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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliUna beffa? Una bravata? Un furto su commissione? Uno sfregio? In un momento imprecisato tra l’1 e il 4 ottobre qualcuno, al museo MaXXI aquilano alla mostra «Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila», ha rubato una delle cinque mascherine intitolate «Aryan mask» nelle stanze che espongono numerosi pezzi e installazioni del ciclo «ariano» dell’artista.
Il furto è stato rivelato giovedì 8 ottobre dai media locali, in particolare dal quotidiano «Il Centro». Il museo aveva denunciato la scomparsa di uno dei cinque piccoli pezzi domenica sera. Il valore è stimato intorno ai 10mila euro. Il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e il Nucleo investigativo dei Carabinieri stanno indagando: le autorità sperano di ricavare informazioni utili per risalire al ladro grazie alle riprese delle telecamere di quei giorni, in particolare quelle di videosorveglianza della zona intorno a Palazzo Arghindelli, sede abruzzese della Fondazione MaXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Il museo non ha chiuso (è aperto dal giovedì alla domenica) e la mostra, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, prosegue regolarmente fino al 24 gennaio 2027.
Mauri insegnò dal 1979 al 1999 Estetica della sperimentazione all’Accademia di Belle Arti aquilana. La mascherina, del tipo di quelle usate nei cantieri e con cui abbiamo preso tutti familiarità durante il Covid-19, risale al 1995 e appartiene alla Collezione Fabio Mauri Estate di Roma: era una delle cinque riposte in un ripiano aperto dentro un mobiletto verde antracite, un colore scelto per questa e altre sale dal curatore e dalla curatrice. Ne sono rimaste quattro, impilate una sopra l’altra.
Il titolo «Ayian Mask» inserisce la mascherina nel ciclo che il museo ripropone nei suoi spazi laddove Mauri indaga sul concetto di «razza ariana», riflette sul nazismo, sui meccanismi del consenso di massa e delle élite, sul razzismo. E tali riflessioni in queste sale risultano tanto più perturbanti oggi, quando c’è chi parla apertamente di cittadini italiani solo se di razza bianca e quando in Germania l’elogio del nazismo non è più un tabù.
«Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila» è promossa dal Comune dell’Aquila, l’ha realizzata il MaXXI e fa parte delle iniziative per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Il mobiletto con le quattro «Aryan masks» di Fabio Mauri rimaste nella mostra al Museo MaXXI L’Aquila «Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila». Foto Stefano Miliani
Le quattro «Aryan masks» di Fabio Mauri rimaste nella mostra al Museo MaXXI L’Aquila «Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila». Foto Stefano Miliani
Stefano Miliani
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