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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliCon l’avvicinarsi dell’apertura della 61ma Biennale di Venezia, (9 maggio-22 novembre), la geografia dei padiglioni nazionali si compone come una «mappa sismica» attraversata da linee di frattura e nuove emersioni. L’ultimo annuncio, quello del Portogallo, affida la propria voce al videoartista Alexandre Estrela, classe 1971, che presenta «RedSkyFalls», un progetto digitale che sembra intercettare, con precisione quasi tellurica, il clima instabile di questa edizione. Il lavoro di Estrela, come specifica la sua galleria, TRAVESÍA CUATRO che opera tra Madrid e il Messico, «è un'indagine sull’essenza delle immagini che si espande spazialmente e temporalmente attraverso diversi supporti. Nei suoi video e nelle sue installazioni, esamina le reazioni psicologiche del soggetto alle immagini nella loro interazione con la materia». L’opera per la biennale si configura come un ecosistema artificiale animato da vibrazioni minime, pulsazioni, tremori impercettibili. Non c’è catastrofe spettacolare ma una tensione continua che attraversa la superficie delle immagini. Estrela lavora su una soglia, quella tra il dato scientifico e l’allucinazione visiva, tra la registrazione di fenomeni sismici e la loro trasfigurazione in un ambiente immersivo, quasi ultraterreno. In questo paesaggio rosso il mondo animale diventa un insieme di micro-movimenti, una coreografia fragile che traduce l’energia invisibile della terra in linguaggio digitale. È una scelta che parla di vulnerabilità sistemica, di instabilità permanente, di un equilibrio che esiste solo nella sua continua oscillazione.
Ma la Biennale, come sempre, non è soltanto un «dispositivo estetico».
Alcuni annunci hanno generato reazioni immediate. In Serbia, la nomina del pittore Predrag Đaković è stata contestata da una petizione online che ne mette in discussione la rappresentatività rispetto alla scena contemporanea del Paese. Parallelamente, il collettivo Art Not Genocide Alliance (ANGA) ha chiesto l’esclusione di Israele dalla manifestazione, minacciando un boicottaggio totale qualora la richiesta non venisse accolta. Le ripercussioni culturali della guerra a Gaza continuano a riverberarsi nel sistema dell’arte internazionale, trasformando i padiglioni in luoghi di confronto che eccedono la dimensione espositiva. In questo clima, il Sudafrica ha scelto di non partecipare all’edizione 2026. Il padiglione era rimasto sospeso dopo l’annullamento, da parte del ministero della Cultura, di una mostra di Gabrielle Goliath a causa di riferimenti a un poeta palestinese ucciso a Gaza. L’Australia, invece, ha reintegrato Khaled Sabsabi come proprio rappresentante dopo un periodo di esclusione dovuto a pressioni politiche.
Accanto alle tensioni, si registrano però aperture significative. El Salvador debutta con un progetto di J. Oscar Molina, dedicato alle comunità sfollate con la forza; l’Ecuador affida il suo primo padiglione al Tawna Collective, in collaborazione con Óscar Santillán, portando in laguna una prospettiva anticoloniale radicata nelle culture Sápara e Kichwa dell’Amazzonia; il Marocco inaugura finalmente la propria presenza con Amina Agueznay, artista multimediale formatesi tra Casablanca e Washington (possiede una varietà di specializzazioni diverse tra cui: architettura, design, moda, gioielleria e tessitura artigianale), che trasforma l’artigianato in una pratica viva, sottraendolo a ogni riduzione folklorica. Le Bahamas tornano dopo il debutto del 2013, l’India rientra dopo sette anni con il suo terzo padiglione, mentre il Qatar ha annunciato la costruzione di un nuovo spazio permanente ai Giardini, il primo dal 1995. A fare da orizzonte teorico a questa edizione è il tema «In Minor Keys», scelto dalla curatrice Koyo Kouoh, prima donna africana nominata alla guida della Biennale. Scomparsa nel maggio 2025, Kouoh lascia un progetto che insiste sulle tonalità minori, sulle frequenze basse, sulle narrazioni che agiscono ai margini del rumore dominante. Il team curatoriale da lei costituito porterà avanti la sua visione, trasformando la Biennale in un luogo di ascolto delle vibrazioni sottili del presente.
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