Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliImmaginiamo di non distinguere i colori e di guardare la mappa della metropolitana di Londra, Parigi o Tokyo: ci sentiremmo persi. Ha affrontato ostacoli simili Neil Harbisson (Belfast, 1982), artista catalano-britannico che vedeva solo scale di grigi: nel 2004 si è fatto impiantare un’antenna nel cranio che, tramite un algoritmo, converte i colori in frequenze sonore e quindi in suoni. Artista riconosciuto come «cyborg» dal Regno Unito, Harbisson lunedì 28 settembre tiene una masterclass alle 10 nell’Auditorium San Micheletto di Lucca per l’11mo festival su video e multimedialità «Over the Real», nella città toscana e a Pietrasanta dal 26 settembre al 4 ottobre, diretto da Maurizio Marco Tozzi. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Mr. Harbisson, che suoni sente guardando un cielo azzurro o grigio o un prato verde?
Sento i colori come note musicali. Il cielo è un Do diesis, l’erba è un La, il grigio è silenzioso. Ogni colore ha una sua frequenza e, dopo oltre vent’anni, non mi serve tradurre mentalmente il suono in colore; lo percepisco direttamente come un colore. Riesco anche a sentire colori invisibili all’occhio umano come l’ultravioletto e l’infrarosso. Perciò l’antenna è diventata parte del mio sistema sensoriale: non ha cambiato solo che cosa percepisco ma anche che cosa considero essere la realtà.
Che tipo di arte crea?
Le mie opere visive sono create per essere ascoltate, non viste. Traduco i colori in suoni e colloco il suono su una tela la quale diventa una partitura per i colori. L’immagine visiva c’è, ma l’esperienza dell’opera d’arte passa attraverso il suono. Di conseguenza creo dipinti che vengono ascoltati più che visti. Ritengo inoltre che creare nuovi sensi sia una pratica artistica. L’arte ha sempre cercato di farci percepire la realtà in maniera diversa; io uso la tecnologia per creare nuovi modi di percepirla.
Qual è la differenza tra il guardare, per dire, un dipinto di Andy Warhol o un Velázquez?
Percepisco i dipinti attraverso le loro frequenze. I colori di Warhol sono altamente saturi quindi, per me, sono rumorosi. Velázquez usa colori molto meno saturi e i suoi dipinti sono più tranquilli. Vedo i pittori come dei compositori: la saturazione è come il volume, i colori come le note. Warhol era un compositore di musica ad alto volume, mentre Velázquez lavorava con suoni più quieti e dinamiche più delicate. Inoltre il poter percepire l’ultravioletto e l’infrarosso significa che, nelle opere d’arte, posso percepire anche informazioni invisibili all’occhio umano.
Una volta ha detto che questa tecnologia potrebbe aiutare il pianeta e noi. Come?
I nostri sensi definiscono la realtà in cui viviamo. Da umani percepiamo solo una parte molto piccola della realtà e dimentichiamo spesso che intorno c’è molto altro. La tecnologia può espandere i nostri sensi e rivelare realtà nascoste. Se potessimo percepire in misura maggiore il nostro ambiente, di sicuro svilupperemmo un rapporto diverso. Diventare un cyborg non è fuggire dalla natura quanto diventarne più consapevole.
Nel 2010 la danzatrice Moon Ribas e lei avete creato la Cyborg Foundation, tra l’altro per difendere i diritti dei cyborg. Quali diritti?
Il diritto di modificare il nostro corpo, di potenziare i sensi e creare organi nuovi. Difendiamo anche la creazione di sensi quale atto artistico perché l’arte consiste nel cambiare la percezione delle cose. Un artista crea un dipinto, una scultura, un suono o un ambiente che ci fa percepire qualcosa in modo diverso. Ora possiamo creare un organo in grado di fare la stessa cosa dentro il corpo. Invece di un’opera d’arte da guardare, possiamo crearne una che diventa parte del modo con cui sperimentiamo il mondo.
Neil Harbisson, «Mozart. Queen of the night»
Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Il direttore dell’Ufficio nazionale beni culturali della Cei-Conferenza episcopale italiana, don Luca Franceschini, illustra il ruolo delle chiese prima e dopo il terremoto del 2016
In attesa del Festival del giornalismo culturale di Urbino, che si terrà dall’8 all’11 ottobre, una riflessione con gli esperti sul futuro dello spazio urbano: meno superfici impermeabili, più suolo libero e una progettazione capace di restituire equilibrio ecologico ai nostri centri urbani
L’artista ghanese multidisciplinare pratica la performance («Marina Abramovic è il mio unico riferimento»), crea installazioni, è fotografa, si è formata come fashion designer e considera la moda un’estensione delle sue performance
In corso un complesso intervento da 18 milioni di euro. Ultimato il recupero del verde, si passerà al restauro dell’edificio settecentesco e delle sue decorazioni

