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Arianna Scinardo
Leggi i suoi articoliFigure giganti che appartengono a un’altra dimensione, dove il tempo sembra scorrere più lentamente: una monumentalità legata al ricordo, alla famiglia, al mito, alla maternità, a una coppia che balla. È questo il linguaggio con cui Botero racconta i suoi corpi, e che oggi torna a misurarsi con il paesaggio e la storia siciliani. Il progetto espositivo, curato da Fernando Botero Quintana, nipote dell’artista, e da Nicola Barbatelli, riunisce 37 opere provenienti dalla Fernando Botero Zea Collection e dal Botero Family Estate, distribuite tra Villa Aurea e la Valle dei Templi di Agrigento e Palazzo Riso di Palermo, sede del Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia. Non è la prima volta che l’isola accoglie Botero, già nel 1988 e nel 2015, con le mostre «La Corrida» e «Via Crucis. La Pasión de Cristo», l’artista aveva richiamato in Sicilia oltre 400mila visitatori.
Tra gli spazi esterni della Valle dei Templi e Villa Aurea prende forma «Fernando Botero. L’incanto del mito»: 25 opere tra sculture, acquerelli, disegni e tecniche miste. Otto grandi sculture in bronzo dialogano direttamente con la memoria classica dei templi portando in scena figure come «Leda e il Cigno», «Maternità», «Donna a cavallo» e le diverse «Donna sdraiata». All’interno di Villa Aurea il percorso si fa più intimo con diciassette opere su carta e su tela, tra le ultime realizzate dall’artista nel 2023 che esplorano i temi del corpo, della famiglia, della musica e della quotidianità.
A Palazzo Riso, si apre invece «Fernando Botero. Il peso dei sogni»: dodici opere tra dipinti, disegni, acquerelli e un”unica scultura, sempre provenienti dalla collezione dell’artista. Il titolo stesso richiama una delle cifre più profonde della sua poetica: la capacità di dare peso e presenza fisica a ciò che appartiene alla sfera più intima. Tra le opere in mostra spicca «Il Serpente», grande scultura in bronzo dorato dalla forma sinuosa, rara nella produzione plastica del maestro colombiano, insieme a tele che spaziano dal ritratto femminile alla natura morta, dalla corrida alla festa popolare.
Al di là del valore delle singole opere, il progetto punta a costruire un dialogo tra la poetica sudamericana di Botero e il patrimonio storico dell’isola. Ad Agrigento è la classicità greca a fare da contrappunto alle forme volumetriche dell’artista; a Palermo è invece la stratificazione urbana e culturale della città, crocevia di popoli e linguaggi, a offrire un contesto ideale per rileggere l’opera del maestro tra radici latinoamericane e vocazione universale. Un dialogo sostenuto dal patrocinio del Ministero della Cultura, l’Assemblea Regionale Siciliana, dall’Ambasciata di Colombia in Italia e dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, con la collaborazione della società Renaissance Exhibitions.