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È scomparso la scorsa notte a Lugano Giancarlo Olgiati, avvocato ticinese di fama internazionale, uomo di vasta e profonda cultura che con la moglie Danna (lei italiana, studiosa del Futurismo e delle Avanguardie storiche ma, come lui, appassionata conoscitrice anche dell’arte del nostro tempo) è stato un collezionista di altissimo livello e un generoso mecenate: a lui, con la compagna di vita, si deve infatti l’istituzione della Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, che si apre a Lugano accanto alla sede del LAC, museo e polo culturale (di cui essa è parte) della città dove la coppia ha sempre vissuto e cui ha conferito, a partire dal 2012, 1.200 opere della sua magnifica raccolta privata.
Giancarlo Olgiati era ancora giovanissimo quando si accostò al collezionismo, iniziando con i Nouveaux Réalistes (entrò subito in amicizia con Arman e Yves Klein) allora poco più grandi di lui e, come ci confidava in una lontana intervista uscita nel 2012 su «Il Giornale dell’Arte» e poi ancora in altre successive, fu grazie a loro, «andando a ritroso, in cerca dei loro “padri” che ho conosciuto i futuristi e i dadaisti». Fu allora che conobbe Danna Battaglia, importante gallerista a Milano, che con la galleria Fonte d’Abisso trattava proprio questo ambito collezionistico. L’avrebbe presto sposata e lei sarebbe diventata, come lui ripeteva, la sua «più grande, imprescindibile alleata».
Insieme, hanno dato forma dapprima a una collezione ineguagliabile di maestri del Futurismo (da Boccioni e Balla a Depero, Prampolini e altri ancora, tutti presenti con veri capolavori) e delle altre avanguardie storiche, comprese quelle russe, cui si aggiunsero i nostri grandi artisti successivi (Fontana, Manzoni, Castellani, Bonalumi e poi Burri, Accardi, Dorazio, Consagra, Colla, Scarpitta, Vedova, Uncini, Festa, Schifano, Isgrò e i maestri dell'Arte Povera) da loro posti a confronto con i coevi maestri internazionali con l’obiettivo, sin dall’inizio, «di mettere a fuoco la grandezza dell'arte italiana e di integrarla con il resto del mondo, per valorizzarla e farla conoscere ovunque».
Ma perché tanto amore, in un collezionista svizzero, per l’arte italiana? Perché in realtà, ci diceva Giancarlo Olgiati (rimasto sempre e fino alla fine un libero pensatore anche lui, come il trisavolo che scriveva sul foglio illuminista «Il Caffè»), «gli Olgiati sono milanesi. Il mio trisavolo era direttore della Zecca di Milano al tempo degli Austriaci ma, da libero pensatore, scriveva sul “Caffè” con Verri e Beccaria. Dovette rifugiarsi in Ticino. Il bisnonno tornò però in Italia: era docente di Diritto Penale alla Normale di Pisa. Quindi la mia formazione culturale e il mio sguardo sono anche italiani».
Dopo i nostri maestri del dopoguerra, sempre in presa diretta con la cultura più aggiornata, sono entrati nella collezione Olgiati artisti come i Kabakov, Kiefer, Boltanski, Kapoor, Hatoum, Gormley, Neshat e altri e altri ancora, italiani e stranieri, in una raccolta che è il frutto di una cultura aggiornatissima (e selettiva), formata sempre a quattro mani: «abbiamo acquistato le opere solo quando eravamo entrambi totalmente d'accordo. Se non lo eravamo, semplicemente non le si comprava. Ma è accaduto raramente», dichiaravano entrambi.
Ogni opera è stata acquistata sul mercato primario «in poche gallerie internazionali ìche hanno il diritto di prima scelta e che preferiscono vendere ai collezionisti che sanno che non rimetteranno le opere sul mercato dopo pochi mesi. Noi infatti non ci riconosciamo nel mercato veloce, finanziario-speculativo». E ogni acquisto è dettato da una lunga riflessione e da una selezione severa, guidata dalla loro comune passione per l’astrazione.
Grazie a questo straordinario patrimonio, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati ha proposto nel tempo mostre di altissima qualità: fra le ultime, il «trittico» di rassegne in cui sono stati posti a confronto due maestri diversi e affini al tempo stesso come, nel 2023, Balla e Dorazio; nel 2024 Yves Klein e Arman e l’anno scorso Prampolini e Burri, mentre dal 20 settembre prossimo è prevista la grande mostra «Jannis Kounellis: Io sono un pittore», a cura di Vincenzo De Bellis, che Giancarlo e Danna Olgiati hanno concepito, come sempre, insieme: l’ennesima testimonianza della loro comune passione culturale e della loro complicità umana e intellettuale.
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