colorata accoglienza all’ingresso della città. Quando la Street art incontra la comunità, la città diventa un museo a cielo aperto, qualcosa che si riconosce come proprio e che si impara a custodire. 

È in questa direzione che si muove Museum of URban Arts, il festival promosso dall’Assessorato alla Cultura e in programma fino al 10 ottobre, che con il titolo «Arte urbana che anima la comunità» rilegge Bergamo come spazio espositivo diffuso. Il cuore del progetto è la partecipazione, che si traduce in opere nate da laboratori e percorsi condivisi con bambini, studenti, giovani, residenti e realtà sociali del territorio, i cui spunti, racconti e parole chiave diventano la traccia che gli artisti interpretano sulle pareti, facendo così dei cittadini i co-autori del cambiamento. 

Gli interventi sono quattro. Pablo Astrain lavora alla scuola primaria «Cavezzali» di Longuelo, insieme al Collettivo Franco di Bologna, alla rete di quartiere e all’Orto Botanico e con il sostegno di Fondazione Alfaparf, mentre Geometric Bang opera all’Istituto Comprensivo «Alberico da Rosciate», a Borgo Santa Caterina, insieme agli alunni. A Redona, Zoerism interviene sulla scuola «Petteni» con le classi dell’istituto, e Lidia Cao dipinge al Rondò delle Valli coinvolgendo i giovani del centro socioculturale Edoné. Proprio il Rondò è, per l’assessore alla Cultura Sergio Gandi, il simbolo di questa edizione, una parete a lungo vandalizzata e segnata dall’incuria diventa una superficie d’impatto per automobilisti e pedoni e una porta colorata per chi arriva in città. Tra i temi dei laboratori ci sono l’idea di casa, l’identità e la libertà di mostrarsi. Come sottolineano gli organizzatori del progetto Tantemani, Simona Rota e Davide Pansera, M.UR.A. «non è un festival che si guarda: è un festival che si abita, insieme».

Una veduta dell’opera di Lidia Cao

Una veduta dell’opera di Geometric Bang

Una veduta dell’opera di Zoerism

Arianna Scinardo, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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