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Una veduta della Basilica di San Benedetto a Norcia, 26 aprile 2018

Foto Stefano Miliani

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Una veduta della Basilica di San Benedetto a Norcia, 26 aprile 2018

Foto Stefano Miliani

Fotostoria dell’Umbria a 10 anni dal sisma del 2016-17

Il 30 ottobre 2016 la più forte scossa mai registrata in Italia dopo il terremoto dell’Irpinia nel 1980 si è irradiata da Norcia provocando devastazione in tutta la Valnerina

Dopo la fotostoria dai luoghi del Sud delle Marche più feriti dal sisma del 2016-17, iniziato il 24 agosto con epicentro nell’alto Lazio tra Amatrice ed Accumoli, vi proponiamo ora 20 scatti dalla Valnerina. Il territorio in provincia di Perugia, nell’Umbria meridionale, registrò i colpi più pesanti dopo la scossa del 26 ottobre (di magnitudo 5.9 con epicentro nella zona di Visso nel maceratese) e in special modo dopo quella alle 7.40 del 30 ottobre, con epicentro nell’area di Norcia (Pg) e di magnitudo 6.5: è stato il terremoto italiano più potente dopo l’Irpinia nel 1980.

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La Chiesa della Madonna Bianca di Ancarano, presso Sant’Angelo, frazione di Norcia (Pg), in una fotografia dell’11 ottobre 2023. Come ci informa l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, l’edificio, fondato nel Duecento e ampiamente rimaneggiato nei secoli, registrò danni diffusi, in particolare nel porticato cinquecentesco, nelle mura interne e nel tetto per lo più perché crollò la porzione sommitale del campanile. Un primo progetto di restauro era in capo alla ex Soprintendenza speciale per il sisma 2016. Il 12 febbraio scorso una Conferenza dei servizi ha approvato il progetto definitivo e lo ha affidato alla Diocesi. Iniziati il 15 luglio, i lavori devono terminare entro un paio di anni. Stanziati quasi tre milioni dal Commissario straordinario per il sisma 2016.

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Proteso sulla vallata, Campi vecchio o Campi alto (frazione di Norcia, Pg) fotografato il 19 settembre 2021. Il paese è rimasto con le macerie per scelta degli abitanti: hanno voluto che restassero in loco per usare quanto più possibile i medesimi materiali nel ricostruire. Come spiega a «Il Giornale dell’Arte» Antonio Duca, il Consorzio «RicostruiAmo Campi» da lui presieduto «si occupa della ricostruzione privata e della parte pubblica dei sottoservizi». L’operazione è partita nella primavera del 2025 con un gruppo di progettazione e un’impresa unica per l’intero abitato. «Il filo conduttore è la sostenibilità con il riuso dei materiali per gli aspetti sia architettonici sia strutturali. Oggi il 90% delle macerie è stato rimosso. Abbiamo diviso l’abitato in cinque lotti, stiamo avviando la progettazione dei muri di sostegno e dei sottoservizi nell’abitato e quella per gli aggregati». Tempi? «Condividiamo il cronoprogramma con l’Ufficio speciale ricostruzione Umbria. Apprezzerei che i lavori fossero completati in cinque anni».

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La trecentesca chiesa di Sant’Andrea di Campi Alto (Norcia, Pg) fotografata l’11 ottobre 2023. La bella loggia cinquecentesca è interamente crollata. Il programma del Consorzio «RicostruiAmo Campi» include di ricostruire gli edifici ecclesiastici d’intesa con l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Ci spiega ancora il presidente Antonio Duca: «Le macerie esterne da Sant’Andrea sono state rimosse, si sta progettando la rimozione di quelle interne. Per Santa Maria di Piazza, che è in un aggregato ed è quasi interamente crollata, sta per avviarsi la rimozione, la cernita, il recupero e la catalogazione delle pietre, dei pezzi di affresco, degli elementi lapidei. Lunghe e minuziose, le due operazioni vanno eseguite quasi integralmente a mano».  

