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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliDue cavalli, una capra e alcune figure umane incise in momenti diversi sulla stessa pietra. È quanto sta emergendo dagli scavi archeologici condotti nei pressi della valle di Domozhakov, nel distretto di Ust-Abakan, nella Repubblica di Khakassia, nella Siberia meridionale, dove una missione congiunta dell'Istituto di Archeologia ed Etnografia della Sezione Siberiana dell'Accademia Russa delle Scienze e del Centro Federale di Ricerca sul Carbone e la Chimica del Carbone sta indagando tre tumuli funerari appartenenti alla cultura Tagar. La scoperta è significativa soprattutto per ciò che la pietra sembra raccontare della vita successiva del monumento: il kurgan potrebbe essere stato ampliato, trasformato e reinterpretato nel corso del tempo, mentre generazioni differenti continuavano a frequentare lo stesso luogo funerario.
L'area interessata dalle indagini si estende per circa 10mila metri quadrati e comprende tre kurgan Tagar. Le nuove immagini sono state individuate su una delle grandi lastre utilizzate per delimitare un'area di sepoltura. La superficie conserva però interventi differenti. I due cavalli e la capra sono stati realizzati attraverso incisione, mentre le vicine figure antropomorfe risultano ottenute picchiettando la superficie della pietra. Tecnica, orientamento e organizzazione delle immagini non coincidono, inducendo gli archeologi a ipotizzare che non appartengano allo stesso momento. Allo stato attuale delle ricerche, le figure umane vengono considerate le più antiche: rappresentazioni analoghe sono note su stele e lastre angolari associate ad altri monumenti funerari Tagar della regione.
Anche l'orientamento delle immagini fornisce indicazioni sulla possibile storia dell'oggetto. La lastra potrebbe essere stata originariamente collocata verticalmente, forse come elemento di una prima configurazione del recinto funerario. Quando il kurgan venne successivamente ampliato o ricostruito, la pietra sarebbe stata recuperata e inserita in una nuova posizione. È forse in questa seconda fase che furono aggiunti i cavalli e la capra. L'ipotesi dovrà essere verificata con il proseguimento dello scavo, ma rende la scoperta particolarmente interessante: una singola superficie lapidea conserverebbe così almeno due momenti distinti della storia del monumento. Le incisioni equine acquistano inoltre un rilievo specifico perché questo tipo di raffigurazione risulta relativamente raro in Khakassia, pur trovando confronti con le tradizioni figurative associate alla cultura Tagar.
La questione supera quindi il semplice ritrovamento di nuovi petroglifi. Gli scavi di Domozhakov stanno contribuendo a mettere a fuoco la natura stessa dei kurgan Tagar. Questi monumenti funerari erano costituiti da camere realizzate in legno, coperte di pietre e circoscritte da grandi lastre lapidee. Le nuove evidenze suggeriscono che alcuni di essi non fossero necessariamente strutture concepite e concluse in un unico momento. Potevano essere ampliati, modificati e nuovamente frequentati in occasione di successive sepolture o pratiche commemorative. In questa prospettiva il tumulo appare meno come un'architettura funeraria immobile e più come un dispositivo costruito nel tempo, nel quale ogni intervento poteva incorporare elementi precedenti attribuendo loro una nuova funzione.
La cultura Tagar occupò il bacino di Minusinsk e altre aree della Siberia meridionale durante buona parte del primo millennio a.C.; per i monumenti interessati dalle attuali ricerche viene indicato un arco cronologico compreso tra l'VIII e il III secolo a.C. Il bacino di Minusinsk, sviluppato lungo il medio corso dello Yenisei e delimitato dai monti Sayan, costituiva uno dei territori del margine nordorientale del vasto sistema delle steppe eurasiatiche. Migliaia di sepolture e numerosi siti archeologici rendono quella Tagar una delle culture dell'Età del Ferro meglio documentate archeologicamente nella Siberia meridionale. La sua lunga durata attraversa inoltre le trasformazioni del mondo delle steppe tra le fasi pre-scita e scita, rendendo particolarmente importante distinguere cronologia, modificazioni e riusi dei singoli complessi funerari.
Gli archeologi stanno ora procedendo alla rimozione delle coperture lapidee delle tombe per raggiungere le strutture interne delle camere sepolcrali. Saranno le prossime fasi dello scavo a verificare la sequenza proposta e gli stessi ricercatori mantengono prudenza sulla cronologia relativa delle incisioni, che potrebbe essere modificata alla luce di nuove evidenze. È proprio questa possibilità a rendere la lastra di Domozhakov più interessante di una semplice testimonianza dell'iconografia animale dell'Età del Ferro. Se l'interpretazione sarà confermata, uomini e cavalli appartengono a tempi differenti e la pietra diventa una piccola stratigrafia per immagini: prima eretta, poi spostata, nuovamente utilizzata e infine incisa. Un oggetto capace di documentare come una comunità, o comunità successive, tornassero nei luoghi dei morti e continuassero a modificarli, aggiungendo nuove immagini alle tracce lasciate da chi le aveva precedute.
Riccardo Deni
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