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Frida Escobedo, Creek Bench

Courtesy of Friedman Benda and Frida Escobedo. Photography by Izzy Leung

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Frida Escobedo, Creek Bench

Courtesy of Friedman Benda and Frida Escobedo. Photography by Izzy Leung

A TEFAF New York torna la fiducia del mercato

A Park Avenue Armory vendite solide per White Cube, Waddington Custot, Mitterrand e non solo; richieste per artisti come Morandi, Miró, Lalanne e Sheila Hicks 

Margherita Panaciciu

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Con la conclusione di TEFAF New York, dal 15 al 19 maggio, si può dire conclusa la parentesi delle grandi fiere della metropoli americana. TEFAF ha offerto al mercato dell’arte qualcosa che negli ultimi mesi sembrava meno scontato: fiducia. La decima edizioneorganizzata dalla European Fine Art Foundation,al Park Avenue Armory, ha riportato al centro della New York Art Week un modello di mercato fondato su qualità museale, expertise e relazioni consolidate. Con quasi 90 espositori provenienti da 14 paesi e un afflusso costante di collezionisti internazionali, advisor e direttori di museo, la manifestazione ha confermato la propria posizione come piattaforma privilegiata per il segmento più alto del mercato globale. La fiera continua a puntare sulla densità culturale delle opere e sulla credibilità dei dealer e i risultati commerciali sembrano premiare questa impostazione. Nel corso di 5 giorni numerose gallerie hanno registrato vendite immediate, molte delle quali superiori al milione di dollari, con particolare attenzione verso opere storicizzate, design del Novecento e artisti già presenti nelle principali collezioni museali. A testimoniare il peso istituzionale dell’evento, oltre 260 musei e fondazioni internazionali hanno visitato la fiera, tra cui il Metropolitan Museum of Art, il MoMA, il Guggenheim, il Whitney Museum, il LACMA e il Pérez Art Museum Miami. Accanto ai curatori, si sono mossi anche i grandi circoli di mecenati americani ed europei, dal MET International Council agli American Friends of the Louvre.

 

Cai Guo-Qiang, «Study for Sleepwalking in the Forbidden City No. 9», 2020. Courtesy of White Cube

Eva Helene Pade, «Opstand (Surge)», 2026. © Eva Helene Pade. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Pierre Tanguy

«In un contesto globale in continua evoluzione, TEFAF New York continua a mostrare che la domanda di arte, cultura e competenza permane forte, con vendite consistenti registrate durante tutta la fiera», ha dichiarato Leanne Jagtiani, direttrice della manifestazione. Una frase che, al di là della retorica istituzionale, riflette un dato evidente nei corridoi dell’Armory: il mercato ultra-high-end continua a comprare, ma compra con sempre maggiore discernimento. 
Tra le vendite più significative della fiera spicca la performance di White Cube, che ha collocato entro il primo giorno tutte le opere presentate nella personale dedicata a Cai Guo-Qiang, con prezzi fino a 700mila dollari. Anche Offer Waterman ha aperto la settimana con una vendita importante: una ceramica di Magdalene Odundo acquistata da un collezionista europeo per oltre 500mila dollari. La galleria ha poi venduto opere di Kim Lim, Frank Auerbach e Alfred Wallis a collezionisti britannici e americani.

«Mouton de laine» di François-Xavier Lalanne. Courtesy of Mitterand. © Sebastiano Pellion

Il design storico e le arti decorative hanno mostrato una notevole vitalità. La nuova arrivata Macklowe ha venduto un vaso Pansy Favrile dei Tiffany Studios per 35mila dollari e una lampada da terra Curtain Border per 195mila  dollari, mentre Didier Ltd ha registrato vendite a sei cifre di gioielli d’autore destinati a collezionisti sudamericani, inclusi pezzi firmati Salvador Dalí e Alexander Calder.
Nel settore dell’arte moderna, Waddington Custot ha venduto «Le soleil se retourne vers la fillette pour fêter son allégresse» (1954) di Joan Miró per 1,3 milioni di dollari e «Baby Elephant» (1984) di Barry Flanagan per 480mila dollari. Mitterrand ha invece confermato la persistente domanda per François-Xavier Lalanne, cedendo «Mouton de laine» per circa 1,4 milioni di dollari, «Tortue de marbre» per circa 1 milione e «Petit Rhinocéros III» per circa 800mila dollari.
Anche il tessile e la fiber art continuano a guadagnare spazio nelle collezioni più sofisticate. Da Demisch Danant, diverse opere di Sheila Hicks sono state vendute tra 40mila  e 450mila  dollari, mentre Alison Jacques ha collocato un’altra opera dell’artista per 300mila  dollari. La stessa galleria londinese ha inoltre venduto lavori di Dorothea Tanning per 800mila  dollari, Robert Mapplethorpe per 200mila, Gordon Parks per 225mila e Nicola L. per 170mila .
Importanti risultati anche per le gallerie specializzate nel dopoguerra europeo. Ben Hunter ha venduto quattro opere, tra cui un dipinto figurativo del 2001 di Lucian Freud, un lavoro di Ithell Colquhoun e due sculture di Barbara Hepworth. Osborne Samuel ha collocato «Linear Construction in Space No. 4» (1957) di Naum Gabo a un nuovo collezionista, mentre Yares Art ha venduto due dipinti di Larry Poons per circa 150mila  dollari.
Presenza significativa anche per l’Italia. La Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. ha venduto «Natura morta» (1946) di Giorgio Morandi, «Souvenir du “Déjeuner en fourrure”» (1970) di Meret Oppenheim e «Lampadina» (1960) di Giosetta Fioroni, confermando il continuo interesse internazionale per il modernismo italiano del dopoguerra e per le artiste storiche europee.
Più in generale, ciò che emerge da TEFAF New York 2026 è un mercato meno impulsivo rispetto agli anni post-pandemia ma ancora estremamente liquido per opere rare, impeccabili per provenienza e qualità.

Margherita Panaciciu, 21 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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