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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliÈ morto il 7 ottobre, ad appena 60 anni di età, Daniele Kihlgren, colui che, negli anni ’90, con lungimiranza restaurò con cura e accortezza il piccolo borgo di Santo Stefano di Sessanio nell’Aquilano, per trasformarlo in un riuscito caso di albergo diffuso denominato «Sextantio». In Abruzzo la sua scomparsa ha lasciato un dolore profondo.
Come informa la società «Sextantio albergo diffuso» in un messaggio diramato su Facebook, Kihlgren se n’è andato «in seguito a complicanze per una polmonite bilaterale acuta» all’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma dove viene allestita la camera mortuaria domani, venerdì 9, dalle 10 alle 12. Il feretro sarà esposto nel pomeriggio di domani dalle 15 nella chiesa delle Anime Sante a Santo Stefano di Sessanio, i funerali si terranno lunedì dalle 11 a Milano nella Basilica di San Babila. Daniele Kihlgren riposerà nella cappella di famiglia a Lovere (Bg), sul Lago d’Iseo.
Milanese, l’imprenditore era figlio di padre svedese e madre di Pescara. Laureato in filosofia, con una specializzazione in epistemologia delle scienze umane e ricerche successive in terapia della famiglia presso l’ospedale Niguarda di Milano, negli anni ’90, viaggiando in moto in Abruzzo, arrivò casualmente nel paese di Santo Stefano di Sessanio, allora in via di abbandono e in rovina. E vide qualcosa che allora ben pochi avrebbero saputo immaginare.
Kihlgren decise di restaurare il paese d’impronta medievale, dove hanno lasciato il segno anche i Medici, e nel 1999 acquistò i primi edifici. Non era una speculazione. Al contrario. Volle un restauro che fosse filologicamente corretto, usando materiali e pietre del posto, rispettando totalmente i volumi delle case, mantenendo l’aspetto storico e inserendo le innovazioni tecniche, come il riscaldamento a pavimento, in modo che non fossero visibili. L’esito è un paese integro, rinato invece di essere spopolato, un hotel di lusso tra i monti dell’Appennino, un luogo apprezzato dai turisti di tutto il mondo.
Kihlgren ha guardato oltre l’Abruzzo che tanto amava. Con le Grotte della Civita trasformò alcune delle antiche grotte di Matera in luoghi per turisti. In Congo sostenne la costruzione di un ospedale pediatrico, e in Ruanda avviò progetti che seguiva di persona: nell’isola di Nkombo nel lago Kivu proprio in Ruanda istituì un progetto di cooperazione per preservare le tradizioni locali anche a favore del turismo i cui guadagni, ed è un fattore decisivo, dovevano essere a sostegno diretto degli abitanti del posto.
Delle sue vicende e della sua vita l’imprenditore dal pensiero audace e lungimirante ha scritto in I tormenti del giovane Kihlgren, romanzo-autobiografia pubblicato da Baldini e Castoldi uscito nella versione definitiva nel novembre del 2025. Uomo che non seguiva le norme del conformismo, in quelle pagine non ebbe timore a raccontare tra l’altro di aver contratto da giovane l’Hiv.
Veduta del borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio (Aq). Foto Stefano Miliani
Veduta del borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio (Aq). Foto Stefano Miliani
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