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Il progetto per il restauro di San Salvatore di Campi, chiesa isolata vicino al cimitero e alla strada nella valle sotto Campi Alto, è stato approvato nel novembre 2024: i lavori sono stati appaltati e devono iniziare. Pesantissimi i crolli, compreso il tetto. Verranno ricostruiti la facciata (con i due portoni e i rispettivi rosoni ricomposti), il campanile e la novecentesca copertura lignea; verrà inoltre ricomposta l’iconostasi affrescata nel secondo ’400 in gran parte dagli artisti Sparapane. San Salvatore di campi in realtà comprende da due edifici: la pieve, citata nel 1115, e la chiesa, eretta nel XIII secolo e ampliata nel Tre e Quattrocento. La foto dell’interno risale al 26 aprile 2018. La struttura del Commissario straordinario ricostruzione sisma 2016 ha previsto due interventi: uno da cinque milioni e l’altro da un milione e 270mila euro.

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Castelluccio di Norcia (Pg), qui in una foto del 26 aprile 2018. Nel 2016 ha avuto case e strutture annientate. Affinché il paese resista a futuri terremoti è stato ideato e avviato un progetto di alta tecnologia: prevede una piastra a gradoni nel colle con isolatori sismici in grado di rallentare e attenuare le oscillazioni che arriveranno all’abitato e di isolarlo. Il progetto impegna progettisti pubblici e privati, rispetterà l’ortografia del terreno e lo studio specifico della piastra dovrebbe essere inviato alla Conferenza dei servizi entro questo 30 ottobre. L’Ufficio speciale ricostruzione Umbria riferisce che a settembre 2026 è iniziato lo scavo dell’area di sedime su cui verrà costruita la piastra e che la piastra verrà realizzata nel 2027.   

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Scorcio di Castelluccio di Norcia (Pg) datato 11 settembre 2024. Con più cantieri privati aperti e qualcuno concluso, a settembre 2026 «sono a buon punto le opere fuori del Cassero, con la realizzazione dei muri di sostegno e del cunicolo dei sottoservizi che servono per restituire le aree ai committenti privati e fargli concludere i loro interventi di ricostruzione / riparazione», ci scrive l’Ufficio speciale ricostruzione Umbria. Del paese incantavano il profilo urbanistico insieme alla vista amplissima sulla valle e verso il Monte Vettore. La qualità architettonica delle singole case degli ultimi decenni non era eccelsa: la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria ha raccomandato di usare materiali esteticamente adeguati senza tornare ai precedenti intonaci in cemento o agli infissi in alluminio, tanto per capirci. Ha ricevuto la luce verde la progettazione per gli aggregati edilizi privati e per i due siti di culto, la Chiesa di Santa Maria Assunta e l’Oratorio del Santissimo Sacramento.

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Il Corso di Norcia (Pg) al 26 aprile 2018. Come ha ricordato il geologo e divulgatore Mario Tozzi il 24 agosto scorso a «Fanpage.it», il paese nursino «è l’esempio di come si dovrebbe fare: ricostruita a regola d’arte dopo il terremoto del ’97, nel 2016 non ha registrato nemmeno un morto e nemmeno un ferito, mentre pochi chilometri a sud-est, per un terremoto di magnitudo molto più leggera e molto meno devastante, ci sono state 299 vittime». Ciononostante, la città umbra ha sofferto duramente gli effetti del sisma. Le case, dopo il 30 ottobre, erano inagibili. Nel 2026 il paese ha ancora abitanti nelle casette d’emergenza prefabbricate dette «Soluzioni abitative in emergenza - Sae» e negozi in strutture fuori da Porta ascolana. Molto è stato fatto anche se, come usa dire, in tutto il territorio resta tanto da fare.  

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Per un confronto con la foto precedente, questo scatto documenta il Corso di Norcia il 25 agosto 2025 con cittadini e turisti a passeggio e, sullo sfondo, la Porta romana restaurata. Il centro è in buona parte abitato ed è frequentato dal turismo nei momenti cruciali della stagione. In primavera il Comune ha riaperto, restaurati, due luoghi centrali: il Teatro Civico del 1876 (già ristrutturato dopo un incendio nei primi anni ’50) e lo storico Palazzo Comunale in piazza San Benedetto, frutto di interventi di più epoche dal Medioevo al secondo ’800.

