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Leggi i suoi articoliAll’età di 88 anni si è spento a Lugano l’avvocato Giancarlo Olgiati, figura di spicco nel panorama culturale ticinese e collezionista di primo piano, che insieme alla moglie Danna ha strutturato una delle raccolte private più dinamiche del territorio elvetico. Figlio di Libero Olgiati, politico di rilievo nella regione, aveva intrapreso fin dagli anni Cinquanta un’esplorazione personale e metodica dell'arte visiva, partendo dal confronto giovanile con l’espressionismo tedesco per poi approdare alla scena d’avanguardia internazionale incontrata nei musei e nelle gallerie di Düsseldorf alla fine del percorso universitario. È lì, nella storica Galleria Schmeila, che Olgiati stringe i primi contatti con figure come Yves Klein e Arman, iniziando a legarsi in modo duraturo ai protagonisti del Nouveau Réalisme e maturando una fascinazione per il Futurismo a partire dalle ascendenze che artisti come lo stesso Arman riconoscevano nell’opera di Giacomo Balla.
L’incontro a Venezia a metà degli anni Ottanta con Danna, gallerista della Fonte d’Abisso e profonda conoscitrice delle avanguardie del primo Novecento, trasforma la passione individuale in un progetto intellettuale condiviso. L’intesa affettiva e curatoriale si traduce nell'acquisizione sistematica di capolavori futuristi, dadaisti e delle avanguardie russe, oltre alla costituzione di una sterminata biblioteca specializzata sul Futurismo che conta oltre 1250 volumi e documenti storici, materia viva su cui negli anni si sono innestati anche diversi progetti espositivi. La decisione di posizionare la raccolta nel contesto elvetico puntando sull’arte italiana ha segnato uno scarto strategico rispetto alla tendenza prevalente nelle istituzioni svizzere dell'epoca, tradizionalmente orientate verso la produzione parigina e, in seguito, newyorchese. Ne è nato un corpus che attraversa il secondo dopoguerra con i grandi maestri dello spazialismo e dell'informale, da Lucio Fontana a Piero Manzoni e Alberto Burri, per poi estendersi in modo capillare ai principali interpreti dell'Arte Povera.
L’impianto della raccolta non si è mai cristallizzato in un periodo storico definito, mantenendo una spinta propulsiva e una curiosità verso le generazioni successive. Dagli anni Novanta la ricerca della coppia si è allargata ai grandi nomi della scena europea come Anselm Kiefer, Antony Gormley e Anish Kapoor, affiancando nei decenni successivi l'astrazione e la riflessione sull'oggetto promossa dagli americani Christopher Wool, Wade Guyton, Mark Grotjahn e Danh Vo. Questa coerenza metodologica, che cuce un secolo di storia dell'arte attorno al filo conduttore della ricerca astratta e concettuale, trova la sua forma pubblica nel 2012, quando i coniugi Olgiati hanno concesso in usufrutto alla città di Lugano una parte consistente del proprio patrimonio. Allestito secondo il modello dello Schaulager negli spazi ipogei adiacenti al MASI, il deposito-museo accoglie oltre 1200 opere che ruotano periodicamente attraverso mostre temporanee e riallestimenti tematici.
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