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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliDopo oltre vent’anni di assenza dalle istituzioni britanniche, Nan Goldin torna nel Regno Unito con una mostra monumentale. La Hayward Gallery ha infatti annunciato «You Never Did Anything Wrong», una grande esposizione personale dedicata all’artista americana, in programma dal 24 novembre 2026 al 7 marzo 2027. L’esposizione, organizzata all’interno delle celebrazioni per il 75mo anniversario del Southbank Centre, è un’immersione totale nell’universo emotivo, politico e umano di una delle figure più radicali della fotografia contemporanea. Fin dagli anni Settanta, Nan Goldin ha trasformato la fotografia in un diario intimo e senza filtri. Le sue immagini raccontano amicizie, dipendenze, relazioni sentimentali, identità queer, dolore, sessualità e perdita con una sincerità che ha rivoluzionato il linguaggio visivo contemporaneo.
Goldin ha spesso definito il proprio lavoro come «una testimonianza della mia vita che nessuno può riscrivere». Proprio questa autenticità brutale e poetica ha reso le sue opere fondamentali nella storia della fotografia. Le immagini esposte a Londra comprenderanno fotografie e slideshow profondamente personali, capaci di abbattere ogni distanza tra osservatore e soggetto. Non semplici ritratti ma frammenti di vita vissuta che parlano universalmente di amore, vulnerabilità e resistenza. L’ultima grande mostra istituzionale di Goldin nel Regno Unito risale al 2002.
Nan Goldin, «Flowers with cup and Gaja», 2024. © Nan Goldin, courtesy the artist and Gagosian.
Rachel Thomas, Roden Chief Curator della Hayward Gallery, ha descritto la mostra come «un’immersione a lungo attesa nel mondo di una vera rivoluzionaria», sottolineando come il lavoro di Goldin sia essenziale per comprendere il legame tra esperienza personale e azione politica. Anche Mark Ball, direttore artistico del Southbank Centre, ha celebrato l’annuncio definendo Goldin un’artista che «ha ridefinito il linguaggio della fotografia, trasformando il mezzo in una testimonianza vivente dell’intimità umana e della resilienza».
L’opera di Nan Goldin non può essere separata dal suo impegno sociale e politico. Le sue fotografie hanno documentato con straordinaria vicinanza emotiva le comunità LGBTQ+ newyorkesi, profondamente colpite dalla crisi dell’HIV/AIDS negli anni Ottanta. Il suo celebre progetto «The Ballad of Sexual Dependency» è diventato un’opera simbolo della controcultura americana, un ritratto collettivo di una generazione sospesa tra libertà, autodistruzione e desiderio di sopravvivere. Negli ultimi anni Goldin è stata inoltre una voce centrale nell’attivismo contro l’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti attraverso il gruppo P.A.I.N., nato per denunciare le responsabilità delle grandi aziende farmaceutiche nella crisi delle overdose.
Parallelamente, l’artista continua da decenni il proprio sostegno pubblico alla causa palestinese, confermando una pratica artistica sempre intrecciata alla dimensione politica. Ospitare Nan Goldin negli spazi brutalisti della Hayward Gallery appare quasi inevitabile. Fin dalla sua inaugurazione nel 1968, la galleria londinese si è distinta per mostre dedicate agli artisti più innovativi e sperimentali della scena internazionale. Nel corso degli anni ha accolto figure come Anish Kapoor, Tracey Emin e Yoshitomo Nara, costruendo una reputazione legata a esposizioni capaci di ridefinire il dibattito culturale contemporaneo.