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In apparenza la Castellina di Norcia, sede del Museo Civico Diocesano, aveva sostenuto egregiamente le scosse. Benché l’esterno della fortezza con quattro bastioni progettata nel 1554 da Jacopo Barozzi da Vignola sia rimasto integro, la scossa del 30 ottobre 2016 ha provocato lesioni profonde tra cui la caduta di volte e di un campanile a vela. Qui la vediamo al 21 settembre 2022. La Castellina è in restauro, avvolta dai ponteggi: i lavori dovrebbero chiudersi entro giugno 2027. Si vedrà un museo ampiamente rinnovato. I progetti sono già stati redatti: quello museologico è del professore di storia dell’arte medievale dell’Università di Perugia Mirko Santanicchia, quello museografico è dell’architetto Antonio Cortese, la Soprintendenza umbra firma la parte archeologica con la supervisione di Sara Polvere, la società Erasmus Innovation di Roma cura il capitolo multimediale.

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La Basilica di San Benedetto a Norcia (Pg) fotografata il 4 novembre 2016, con i vigili del fuoco in azione nell’omonima piazza. Insieme alla Torre civica di Amatrice rimasta in piedi intorno alla città rasa al suolo, dopo il 30 ottobre la facciata tardogotica della chiesa che sembrava appesa nel nulla è diventata il simbolo del terremoto nel centro Italia e una ferita lacerante per i nursini. Il crollo della torre campanaria, già ricostruita nel ’700, aveva rovinato sulle volte sul lato destro. Sommersa dai detriti la cripta romanica. Sul lato destro il Portico delle Misure, cinquecentesco, era andato per lo più distrutto. L’80% della Basilica era in pezzi. La Basilica benedettina, dall’aspetto esterno medievale, eretta a fine ’300, era stata largamente rimaneggiata nel ’700 e nell’800, in special modo in seguito a terremoti e aveva un interno settecentesco. Fioccarono polemiche per una presunta mancata messa in sicurezza di questa e altre chiese di Norcia dopo il 24 agosto, ma un’inchiesta è sfociata in un nulla di fatto. Tra il materiale e le opere recuperate, nel monumento ricostruito sono state impiegate cinquemila pietre salvate e catalogate una a una.

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Come appariva lo scheletro di San Benedetto a Norcia il 26 aprile 2018. Per ragioni tecniche e problemi di un’impresa, le ultime macerie furono rimosse nel dicembre 2017. La ricostruzione effettiva è iniziata nel settembre 2022, con quattro milioni stanziati dai fondi speciali del Commissario straordinario sisma 2016, sei dai fondi di investimento europei Por Fesr della Regione Umbria, cinque come sponsorizzazione tecnica dell’Eni per un totale di 15 milioni. L’interrogativo era quale forma restituire al monumento. Valeva inserire nell’antico un vocabolario formale a noi contemporaneo, come aveva suggerito monsignor Renato Boccardo arcivescovo dell’Archidiocesi Spoleto-Norcia? Oppure seguire la formula «com’era-dov’era», come chiedeva a gran voce, tra altri, la popolazione? Nell’ottobre 2018 una commissione ministeriale presieduta da Antonio Paolucci scelse la seconda opzione.  

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La facciata della Basilica di San Benedetto a Norcia (Pg) come appariva il giorno dell’inaugurazione, il 30 ottobre 2025, con la ricostruzione completata un paio di mesi in anticipo rispetto alle previsioni iniziali che avevano previsto Natale 2025. La riapertura al culto e ai turisti della chiesa ha infuso fiducia, gioia e speranza negli abitanti del territorio. Ha assolto il compito di ricostruirla la Soprintendenza speciale per il sisma del 2016 che era guidata dall’ingegner Paolo Iannelli, ha diretto i lavori l’architetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria Vanessa Squadroni insieme all’ingegnere dell’impresa CoBar - Costruzioni Barozzi Massimo Falcicchio, hanno partecipato all’operazione il Commissario straordinario per il sisma 2016, la Regione Umbria, l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, l’Eni, affiancati dal Comune. Un felice esempio di un compito assolto coralmente dalle istituzioni.

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Piazza San Benedetto a Norcia (Pg) il 31 agosto 2026. A sinistra, dietro la statua del santo, si vede il Palazzo Comunale che ha riaperto nel maggio 2026 con la torre restaurata e qualche ponteggio che insiste sulla loggia. La sala del consiglio con i suoi stalli lignei cinquecenteschi ha ripreso le sue funzioni. Fino al 30 ottobre l’aula antistante ospita l’apprezzata mostra del fotografo nursino Lorenzo Attili «Trettechènno» con 36 immagini (più un video) di luoghi vissuti e di persone del territorio impegnate in vari mestieri a dieci anni dal sisma. Quanto alla Basilica, con le nuove superfici necessariamente prive della patina del tempo e con un diverso soffitto della navata, è nelle parti strutturali interne e invisibili, come l’anima delle colonne, che il processo ricostruttivo si è dimostrato più innovativo e tecnologicamente avanzato per rendere il monumento assai più resistente ai terremoti. 

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L’ex Chiesa di San Francesco nel centro di Norcia (Pg) l’11 ottobre 2023. Già convento e chiesa di origini trecentesche, era un polo culturale con auditorium, biblioteca, archivio comunale e sala convegni quando, il 30 ottobre, è in gran parte venuto giù. Nella parete absidale della ex chiesa la monumentale pala d’altare con predella del 1539-41 di Jacopo Siculo «L’incoronazione della Vergine» resistette grazie al telaio in ferro con bracci infissi nel muro. Il 5 novembre 2016 i vigili del fuoco, con i consigli sul posto dell’allora soprintendente umbra Marica Mercalli e dei tecnici, «imbracarono» l’opera alta più di sei metri e mezzo e la sollevarono con una gru per depositarla nell’antistante Piazza Garibaldi. Da lì fu portata nel deposito del Santo Chiodo presso Spoleto. Già restaurata, verrà esposta nel museo della Castellina. Come riferisce un’Ansa del 12 settembre 2026, l’Ufficio speciale ricostruzione Umbria (Usr Umbria) coordinato dall’ingegnere Gianluca Fagotti ha aggiudicato i lavori di ripristino, miglioramento sismico e restauro del complesso francescano, che appartiene all’Azienda pubblica di servizi: la data per la consegna dei lavori ci risulta sia in via di definizione, l’investimento è di sette milioni 430mila euro finanziati attraverso il Fondo per la ricostruzione delle aree terremotate.

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La foto risale all’11 ottobre 2023. Dal settembre 2024 il Duomo di Norcia, o Concattedrale di Santa Maria Argentea, è in pieno restauro. Il progetto intende ricomporre filologicamente l’edificio e reintegrare le parti mancanti con il materiale recuperato. Costruita tra il 1560 e il 1574, rimaneggiata dopo i terremoti del 1703, del 1730 e del 1859, restaurata dopo quello del 1997, il 30 ottobre 2016 la chiesa ha subito danni gravi, tra cui il ribaltamento della facciata e il crollo della copertura. Inoltre, come spiega al nostro giornale l’architetto Giancarlo Battista del gruppo di progettazione Studio Battista Associati a lavoro per conto della Archidiocesi di Spoleto-Norcia, lo smontaggio dei ponteggi e dei puntellamenti installati per la messa in sicurezza ha mostrato nel dettaglio come le partiture murarie abbiano scarsa consistenza. La Concattredale riapirà al culto nel 2027, è improbabile prima dell’estate.

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L’abbazia di Sant’Eutizio nel comune di Preci (Pg) vista dall’alto l’11 ottobre 2023 con la rupe franata sul complesso benedettino. Come segnala l’ingegner Giampaolo Capaldini, capoprogettista dello studio Capaldini incaricato dell’intervento, il cantiere è composto da tre subcantieri: il restauro della chiesa romanica dovrebbe finire nella primavera 2027, quello del monastero entro un paio di anni, la ricostruzione della rupe con il campanile è iniziata da un anno e richiederà ancora tempo.  Globalmente il complesso dovrebbe essere ultimato entro tre anni circa. Con la chiesa costruita nel 1190, l’operazione a Sant’Eutizio è audace e innovativa perché recupera il costone che nel 2016 si sgretolò franando sul complesso e distruggendo, ad esempio, la facciata. La quale è stata ricostruita con i conci di pietra originari ricollocati nella loro posizione e, dal dicembre 2025, ha il suo rosone ricomposto che era finito in più di 400 pezzi. Con i lavori, iniziati nel 2022, sono emersi brani di affresco medievali. Ogni intervento utilizza avanzate tecnologie antisismiche, 22,5 i milioni di euro stanziati dal Commissario straordinario sisma 2016.

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Uno scorcio di San Pellegrino, frazione a pochi chilometri da Norcia lungo la strada verso sud, il 26 agosto 2025: con un paio di cantieri privati in attività si percepiva nel silenzio un senso di desolazione, il luogo sembrava come cristallizzato con la Chiesa di San Pellegrino rivestita dai ponteggi della messa in sicurezza. Il 31 luglio 2025 l’Ufficio speciale ricostruzione Umbria ha annunciato il via libera della Conferenza dei servizi al progetto per realizzare le opere di urbanizzazione (come la viabilità) e dei sottoservizi per complessivi 7,2 milioni di euro previsti dal Commissario straordinario sisma 2016. L’Usr umbro scrive alla nostra testata che ha approvato il progetto esecutivo il 29 settembre 2026, ha avviato le procedure ed entro la fine di ottobre sarà individuata l’impresa cui affidare i lavori. Il 20 agosto scorso l’agenzia Ansa registrava come San Pellegrino fosse «ancora un paese sospeso tra le casette Sae (le “soluzioni abitative in emergenza”, Ndr) e una ricostruzione che procede “a chiazze di leopardo”» con qualche cantiere avviato nel centro e una dozzina di case recuperate fuori dal perimetro storico.

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Scaffali con manufatti e opere d’arte messe in salvo dai siti umbri colpiti nel deposito di opere d’arte terremotate nella località del Santo Chiodo presso Spoleto (Pg) fotografati il 30 maggio 2017. Ideato dopo il sisma del 1997 e aperto nel 2008, il centro antisismico della soprintendenza umbra secondo vari critici era uno spazio inutilizzato. Invece doveva restare vuoto per le emergenze com’è accaduto dai primi di novembre 2016, quando il centro attrezzato del Ministero della cultura, antisismico, dotato di sofisticati sistemi di allarme e protezione, dall’esterno anonimo, iniziò ad accogliere il flusso di opere d’arte e suppellettili dalla Valnerina. Custodisce circa settemila pezzi. Il direttore del deposito, lo storico dell’arte della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria Giovanni Luca Delogu, ricorda come questo centro operativo abbia in attività un laboratorio per la messa in sicurezza (non restauri) dei manufatti con ditte private incaricate dall’Opificio delle pietre dure di Firenze. L’obiettivo è riconsegnare ogni pezzo ai siti di provenienza appena saranno riaperti e agibili.  

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Una sala del Museo diocesano di Spoleto al 25 agosto 2025 con la mostra «Segni di speranza dai luoghi del sisma». Dislocata anche nella Basilica di Sant’Eufemia e nella Rocca Albornoz (in cui erano esposti dipinti e sculture da Norcia), dal 18 giugno al 21 settembre 2025 l’esposizione ha proposto opere restaurate dopo il terremoto. Hanno curato la rassegna Costantino D’Orazio, allora direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, Giovanni Luca Delogu, storico dell’arte della Soprintendenza umbra, la direttrice della Rocca Paola Mercurelli Salari, Andrea Rutili incaricato dei Beni culturali ecclesiastici dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Con una cinquantina di pezzi tra dipinti, sculture e oggetti devozionali, «Segni di speranza dai luoghi del sisma» ha fornito un suggestivo sguardo d’insieme sull’arte della Valnerina dal Medioevo alla fine del ’500.

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L’interno di Santa Maria Assunta fotografato il 24 ottobre 2024 nel piccolo e raccolto paese di Vallo di Nera (Pg), caratterizzato da un nucleo fortificato duecentesco chiuso alle auto, insignito della Bandiera arancione come uno dei borghi italiani più belli. Danneggiata, ma non devastata, dal terremoto del 30 ottobre 2016, Santa Maria Assunta è stata una delle prime chiese a riaprire a restauro concluso il 6 ottobre 2019. Citata nel 1176, la chiesa francescana risale al XIII secolo, ha cicli giotteschi del XIV secolo, tra i quali la «Processione dei Bianchi» affrescata da Cola di Pietro da Camerino nel 1401, pitture murali del ’400, dipinti del ’600. Benefattori privati hanno finanziato i restauri pittorici: i club di auto e moto d’epoca Orobico di Brusaporto (Bg), Scuderia Tazio Nuvolari (Mn), Martesana Mutur Classic di Cernusco sul Naviglio (Mi), la storica dell’arte Rosa D’Amico di Bologna.

Stefano Miliani, 09 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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Fotostoria dell’Umbria a 10 anni dal sisma del 2016-17 | Stefano Miliani

Fotostoria dell’Umbria a 10 anni dal sisma del 2016-17 | Stefano Miliani